Visualizzazione post con etichetta rachel carson. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta rachel carson. Mostra tutti i post

domenica 2 aprile 2017

Lady Luck




I can't sleep in the waiting room.

I can't find the keys that open those doors
That let me on the stairs
And onto the roof
Where there's actually air
And room to swing my fists
And my ears stop ringing
I can hear everything

I can't stand on only one leg.


Keys
di Tirunesh Sherman
Dalla raccolta "Hollow Bones". 

- - -

Fare cose, fare cose, fare cose.

L'importante è fare cose. L'intervista, la cosa nella North Town, la preoccupazione per Austin, cercare Austin, non trovare Austin, dov'è Austin? La macchina s'ingolfa, portala dal meccanico, la odi ormai, cambiala. Andare in una concessionaria, guardare macchine nuove migliori ma non tanto migliori da fartele rubare, scrivere, acquisire nuovi libri, chiamare la casa editrice, venire messa in attesa dalla casa editrice, iniziare a chiamare tutte le librerie dello stato per organizzare presentazioni del libro, ricevere silenzi imbarazzati, cambiare faccia, dare un pugno in faccia a Noah, cambiare faccia. Parlare con Inara, sentire quanto pesa un fucile di precisione, valutare di imparare a usare meglio un fucile di precisione, valutare di imparare meglio a usare più armi, valutare di non sentirsi più dire da quel pallone gonfiato che è inutile in combattimento, valutare di imparare a difendersi nel caso in cui Victor desse di nuovo di matto quando non c'è nessuno nei paraggi. Cambiare di nuovo faccia, tornare a casa, guidare la macchina per tornare a casa, la macchina si ingolfa, la macchina va ancora portata da un meccanico, portare la macchina da un meccanico, Routh ha detto così, non pensare a Routh, potrebbe dare la macchina ai ragazzi, non pensare ai ragazzi, dov'è Austin? Marc ha chiamato di nuovo, richiamare Marc, richiamare Marc almeno una volta, magari domani, stasera non ce la faccio, stasera mi rilasso.

Jody le ha detto che adotterà una bambina, suppone nel modo sgangherato e illegale con cui Jody potrebbe adottare chicchessia, un'umana. Che è una cazzata non gliel'ha detto, la preferisce tranquilla, e poi ha smesso di litigare con lei. Le bacia le nocche, ringrazia Dio che Pearl gliel'hanno tolta, è lontana, che non è nei paraggi per ciò che avverrà. Torna a casa.

 Sì, torna a casa. Conta la quantità giusta, il mix esatto di droghe e farmaci per provocarle trentacinque minuti di serenità e poi una morte controllata, temporanea (chiama così un sonno senza sogni, senza Tiru). Keller le ha chiesto un ricordo, un momento buono passato con sua sorella, lei ha schiuso le labbra per dirglielo e poi è rimasta muta, ha detto che avrebbe preferito sorpassare l'argomento.

Conta le gocce, conta i granelli. Avrebbe potuto dirgli di quella volta che Tish lesse Il gabbiano Jonathan Livingston per la prima volta, e passarono le settimane successive a fuggire di casa la notte, sull'oceano, e a provare a replicare le stesse acrobazie aeree di Jonathan. Avrebbe potuto raccontargli di quello che Tish stava pianificando di fare piuttosto che andare al college: di come passarono giornate e giornate intere a pianificare l'anno sabbatico tra le superiori e l'università durante il quale sarebbero andate a vivere in una sorta di comune hippie in Florida dove si diceva che tutti i superumani usassero liberamente e senza giudizi esterni i propri poteri. Avrebbe potuto raccontargli del suo matrimonio, di come l'ultima cosa che hanno fatto insieme sia stata volare, anche se con le reti, anche se con i lividi, avrebbe potuto dirgli che tutti i migliori ricordi che ha di sua sorella sono ricordi di quando poteva volare e si concedevano il volo, ma poi avrebbe dovuto anche dirgli che la morte rovina ogni buon ricordo, lo contamina, lo rende inutile, buio e doloroso.

