martedì 7 marzo 2017

California Bride


Suo padre è il più facile.

- Hai letto il mio libro?
- Certo che sì, è sul mio comodino. Se sempre così brava. Questa settimana lo finisco. Di che parla?
- Non l'avevi già iniziato?
- Certo, certo, intendo come finisce. Vado a pensare in spiaggia dieci minuti, se tua madre mi cerca dimmi che non mi hai visto.
- Mia madre...?
- Bea, intendo Bea. Ci vediamo dopo, baby girl.

E se ne va.

- - -

La discussione con sua madre avviene il giorno prima. Va lei a prenderla in macchina all'aeroporto. E' dietro il volante in un'utilitaria senza autista: già questo dovrebbe farle squillare qualche allarme dietro la nuca, e lo fa. Carica la propria valigia in macchina, ignorando i paparazzi che seguono Rachel Carson ovunque. Non le chiede nemmeno se è stato un buon viaggio. Rimangono in macchina in silenzio, finché non è lei a decidere che è ora di parlare.

- E' la tragedia di ogni genitore adottivo. Dai un figlio ogni cosa, ma non è mai abbastanza. Ogni volta che qualcosa andrà male, nella sua testa starai competendo contro l'immagine idealizzata dei suoi genitori naturali. E non importa quanto fossero terribili, inadatti, infelici: vinceranno sempre loro.

Mare rimane in silenzio, si guarda le ginocchia.

- Certo, la maggior parte delle persone non deve poi vedere il proprio dolore romanzato, e il suo personaggio incattivito perché possa essere un buon villain in un libro.
- Non è quello che ho scritto.
- Non lo è? Tutto ciò di cui i giornali hanno parlato negli ultimi due giorni è di quanto Sally Sherman e Rachel Carson siano stati genitori inadeguati.
- Non sono giornali, sono tabloid.
- E se posso capirlo per tuo padre, io ho fatto tutto ciò che ho potuto, Mirabe. Sono stata lontana dall'essere perfetta, ma vi ho dato una casa, vi ho pagato un'istruzione eccellente, vi ho permesso di esplorare ogni cosa che voleste fare, comprese quelle che non capivo. A nessuno è concessa una vita perfetta, Mirabe. Ma se una vita perfetta esiste, la tua ci si è sicuramente avvicinata.

Mare non risponde. Punta un gomito contro il finestrino e si sfiora la fronte con le dita. Guarda la strada scorrere per un lasso di tempo che sembra infinito.

- Hai fatto tutto quello che hai potuto. Non ho più l'età per avercela con te per non essere una persona diversa da chi sei, mamma. 
- Ce l'hai con me perché sono un'umana.

La voce di Rachel trema di rabbia.

- Perché pensi che io non possa capirti. Non ho bisogno di leggerlo in un libro per sapere chi sei. Anche se vuoi creare una Nazione tua pur di tenermi lontana... sei mia figlia.

Mare le guarda il profilo. Sono anni che non la vede con gli occhi genuinamente lucidi.

- Sei mia figlia. 

- - -

Forse chiede ad Emma di venire con lei in spiaggia perché non vuole saperla sola, forse perché vuole mostrarle chi è veramente (una persona con un paio d'ali). Forse vuole dimostrare a se stessa che può fidarsi di un'umana al punto di usare i propri poteri di fronte a lei senza temere di essere denunciata all'SCF. Tish, più tardi, le dirà che Emma le piace, mentre Little Rob, l'agente di suo padre che la conosce fin da bambina, le dirà che non si è perso l'acume di presentarsi al matrimonio con una donna (abbastanza da stuzzicare l'interesse voyeur dei media) ma umana (abbastanza da rassicurare sul fatto che non sia fatta della pasta dei genocidi, e che gli umani non hanno motivo di temerla).

Pensa a Routh tutta la sera. Ha messo anche il suo nome sul biglietto del regalo di nozze che ha scelto praticamente da sola. Lei non ha potuto fare a meno di chiedersi se non abbia deciso di andare in California con loro perché avesse percepito che qualcosa sarebbe andato male, che la loro amicizia aveva una data di scadenza. Non riesce a togliersi dalla retina l'immagine impressa delle sue spalle mentre esce da Mutiny un'ultima volta, e non può bere per sfumarne i colori.

