lunedì 13 febbraio 2017

You, Them (2)


Apre gli occhi, non ci riesce, li richiude. L'ultima persona che ricorda Xander, il suo torace enorme, il suo viso sfigurato dall'ustione. Si cerca con le mani il petto, ma sotto i polpastrelli sente soltanto una fanghiglia umida di sangue addensato, di carne sciolta. Le fa così male che sviene di nuovo, poi si risveglia. Continua lo stesso iter per un tempo infinito, finché l'anestesia non la butta definitivamente giù.

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REPERTO B

Una volta l'ha tradito anche lei, ma per vendetta. L'Hollywood Snitch aveva pubblicato delle foto telescopiche di lui su uno yacht con un'altra, stesi al sole in atteggiamenti poco fraintendibili. Non che non glielo avessero detto: i tour europei funzionano così, e per lui era il primo. Lei non ci aveva creduto, illogicamente sicura della loro relazione. Aveva passato due giorni a ignorare le sue chiamate e a studiare con maniacale attenzione se il modo in cui lui le teneva i fianchi, le accarezzava i capelli, le stava tra le cosce somigliasse al modo in cui teneva i fianchi, accarezzava i capelli o stava nelle cosce a lei. Con ancora maggiore cura aveva cercato di valutare quanti centimetri di altezza avesse più di lei, quanti chili di meno, se il seno fosse vero o rifatto, se i capelli rossi fossero tinti o genetici. Aveva pianto di rabbia e di umiliazione tanto da preoccupare addirittura i suoi genitori disattenti.

Il terzo giorno si alzò e aspettò la sera. Si truccò, si mise dei tacchi alti e nell'uscire con il primo nome dei suoi contatti non si preoccupò neanche di evitare i paparazzi: anzi, passò loro attraverso. Ad oggi, il ricordo dei due giorni successivi rimane confuso. Il primo contatto della sua lista, cancellato. Quel senso di umiliazione arrabbiata, invece, ha trovato nuove forme e nuove origini. Concime diverso. Ma non smette ancora di avvelenarla.

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Il primo ad arrivare in ospedale è il suo nuovo emergency contact: Michael Clarke, l'editor di Hyperboreans. Mel da quando lei l'ha ritrovato a Philadelphia. Lui fa tutte le cose giuste: arriva il prima possibile, parla con i medici, corre dietro alla sua barella, aspetta. Non è così grave, gli dicono, ma quando l'ustione sarà del tutto curata richiederà un'operazione chirurgica per ricostruire ciò che è stato rovinato. Mel fa tutte le cose giuste: si volta dall'altra parte quando le fasciano il petto bruciato, si trascina le dita nei capelli e si strofina i palmi sul volto, le sfiora le dita senza avere il coraggio di prenderle, le parla come se potesse sentirlo. Ma Mel è acqua e non sa stare mai nello stesso posto, scivola tra le fessure, ciò che un attimo lo contiene è vuoto il momento successivo. Fa quindi tutte le cose giuste, tranne una: chiama il numero rapido 2 sul cellulare di lei.

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Gli incubi la accompagnano per tutto il tempo, o almeno così pensa quando scivola in una veglia raggiunta con le palpebre pesanti e tutti i pensieri confusi in testa. Non appena mette a fuoco il profilo di chi le è affianco, chiude di nuovo gli occhi e singhiozza un'unica volta. Marc singhiozza a sua volta, seduto su una sedia con i piedi poggiati in fondo al letto e le braccia conserte. Sembra un adolescente offeso, addolorato.

"Sei ancora, sei sempre la stronza che mi ha spezzato il cuore", le chiarisce mortalmente serio. "Ma a quanto pare il mondo sta per finire, e nemmeno due come noi meritano di crepare da soli."

Lei ride, le lacrime le scivolano lungo le tempie.

"Sai di cosa ho paura?", gli chiede. Marc scuote il capo.
"Ho paura", continua lei, "che il giorno arriverà, e poi passerà. Noi saremo le stesse persone, e non una singola cosa cambierà. Sarà tutto identico."

Deglutisce, la gola le fa male.

"Ho paura", rinizia, la voce le si spezza in gola. "-- Che il mondo non finirà. Che saremo tutti condannati a vivere. E' di questo che ho paura."