Marc la chiama di nuovo quando è già quasi del tutto partita. Gli risponde distrattamente, senza riuscire a sentire neanche i propri pensieri, e non fa caso a lui che le dice di aver infilato Sally nell'ennesimo centro di recupero per tossicodipendenti, e che sua madre si sta riprendendo, e che Jules ha ripreso più o meno a mangiare, anche se sta ancora a pezzi, e che forse è il caso che torni per l'apertura del testamento ma se non vuole non deve, può essersi su skype, e che ci sono ancora alcune cose da sistemare ma che tra poco, forse, tornerà a New York per finire l'album, a meno che non ci siano cose che lei ha bisogno che faccia in California, cose di cui ha bisogno che lui si prenda cura.

Di me, gli risponde Mare piagnucolando, e non gli ha mai detto niente di simile. Ho bisogno che ti prendi cura di me, non lo farà nessun'altro, gli confessa con il cervello ribaltato dalla fantasiosa chimica degli stupefacenti, quando torni, quando puoi tornare? Mi rispondi, quando torni?

Mentre lei continua a chiederlo, dall'altra parte del continente Marcus si fa scivolare le mani con il cellulare in grembo, desolato, ferito dal dolore di una perdita che nessuno gli ha ancora lasciato il tempo di elaborare. Ripensa alla prima volta che ha visto Tish, alla bellezza morbida del suo sorriso antico, alla saggezza dei suoi movimenti lenti, a tutte le cose che si sono detti in tutti gli anni che si sono conosciuti, poi pensa che non la rivedrà mai più, che in tutto il resto della sua vita non rivedrà mai più Tirunesh Sherman. Non è mai stato bravo ad essere all'altezza delle situazioni. La sua consueta tattica è sempre consistita nello scomparire per un po' e poi farsi rivedere ad acque calmatesi, ad acque placide, a ciclo entropico terminato. Dall'altra parte della linea qualcosa al centro del cervello di Mare deve averlo capito, perché le suppliche diventano singhiozzi, e i singhiozzi ci mettono poco a prendere il suono di imprecazioni, e poi insulti, e poi urla confuse, e poi solo collera. Smettono quando lei schianta il cellulare contro il muro, e Marc in California è ancora lì, con gli occhi lucidi, il desiderio di fuga incastrato nelle tempie e un bivio sotto i piedi.



We're falling now, can't make it stop
Our arms are open for the thing we want
But what we want just can't have
What could've been but the timing's bad
Don't cry cry baby now
You're my my Lady Luck

We follow the signs to make us meet
Into the night, to places no-one sees
I never learned from looking back
You picked me up from off my back
But now it seems our time has passed

Don't cry cry baby now
You're my my Lady Luck
You picked me up right off my back
I'd fallen down you brought me up
We shared the night until the morning comes to take us
Back away to where, we chose to belong
But maybe we're wrong but we gotta be strong
There's too much to loose
And maybe we're fools, who knows
Who knows, who knows

We follow the signs to make us meet
Into the night, to places no-one sees.

mercoledì 29 marzo 2017

Difference Between


"La differenza", faceva una canzone di suo padre "è tra le persone che ti chiedono se possono fare qualcosa per te... 
e quelle che lo fanno e basta." 

- - -

It is a curious thing, the death of a loved one. We all know that our time in this world is limited, and that eventually all of us will end up underneath some sheet, never to wake up. And yet it is always a surprise when it happens to someone we know. It is like walking up the stairs to your bedroom in the dark, and thinking there is one more stair than there is. Your foot falls down, through the air, and there is a sickly moment of dark surprise as you try and readjust the way you thought of things.

- - -

«E se qualcuno pensa che sia un dannato crimine, well: vengano a prendermi. Quello che potevo perdere ormai l'ho perso, e non c'è più niente che possano farmi, adesso.»

- - -

«Smettila, ti fai male.»