- - -

Ma quella mattina, quando è pronta ad andare a dormire esausta dal volo con Tish stretta contro il petto, le minacce di Victor tornano a tormentarla. Più ancora che la paura di essere scoperta, più ancora che l'istinto di sopravvivenza, è la sensazione di isolamento a tenerla sulle braci. A farle male. Mutiny non ha più l'aspetto che aveva una volta, e per tutti quelli che sono arrivati altrettanti se ne stanno andando. Ross seguirà Routh, ne è quasi sicura. Nicholas è ormai lontano da più tempo di quanto riesce a ricordare, dalla questione del Quartiere Mutante, e forse questa goccia sarà quella che farà traboccare il vaso della sua tolleranza. In California non è più la benvenuta, ha perso Marc per colpa propria, e ora anche il cuore delle operazioni della Fenice è diventato un posto poco sicuro. Inara l'ha pregata di non andarsene, le ha garantito che non avrebbe risolto nessun problema così. Che con il tempo. Mentre Victor accusava Zelda Cassidy di essere sfuggente e indegna di fiducia, Mare Sherman si rendeva conto di non conoscerlo, di non conoscere veramente nessuno tra quelle quattro mura. Di non avere nessuno, e di non poterlo avere senza correre rischi a cui non è disposta a cedere.

- - -

Allora va da Marc. Emma è andata a dormire e così Jules e Tish, piena di lividi ma felice. Affonda le dita nella sabbia e gli dice: "parliamo". Lui, con la cravatta allentata e la giacca tutta sgualcita, si trascina i palmi sul viso e dice "sono stanco di parlare". 

"Ok", lei accetta docilmente. "Allora non dire niente. Torna sulla East Coast con me. Vivi nella mia casa, dormi nel mio letto, porta a spasso il mio cane quando io non posso." Marc soffia tra i denti un sorriso frastornato. All'orizzonte albeggia.

- Pensavo fossi lo stronzo per cui non ci sarà posto nel tuo fazzoletto di terra di merda per soli mutanti.
- Non ci sarà. E' per questo che dovremmo stare un po' insieme, intanto che possiamo.
- Come faccio a sapere che non cambierai idea da qui alla Pennsylvania?
- Te lo prometto. Stai incidendo un album a New York, tutto s'incastra.
- E perché pensi che io sia disposto a darti un'altra chance? Dopo tutto questo.
- Perché io ne ho date tante altre a te.

Il giorno prima, in un'intervista, il giornalista di Rolling Stone gli ha chiesto ironicamente come ci si sentisse a traumatizzare così tanto le proprie fidanzate da spingerle a teorizzare la creazione di una Nazione che sia a lui virtualmente irraggiungibile e poi, più seriamente, con un ammiccamento complice, gli ha chiesto come fosse stare come una mutante. Tra le lenzuola. Lui ha riso ed è stato al gioco, ha raccontato un aneddoto piccante senza fare nomi, e si è reso conto che avrebbe dovuto sentirsi in colpa solo diverse ore più tardi. Gli ha ricordato di non essere mai stato perfetto, e allo stesso tempo con quale odiosa ossessione quella donna gli è rimasta nella vita.

- Allora, vieni? Ti ho già comprato il biglietto.

Lui le passa un braccio dietro la schiena e sospira, continuando a guardare il cielo senza risponderle.



domenica 26 febbraio 2017

No More




01:38  Mare [Locale]  «la reazione di Routh non la coglie di sorpresa, ma non per questo le pesa meno sulle spalle. Prende un respiro profondo e si passa una mano sul viso, poi tra i capelli. E' quella che tiene la sigaretta, e per un attimo quasi rischia di bruciarsi.» pensavo che... avrei indossato abiti più dignitosi, quando avremmo avuto questa conversazione. «la voce le si strozza quasi sulle ultime parole, il sarcasmo è piuttosto nervoso. Prende un respiro profondo e si costringe a tirare dritta la schiena, allineare le spalle. Ancora seduta, si orienta meglio verso l'enchanter al suo fianco.» ma Routh, guardaci: c'è una dissonanza in quello che ci accade attorno, è assordante. Veniamo usati per salvare - salvare, non conservare: salvare - il mondo, i mondi. Veniamo usati nell'SCF, veniamo usati quando è conveniente, quando possiamo rischiare la vita per il bene comune. E allo stesso modo non godiamo di privacy, di libertà personale-- no, non è neanche una questione di libertà, ma di giustizia. Non godiamo della basilare giustizia e dignità che dovrebbero essere garantite a ogni essere umano. E cambiare un articolo del VPA o protestare contro l'SSA non cambierà questa verità fondamentale: che ci usano come bestie da soma, e alla fine della giornata ci riconducono nel recinto e lo chiudono con due giri di catena. «solleva appena il mento, respira a fondo. Le pupille sono ferme e le iridi verdi che le circondano tremano.» ma adesso basta. Anche se sarà doloroso: adesso basta.