- - -

«Devi sapere questo: che io vi ho voluto, e che io vi ho amato. E che mai nessun dolore e mai nessuna tragedia o malattia potrà mai togliermi la gioia di avervi conosciuto.»

- - -

«I never stopped caring... I'm pretty sure I never will.»

- - -

«I'm so so sorry, baby girl.»
«Don't say that. Don't ever say that again.»

- - -

Cara Miramàr...


- - -


Mama there's wolves in the house
Mama they won't let me out
Mama they're mating at night
Mama they won't make nice

They're pacing and glowing bright
Their faces all snowy and white
Bury their paws in the stone
Make for my heart as their home

They tumble and fight
And they're beautiful
On the hilltops at night
They are beautiful

Blazing with light
Is the whitest and the tallest and the biggest one
She's muscled and fine
When she runs

They're tearing up holes in the house
They're tearing their claws in the ground
They're staring with blood in their mouths
Mama they won't let me out

They tumble and fight
And they're beautiful
On the hilltops at night
They are beautiful

Blazing with light
Is the whitest and the tallest and the biggest one
All muscled and fine
When she runs

Mama there's wolves in the house
Mama I tried to put them out
And mama I know you're too wise
To wait till those wolves make nice

domenica 26 marzo 2017

Ashes! Ashes! (fifth and last)



Una donna bionda dal profilo texano, abiti alla moda, abbronzatura californiana. Tiene un microfono in mano come fosse una cronista (non lo è). Sta in piedi di fronte alla telecamera. Il paesaggio, alle sue spalle, è la villa di Rachel Carson, a Beverly Hills. La donna (trent'anni? Forse anche di meno) deve scacciare le altre troupe dalla sua inquadratura - ce ne saranno una decina raccolte attorno ai cancelli della villa -, poi mima un'espressione grave. Inizia a parlare quando il suo cameraman le rivolge un pollice alto e nella cuffia sente la voce dell'host dello scadente programma televisivo 

- Solo oggi è stata resa nota al pubblico la morte improvvisa di Tirunesh Sherman, nota alle cronache per essere una delle due figlie adottive della plurinominata agli Oscar Rachel Carson e di Sally Sherman, una delle rockstar più celebri della scena punk dei primi anni Ottanta. Secondo indiscrezioni non confermate, Tirunesh Sherman sarebbe morta nella notte di venerdì, poco prima dell'alba, a causa di un male incurabile e la famiglia avrebbe avuto un funerale privato nella mattina di sabato.

Si ferma. Ascolta nell'auricolare, in differita di pochi secondi, l'host del programma. 

- Sì, entrambe le gemelle Sherman sono state adottate quando erano ancora bambine, e hanno sviluppato entrambe il gene mutante. Mirabe Sherman, attualmente situata in Philadelphia, è pressoché fuggita da Los Angeles dopo la sua disastrosa corsa a sindaco della primavera del 2024, e ci risulta abbia da poco scritto un libro con una casa editrice locale su come separare gli umani dai mutanti. Tirunesh è stata meno presente sulla scena politica e sulla scena in generale, molti dicono a causa della sua deformazione permanente: un paio di ali che non era in grado di ritirare. Aveva comunque pubblicato una piccola raccolta di poesie di recente.

Si ferma di nuovo. Una folata di vento le disturba la capigliatura, ma a Los Angeles fa caldo.

- Le nostri fonti, non confermate, sostengono che sia Mirabe Sherman che suo padre, Sally Sherman, fossero a Los Angeles quando Tirunesh è morta, ma impegnati in una festa e non quindi al suo capezzale nella Clinica che la seguiva ormai da anni, dove sarebbero arrivati solo diverse ore dopo il decesso. Mirabe Sherman al momento sarebbe già ripartita per Philadelphia, mentre la famiglia è raccolta in cordoglio nella casa materna, a Beverly Hills e, oh...

Il gesto con cui indica la villa alle sue spalle la fa girare, facendole vedere un ultratrentenne con i capelli troppo lunghi per essere una persona seria, che apre il cancello e stringe la mano attorno a una mazza da baseball. 