- - -





Don't it look like rain, mama
Don't it look so cold outside
All the people seem scared and tired
And all the stars seem alight
There's no use in the air, anymore mama
There's no use in their eyes

I just come to say it's over
I just come to say goodbye
I won't compete with the absent
I won't compete for the prize

All them faces are glowing, mama
You can't see what's inside
There's no use for them being anymore
They got the calls in their eyes
It seems a waste to be careless, mama
There's no-one here left to fight

Something - give me something, we're fallin away
Through the minds and the notions we've only depraved
It's a tired imitation that calls your name
It's a cursed invitation that haunts your grave

I just come to say it's over
I just come to say goodbye
I won't compete with the absent
I won't compete for the prize

giovedì 16 febbraio 2017

I Promise You



"Testa o cuore?"
"Testa."

Dopo questo punto non ci sarà ritorno. Fermati. Dopo questo punto non potrai tornare indietro.

"Porterai il peso di questa esecuzione, tormenterò i tuoi sogni perché tu possa ricordare che hai spento la vita di chi ha sempre e solo voluto dare voce alla protesta. Ricordalo, J. Doe "

Dopo di questo non c'è più niente di dolce, di buono. Ci sono solo fuochi che bruciano senza riscaldare. I palmi soffocano, non accarezzano. L'acqua non culla ma affoga. La lotta per i tuoi fratelli diventa una lotta fratricida. 

"Hai ragione, Dana Cavendish: non ti dimenticherò mai, e ti sognerò ogni notte."

Puoi ancora tornare indietro. Nessuno te l'ha chiesto. Nessuno ha chiesto che sia tu a farlo.

"Questo te lo posso promettere."

Dopo di questo non c'è nessuna regola. Nessuno schema. Sei solo tu, il tuo senso di colpa, i tuoi obiettivi. E se fallirai nel realizzarli, tutto questo sarà stato inutile. Non esiste più niente, adesso, all'infuori di questo.

Te lo prometto.

post numero cinquanta


lunedì 13 febbraio 2017

You, Them (2)


Apre gli occhi, non ci riesce, li richiude. L'ultima persona che ricorda Xander, il suo torace enorme, il suo viso sfigurato dall'ustione. Si cerca con le mani il petto, ma sotto i polpastrelli sente soltanto una fanghiglia umida di sangue addensato, di carne sciolta. Le fa così male che sviene di nuovo, poi si risveglia. Continua lo stesso iter per un tempo infinito, finché l'anestesia non la butta definitivamente giù.

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REPERTO B

Una volta l'ha tradito anche lei, ma per vendetta. L'Hollywood Snitch aveva pubblicato delle foto telescopiche di lui su uno yacht con un'altra, stesi al sole in atteggiamenti poco fraintendibili. Non che non glielo avessero detto: i tour europei funzionano così, e per lui era il primo. Lei non ci aveva creduto, illogicamente sicura della loro relazione. Aveva passato due giorni a ignorare le sue chiamate e a studiare con maniacale attenzione se il modo in cui lui le teneva i fianchi, le accarezzava i capelli, le stava tra le cosce somigliasse al modo in cui teneva i fianchi, accarezzava i capelli o stava nelle cosce a lei. Con ancora maggiore cura aveva cercato di valutare quanti centimetri di altezza avesse più di lei, quanti chili di meno, se il seno fosse vero o rifatto, se i capelli rossi fossero tinti o genetici. Aveva pianto di rabbia e di umiliazione tanto da preoccupare addirittura i suoi genitori disattenti.

Il terzo giorno si alzò e aspettò la sera. Si truccò, si mise dei tacchi alti e nell'uscire con il primo nome dei suoi contatti non si preoccupò neanche di evitare i paparazzi: anzi, passò loro attraverso. Ad oggi, il ricordo dei due giorni successivi rimane confuso. Il primo contatto della sua lista, cancellato. Quel senso di umiliazione arrabbiata, invece, ha trovato nuove forme e nuove origini. Concime diverso. Ma non smette ancora di avvelenarla.

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Il primo ad arrivare in ospedale è il suo nuovo emergency contact: Michael Clarke, l'editor di Hyperboreans. Mel da quando lei l'ha ritrovato a Philadelphia. Lui fa tutte le cose giuste: arriva il prima possibile, parla con i medici, corre dietro alla sua barella, aspetta. Non è così grave, gli dicono, ma quando l'ustione sarà del tutto curata richiederà un'operazione chirurgica per ricostruire ciò che è stato rovinato. Mel fa tutte le cose giuste: si volta dall'altra parte quando le fasciano il petto bruciato, si trascina le dita nei capelli e si strofina i palmi sul volto, le sfiora le dita senza avere il coraggio di prenderle, le parla come se potesse sentirlo. Ma Mel è acqua e non sa stare mai nello stesso posto, scivola tra le fessure, ciò che un attimo lo contiene è vuoto il momento successivo. Fa quindi tutte le cose giuste, tranne una: chiama il numero rapido 2 sul cellulare di lei.