- Possiamo vedere alle nostre spalle Titus Red, frontman dei Cons, la band-rivelazione dell'ultimo decennio. E' noto a tutti all'interno di Hollywood come Red sia ormai da tempo, oltre che impegnato tra alti e bassi con Mirabe Sherman, una sorta di figlioccio di Sally Sherman, che ne ha seguito e aiutato la carriera fin dai prim--

Si deve interrompere quando Marc inizia ad avanzare verso la troupe di Star Snooper brandendo la mazza da baseball come se fosse pronto a battere il fuoricampo della sua vita. 

- Ti ho detto che ti devi togliere dai coglioni, Alex!
- Questa non è proprietà privata, lo sai come funziona...
- Funziona che sto per aprirti quella cazzo di testa di merda che ti ritrovi.
- E' suolo pubb-- ehi ehi ehi!

Indietreggiano tutti quanti come un'onda quando la mazza si abbatte contro una delle videocamere piantate su un cavalletto. Un'attrezzatura da tremila dollari.

- Che è, Titus, la ragazza t'ha mollato di nuovo?
- La pianti? Non lo vedi che è matto?

Il secondo è il parabrezza di uno dei furgoncini, e se non si decidessero ad andare via il terzo potrebbe forse davvero essere il ginocchio di qualcuno. Marc lo rende chiaro puntando la mazza da baseball in avanti, come una spada.

- Siete dei fottuti sciacalli - dice senza mezzi termini - e se non vi togliete di dosso dagli Sherman lascio perdere la musica e passo il resto della mia vita a rovinare la vostra. Giuro su Dio.

- - -

Austin ha acconsentito a tenersi Martie per un po', questo dovrebbe darle almeno un po' di tempo. Si richiude la porta dell'appartamento alle proprie spalle, e si chiede per un attimo se non avrebbe fatto meglio a restare almeno qualche giorno, come sua madre l'ha supplicata di fare. Marc voleva seguirla, ma alla fine gli ha chiesto di restare indietro, assicurarsi di stare un po' con Jules e di infilare Sally nell'ennesima comunità di recupero.

Dal suo trolley formato bagaglio a mano prende una cosa soltanto, Hollow Bones. Rilegge la dedica ("a chi mi somiglia") e sfoglia le pagine fino a ritrovare una delle ultime poesie. Le è rimasta incastrata nella testa, e per mesi si è chiesta a chi Tiru stesse parlando. Tirami fuori, non puoi impedire che tutto questo succeda? Chiudi le porte e tienili fuori. Dissotterrami, non avresti potuto impedire che tutto questo succedesse? Dissotterrami da sotto la nostra casa. Forse pensava che l'avessero già sepolta, che si fossero tutti rassegnati alla sua assenza. Forse è caduta e si è rotta ogni cosa, forse è caduta perché qualcosa si è rotto. Forse è inciampata perché non ce la faceva più a camminare sul terreno, quando tutto del suo corpo era costruito per non toccare mai nulla di più concreto del vento.

Forse sarebbe dovuta rimanere in ospedale con lei. Chiudere gli occhi con lei, oppure soltanto chiuderle gli occhi e basta. Non avresti potuto impedire che tutto questo succedesse? Forse no, ma avrebbe potuto provare con un po' più di ostinazione.

- - -

Pull me out. 
Can't you stop this all from happening?
Close the doors and keep them out.

Dig me out,
Couldn't you have kept this all from happening?
Dig me out from under our house.

Tirunesh Sherman,
dalla raccolta "Hollow Bones". 


venerdì 24 marzo 2017

Ashes! Ashes! (2)

Los Angeles

Riescono ad arrivare quando non ha ancora fatto alba, fuori ci sono dodici gradi ma nella struttura ospedaliera se ne sentono almeno ventidue (Marcus prometterebbe che ce ne siano almeno trenta). Possono vedere Tish da dietro un vetro, ma quando Marc le prende la mano per portarla dentro,lei tentenna. Lo guarda con occhi enormi e confusi, e aspetta che sia invece sua madre a uscire fuori. Jules invece rimane a dormire sulla poltrona, tenendole un solo dito sotto il palmo inerte.