- - - 

Gli incubi la accompagnano per tutto il tempo, o almeno così pensa quando scivola in una veglia raggiunta con le palpebre pesanti e tutti i pensieri confusi in testa. Non appena mette a fuoco il profilo di chi le è affianco, chiude di nuovo gli occhi e singhiozza un'unica volta. Marc singhiozza a sua volta, seduto su una sedia con i piedi poggiati in fondo al letto e le braccia conserte. Sembra un adolescente offeso, addolorato.

"Sei ancora, sei sempre la stronza che mi ha spezzato il cuore", le chiarisce mortalmente serio. "Ma a quanto pare il mondo sta per finire, e nemmeno due come noi meritano di crepare da soli."

Lei ride, le lacrime le scivolano lungo le tempie.

"Sai di cosa ho paura?", gli chiede. Marc scuote il capo.
"Ho paura", continua lei, "che il giorno arriverà, e poi passerà. Noi saremo le stesse persone, e non una singola cosa cambierà. Sarà tutto identico."

Deglutisce, la gola le fa male.

"Ho paura", rinizia, la voce le si spezza in gola. "-- Che il mondo non finirà. Che saremo tutti condannati a vivere. E' di questo che ho paura."







domenica 29 gennaio 2017

You, Me (1)

REPERTO A

Giugno 2012, Health Clinic Garden, California

- Secondo me è una cazzata che è nata in testa a tua madre... stavi bene, stavi lavorando.

Marcus è un ragazzotto senza rughe tra i ventitré e i ventiquattro anni, e quanto è successo negli ultimi mesi gli pare ridicolo. Lui e Mare Sherman si conoscono da nemmeno un anno, ma nella loro amicizia hanno bruciato le tappe, e lui è sempre stato brillante nel conquistare l'attenzione. Tamburella le dita sul tavolo che li divide, guardandosi attorno con diffidenza. Gli sembra l'ora di visita di una prigione di bassa sicurezza.

- Tu come stai...?
- Dico, ti prendono e ti buttano in questa gabbia e tu dovresti starci? Tu come ti senti? Ti senti bene, no?
- Sì... sì, certo. Non dovrei essere qui, sto bene.

Mare Sherman sorride. Ha diciassette anni e alle spalle mesi a girare il film che sicuramente la metterà sui radar di Hollywood, al Sundance Film Festival, chissà che non riescano ad arrivare ai Golden Globes. Sta già pensando agli abiti. Si avvolge le braccia sotto il petto e stringe. E' sottile, tutta spigoli.

- Insomma è normale che tu sia dimagrita, te l'hanno chiesto per il film, era contrattuale, no? Non che io ci capisca un cazzo...
- Il film l'hai visto?
- Sì, come no. Ci sono andato due volte, era pieno.
- A te è piaciuto?

Marc sorride di un sorriso obliquo, molesto.

- Damn you were hot in that. Sono dovuto andare a farmi una doccia fredda, quando sono uscito dalla sala.

Mare ride piano, a Marc sembra lusingata, ma anche distratta. Forse per quello le prende un polso e le passa le dita ruvide di calli sulle nocche, senza rendersi conto che sono bluastre.

- E se ti porto via di qui? 

Mare lo guarda in silenzio.

- Facciamo un viaggio, ho la macchina parcheggiata qua dietro.
- Per andare dove?
- Ovunque.
- E' un po' generico.
- Tijuana, andiamo a Tijuana.

Mare ride.

- Che cosa c'è a Tijuana?
- Noi, appena arriveremo.
- Non so, Marc... hanno una politica poco permissiva, qui.
- Meglio: sarà una fuga, come nei film, mh? Ti va?

Le tamburella i polpastrelli sulle nocche, esigendo una risposta. Mare oscilla il capo, guarda indietro. Ha capelli ricci e lunghi, gonfi, ma prima non erano così secchi. Torna a guardare lui. Sorride.

- Ok.

- - -

Dieci giorni dopo, Sally Sherman è irreperibile, ma Rachel li raggiunge all'ospedale di San Diego in tempi record. Mentre delle infermiere ragionano tra loro se sia il caso di chiederle un autografo adesso o più tardi, Marcus la accoglie freneticamente colpevole, alzandosi in piedi non appena sente il rumore dei suoi tacchi. Terrorizzata dalla telefonata che ha ricevuto poche ore prima, gira su se stessa alla ricerca di medici che, con faccia composta e voce placida, la rassicurano più tardi che sua figlia dovrebbe essere fuori pericolo, ma ha bisogno di un serio programma di recupero perché l'insufficienza cardiaca che le ha fatto perdere conoscenza avrebbe potuto facilmente ucciderla. Marcus ascolta da lontano le sillabe gra-ve-de-nu-tri-zio-ne scandite più volte, e gli gira la testa con una violenza che farebbe pensare stia per avere un'insufficienza cardiaca anche lui. Superato il terrore di aver ucciso Mare, rimane l'ansia sibillino di aver quasi ucciso Mirabe Sherman, l'unica persona che conosce in grado di prendere i suoi sogni feroci, modellarli nella creta e renderli realtà.

Si intrufola nella stanza ore dopo, quando Rachel si allontana per prendere un caffè. Lei è attaccata a un respiratore, la vista gli fa stringere lo stomaco. Si ferma al fianco del suo letto e le accarezza le dita. Sono blu, ed è la prima volta che se ne rende conto. All'improvviso tutte le cose che ha ignorato si compongono in un quadro che rende un'immagine così chiara da farlo sentire un'idiota per non averla vista. L'insonnia la notte, le occasionali vertigini, il respiro affaticato, l'assicurazione di aver già mangiato. I brividi costanti nonostante i venticinque gradi di Tijuana.

L'immagine rubata dalla porta schiusa del bagno, uno scorcio di lei seminuda che si misura il girovita con i palmi aperti, guardandosi allo specchio. La ferita tra le scapole e le costole esposte a una luce bianca, impietosa. E poi, due giorni dopo, il modo in cui gli occhi le si sono ribaltati nel cranio un attimo prima che cadesse sulla soglia del bar in cui stavano entrando.

Vorrebbe sedersi accanto a lei, ma ha paura di fare un movimento sbagliato e romperla. Per cui rimane al suo capezzale, in piedi come uno stoccafisso, finché Rachel non è di ritorno e lo caccia a male parole, dicendogli di togliersi di torno e di non farsi più vedere.


giovedì 26 gennaio 2017

Apocalypse Song


25 Gennaio 2025, Philadelphia

Quando è di ritorno dal Red Bunny è esausta. Martie le gira intorno e le poggia il naso umido contro le dita, alla ricerca di una carezza che non arriva. Lei si toglie di dosso il cappotto di ecopelle, le scarpe, si sfila il maglione, poi i jeans. Lascia per terra una scia d'abiti che termina sul bordo della doccia in cui si infila poco dopo. Ripensa alle spogliarelliste dipinte di verde e vendute come mutanti, chiedendosi quanti soldi farebbe lei in un posto del genere mostrando le proprie ali. Deve esserci una sottocategoria di feticismi che riguarda figure simil-mistiche come gli angeli, no? Rimane sotto il getto di acqua bollente fino a scottarsi, aggiungendo la feticizzazione razziale alla lista mentale di cose che saranno vietate sulla sua isola.

Trecento dollari mensili in cambio di un po' di pace non sono così tanti, si dice - consapevole di non averli, e che forse non li avrà neanche per la prima settimana del mese -. Poco male che è un accordo con chi ha attivamente provato a ucciderli, quando invece per la loro stessa natura avrebbe dovuto difenderli. Kane li chiamerebbe traditori della razza, ma lei è stata cresciuta democratica e liberale, e si è allenata a guardare i fili che collegano la povertà alla criminalità; la sua attività le ha fatto scrivere pagine e pagine su come i superumani nel sistema Stati Uniti siano costantemente marginalizzati, costretti alla povertà. Ma Raul Vazquez è davvero di un'altra pasta, o forse è solo il proprio orgoglio ferito a farglielo considerare un carnefice piuttosto che una vittima?

Esce dalla doccia e la fame la divora. Si riscalda in microonde un pasto già pronto, gli avanzi del giorno prima. Li sistema in un piatto ordinatamente, si siede a tavola e prende la forchetta.

Martie la guarda, mentre lei non riesce a fare neanche il primo boccone.

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26 Gennaio 2025, New York

"Pausa pranzo?" propone Sadler, dopo una mattinata estenuante passata a un tavolo con la sua cliente, la parte avversa - una rockstar ultratrentenne - e l'avvocato della parte avversa. Marcus Brown è il primo ad alzarsi, con una furia che gli fa quasi cadere la sedia. Mirabe Sherman invece rimane compostamente seduta al proprio posto, con le gambe accavallate, il mento sollevato ma l'espressione vuota. Sadler le tocca un braccio, dicendole di andare a pranzo con lei, ma Sherman rifiuta. Non ha fame.

Marc la vede su uno dei balconi dell'alto palazzo che ospita lo studio legale a cui si è rivolto. I suoi avvocati gli hanno caldamente consigliato di non avere contatti privati con lei, ma lui ha sangue bollente nelle vene e non appena ne incocca lo sguardo non può fare a meno di precipitarsi fuori con la stessa furia con cui ha lasciato la sala riunioni un'ora prima. Le chiede cosa ha fatto di male per meritarsi tutto quello, che se aveva bisogno di soldi lui gliene avrebbe dati quanti voleva, se solo avesse chiesto gentilmente, che tutta quella storia è una farsa. Le prende il viso tra le mani con una rabbia e una confusione così cieca che le preme le dita sugli zigomi tanto forte da farle quasi male, e chiede che cazzo stiamo facendo qui con gli avvocati, e cosa vuoi da me, e con il cuore spezzato e solo la voglia di dire qualcosa di doloroso le dice che l'ha amato solo quando eri tu quella con i soldi, e la fama, e tutto il potere, e io ero uno spiantato venuto dall'altra parte del paese e arrivato in California solo con gli stracci che avevo addosso e le scarpe che portavo ai piedi. E poi le chiede: è davvero così che vuoi spendere il tempo che ti rimane?

Mare se lo toglie di dosso, lo spintona, gli dà uno schiaffo che le fa bruciare il palmo (non è di certo il primo da quando si conoscono), gli urla addosso, al punto che due giovani praticanti devono intervenire per separarli, temendo il peggio. Gli avvocati rimandano il prossimo incontro alla mattina successiva, e Marcus esce dal grattacielo completamente stordito, incapace di decifrare quanto è appena successo.

Ci pensa sopra tutta la notte, e la mattina dopo chiede a Mare: "perché pensi di essere migliore di me?"

Sono di nuovo seduti allo stesso tavolo, l'uno di fronte all'altro, in presenza dei loro avvocati.

"Perché pensi di essere una persona tanto migliore di me da meritarti quello che mi stai chiedendo, Mirabe?"

Mare tamburella le dita sul tavolo. Gli occhi con cui lo osserva sono vuoti, vacui.

"Quando arrivasti a Los Angeles, - ricorda lei - eri un ragazzino affamato. Eri solido, eri temprato. Rimanevo vicino a te perché eri esattamente la persona che avrei voluto essere io: una persona senza dubbi su se stessa. Con un obiettivo. Ti aiutai per questo. Ho costruito con te la tua carriera per questo."

Marc inspira a fondo, trattiene il respiro nei polmoni. La guarda e gli sembra una sconosciuta.

"Ma Hollywood ti ha reso famoso e la fama ti ha reso molle. Eri un artista e ora sei un intrattenitore, uno showman. Non c'è niente, non c'è una virgola nel mondo che tu possa cambiare. Ma io sì. Io posso, dati gli strumenti."

China il capo, ma non lo sguardo pesante.

"Per cui, quando mi chiedi perché penso di essere migliore di te, la risposta è ovvia: perché lo sono."

Marc scuote il capo, sulle labbra un sorriso amareggiato, disilluso. Guarda il proprio avvocato, poi si alza in piedi. Oggi con più calma. "Dalle quello che vuole. La somma che chiede", impone con la voce arrochita. Alle proteste del suo avvocato, fa un cenno secco della mano e guarda verso di lei.

"Dalle quello che vuole, e questa storia sarà chiusa. Tutta questa storia, pretty punk: io e te - la prende in giro, abbattuto e sconfitto - e, questa volta te lo posso giurare, per sempre."

- - -

I hear it in your silence, when you don't speak
What was funny then isn't funny anymore
I can hear it in your voice, there's always a catch
We're going nowhere and we're going there fast

Anything to watch while we are waiting
For this apocalypse, what more is there to do?
Its nice to be important, but so close to being despised
Its more important to be nice, I guess, that being wise

I'll take you shopping; I'll take you dancing too
I'll take you out, all the things you wanna do
I'll give you diamonds and I'll give you space
So be with anyone you want, it's alright with me

Our time is over
Don't you know that if a time-warp was open
I'd stay right in my place
That war is over

I hear it in your silence, when you don't speak
There is a quiet crying rage burning inside you so deep
I'll give you anything, but I'll give you problems
So be with anyone you want, it's alright with me

I hear it in your voice, can see it in your lips
There's always a catch, I guess that's alright with me
No one's around, but the map says "you're here"
Now I can hear loneliness screaming in my ear

Our time is over
Don't you don't that if a time-warp was open
I'd stay right in my place
The war ain't over yet
This war ain't over yet

Being nice is only hard when others aren't
Our time is over

4 Chords of the Apocalypse
Written and performed by Titus Red
July 2024

venerdì 20 gennaio 2017

Pay Back


Sale in macchina e prende un respiro profondo. Sul sedile del guidatore si cambia le scarpe: da tacchi a suole basse, utili per guidare, ma la verità è che - nonostante la stanchezza - non vuole davvero andare a casa. Accende il motore di malavoglia, si sintonizza su una stazione che le piace, di sola musica, e si avvia molto lentamente, scegliendo di proposito la strada più lunga.

La mattina stessa Cornelius Golster l'ha chiamata tre volte, e lei ha avuto bisogno di prepararsi psicologicamente per richiamarlo durante il primo pomeriggio. Ha parlato con la sua segretaria più a lungo di quanto avrebbe dovuto per ritardare il più possibile la conversazione di cui sapeva perfettamente il contenuto: anche tutti i soldi rientrati da abiti, gioielli, scarpe costose che ha rivenduto stanno finendo. Cornelius ha iniziato dicendo Mirabe, arreso, e lei ha risposto lo so. Dammi ancora una settimana, mi farò venire in mente qualcosa. Ha pensato a un prestito bancario, ma per ritardare l'inevitabile?

Un'idea, un'idea. L'unica idea che non riesce a togliersi di testa è l'odore di Jody e quanto sia stata patetica a immaginare di poter giocare alla famigliola felice quei pochi giorni in cui Pearl è stata a Philadelphia. E' un buco nero di vergogna e frustrazione in cui le cade la testa tutti i giorni, senza che riesca a uscirne del tutto, ricoprirlo, renderlo meno pericoloso. E più la trascina verso il fondo, più non può fare a meno di pensare che se non riesce a convincere nemmeno chi le è più vicino, non riuscirà mai a trascinare folle, a comunicare efficacemente il motivo per cui combattere sia davvero così fondamentale.

Ma lo è davvero? Il mondo sta finendo, non è così? Più si avvicina nel Southside, più ne vede i segnali: i vetri rotti, i cassonetti rovesciati, una macchina in fiamme. Accarezza il volante e quasi le viene da gemere nel rendersi conto di quanto sarebbe ironico se tutto quel caos si risolvesse nell'incendio della sua macchina. Ma c'è quasi qualcosa di rassicurante nel sapere che adesso il mondo intero condivide ciò con cui lei vive ormai da mesi: la semi certezza di una morte imminente e inevitabile, completamente fuori dal proprio controllo.

Ma deve tenere quel controllo, continuare a progettare per il futuro come se un futuro ci fosse. Per questo a Jackson Backer ha proposto di fare di più, contribuire di più. Nata e cresciuta a Hollywood, sa riconoscere la faccia di una persona telegenica, la voce di qualcuno che piacerebbe a un pubblico, la storia che catturerebbe i telespettatori. Piacere, se c'è una cosa che sa fare bene è quella. Se volesse, potrebbe ribaltare la propria vita e diventare una persona che piace dal giorno alla notte: smussare gli angoli ma non l'ironia, liberarsi del sarcasmo, moderare i toni, fingersi sinceramente interessata dei propri interlocutori, rivedere il proprio piano politico, predicare nonviolenza e magari farsi assumere alla YGS. Piacerebbe a tutti, anche se sarebbe solo una bugia. Ma quanto di chi è adesso, pubblicamente, è verità? A Jackson, quando le ha chiesto perché si fida, ha risposto di avere lo spirito dei giocatori d'azzardo: sceglie le persone in cui investire e vi si dedica al cento percento, e anche se a volte si risolve in disastri annunciati, ogni tanto riesce anche a vincere.

Parcheggia la macchina il più lontano da zone di passaggio che conosce, contrariamente a quanto fa di solito - quando la parcheggia di fronte a Mutiny per poter controllare costantemente che nessuno la rubi o vi attacchi sotto una bomba -. Sale le scale nonostante l'ascensore adesso funzioni di nuovo, e indugia per un minuto pieno sul pianerottolo prima di entrare.

Marc sta già dormendo. E' arrivato da New York quando è uscito il comunicato dell'Apocalisse, e ha rifiutato di andarsene. A lui è legata da una molla dolorosa che impedisce loro di allontanarsi troppo senza presto, inevitabilmente, stringerli di nuovo insieme, anche cozzando l'uno contro l'altro. Se lui non stesse già dormendo, sarebbe probabilmente troppo orgogliosa per togliersi il completo e infilarsi sotto le coperte accanto a lui, abbracciargli la schiena solo per sentire contro il petto un odore e un respiro familiare. Lui forse è nel dormiveglia quando le accarezza gli avambracci e accetta quel contatto senza cercare di renderlo nient'altro.

La mattina dopo si sveglia tardi ma lui è già in piedi. Le porta al letto la colazione - il caffè e una macedonia - mangiano insieme, ridono, poi lui le chiede se ha pensato a cosa starà facendo Mirabe Sherman dall'altra parte. E' una domanda fasulla, e la risposta non gli interessa davvero: gliela sta ponendo solo perché vuole che Mare gli chieda lo stesso, e lei lo sa. Lo accontenta. Lui le prende la mano e gliela trascina sul proprio petto. Le dice che, nell'altra dimensione, forse non si sono mai incontrati, lui non è mai diventato famoso, e a quest'ora sarebbe morto di qualcuno dei vari vizi a cui è sempre stato prone. Oppure lei ha detto di sì la prima volta che le ha chiesto di sposarlo, e ora sarebbero una power couple hollywoodiana con almeno due figli bellissimi come te. E non si sarebbe mai, mai tinto metà capelli di rosso, qualche mese fa.

Lei ci pensa. Gli guarda le nocche, vi passa sopra il pollice.

- Pensi davvero che non saresti diventato famoso, senza di me?

Marc fa scivolare la testa contro la sua. Le bacia la fronte, poi un sopracciglio, con cautela.

- Non avrei mai conosciuto Sally, e lui mi ha sempre aiutato. 
- Solo per quello?
- No, lo sai che no-- honey bunch, quando scrivo scrivo di noi, lo sai. O di te.
- Oppure scrivi con me.
- Lo sai.
- Quanti pezzi avremo scritto insieme?
- Non so contarli. 
- Ed ero in sala di registrazione, ogni volta, per dirti cosa funzionava e cosa no.
- Mi fidavo solo di te. 

Marc le bacia un orecchio, lei rabbrividisce infastidita, ma si scioglie quando sente le labbra calde di lui sul collo. Prende un respiro più profondo.

- Ci sono stata per anni, per te. Qualsiasi cosa stessi facendo nel frattempo, quando chiamavi, io c'ero. A dirti come si facevano le cose Hollywood. A decidere quale immagine dei photoshoot era più efficace. A correggerti, a dirti cosa funzionava e cosa no. A cantare sulle tue demo. Ci sono stata per te quando stavo per morire di fame e hanno dovuto chiudermi in riabilitazione-- due settimane dopo che mi avevi tradito pubblicamente ti stavo mandando le mie correzioni sul testo di 11th Dimension. 

Marc alza gli occhi su di lei. Le accarezza le spalle e le clavicole, poi una guancia. Alla fine torna dritto e si lascia ricadere le mani sulle gambe.

- E' ora che paghi, Marcus.

Sbatte le palpebre, incredulo. Mare, come colta da un'epifania, ruota il capo e lo guarda negli occhi.

- E' ora di sederci a un tavolo e valutare quanto vale tutto ciò che ho fatto per te gratuitamente, e che invece avresti dovuto pagarmi. Le ore infinite di lavoro, lo stress e l'ansia di avere la mia vita nei ritornelli della Top 50.
- Sei seria?
- Sì. E se non vuoi farlo, non mi importa: ti trascinerò in tribunale. Ti trascinerò sui giornali di mezzo mondo come quello che ha rubato lavoro alla sua ex, e non te ne riprenderai mai. 

Marc sfiata il nervosismo in una risata tesa, incredula, poi preoccupata.

- Se ti servono soldi devi solo dirmelo, pretty punk. Non serve tutto questo circo. Non serve nessuno: dimmi un numero. Non mi mancano.

Mare prende un respiro profondo e poi gli preme le labbra contro le sue, in un bacio profondo, assetato. Lo ribalta sul letto, lo fa stendere, gli sale sopra a cavalcioni. Gli toglie la maglietta e si toglie la propria. Gli lascia sulla pelle una scia di baci e morsi.

- Ti amo -, gli dice per la prima volta da quando si conoscono, mentre lui ha difficoltà a regolare il respiro affannato, irretito dall'odore di lei - ma non voglio i tuoi soldi. Voglio i miei. E tu me li pagherai fino all'ultimo centesimo.





Pleased to meet you baby I'm your fool
I'm the patron saint of the cruel
There's a dark room in my soul
When I hear your name baby I lose control

Hear me now here me now
There's nothing very much
I wouldn't do to catch your eye
And you can't see me now, 
There's just too many things I'm haunted by

I'm no loser but I can't win
I'm the right man in the wrong skin
I could be our holy ghost
But I'll be deaf dumb and blind when you need me most...