- Pensano che sia caduta proprio a causa di una frattura della caviglia, ma il colpo ha fatto il resto... mi sono scritta tutto, sto chiamando medici esterni perché non mi fido, e...
- La seguono qui da quando aveva vent'anni.
- Ciò non significa che...
- Ma che ti hanno detto?
- Che è come se si fosse schiantata contro un muro all'interno di una macchina lanciata in velocità. Ha un polmone perforato dalle costole... ti rendi conto? Per una stupida caduta...
- Dov'è Jake?
- Non lo so, Mirabe.
- Non hai chiamato papà?
- L'ho chiamato, non risponde.
- Bea che dice? Hai chiamato Bea?
- E' sempre la solita storia... non c'è mai, quando serve. Non c'è mai.
- Mamma, hai chiamato la compagna o no?
- No.

Mare si trascina le dita tra i capelli con uno sconcerto incredulo che Marc raccoglie bene poggiandole una mano al centro della schiena e conducendola via. Prendono ognuno il proprio cellulare all'unisono, ma è Mare la prima a chiamare. Deve far squillare il telefono almeno per cinque minuti prima che Bea risponda, in sottofondo il pianto di un bambino molto piccolo.

- Bea, sono Mirabe. Sally è lì?
- Eh?
- Mi puoi passare mio padre, per favore?
- Mirabe?
- Sì, sono io.
- Oh, scusa, no... no, Sally non è ancora tornato, scusa.
- Sai dove andava?
- All'Hendrix Club, ma ormai sarà già chiuso...
- Sai con chi stava?
- I suoi amici...
- Ne ha molti.
- Ma va tutto bene?
- No. Quali amici te lo ricordi?
- No... ma è passato a prenderlo quello col garage enorme... come si chiama.
- Quello con tutte le macchine, intendi?
- Sì, lui.

Le riattacca in faccia involontariamente: di dirle ciao se ne è dimenticata. Quando alza lo sguardo, Tish oltre il vetro è attaccata a un respiratore. Marc le sfiora una spalla.

- Sta con il monaco? Vado a prenderlo io.
- Vengo pure io.
- Tu resta qui con Tish e con tua madre... e con Jules, okay?
- No. - Mare scuote il capo con energia, mentre si sente sotto le piante dei piedi il prurito del tempo che stringe, un'ansia istintuale prima di tutto - lo porto qui, dovrebbe stare qui. Vengo con te.

Marc vorrebbe farle cambiare idea, ma mentre cerca le parole lei si è già fatta dare le chiavi della macchina di Rachel e sta ripetendo a bassa voce quanto le ha detto lei: settore giallo, zona E, la Prius gialla che si è regalata come premio di consolazione dopo essersi fatta soffiare l'Oscar.



giovedì 23 marzo 2017

Ashes! Ashes! (1)


Torna a casa tardi, col bisogno di togliersi di dosso l'odore dell'insuccesso. Non sveglia Marc che sta dormendo sul divano insieme a Martie, e si dimentica anche di mettere sotto carica il cellulare spento.

Quando esce dalla doccia, Marc si è svegliato e tiene in mano il proprio iPhone.

- Dov'eri?
- Con degli amici. Che succede?
- Tish.

Lui ha ancora gli occhi impastati dal sonno, le parole gli incespicano in bocca anche prima di superare i denti.

- E' caduta... lungo delle scale, è caduta.

Mare sbatte le palpebre. Ciò che per chiunque altro liquiderebbe con uno schiocco di dita, assume proporzioni catastrofiche quando si parla di ossa tanto fragili.

- E'...? 
- In ospedale. Mi ha chiamato Jules, tua madre è già lì.
- Sally?
- Lo stanno cercando.

Si trascina una mano tra i ricci bagnati. Marc fa lo stesso, pettinandoglieli indietro.

- Fai una valigia, ok? 
- Ok...
- Io raccolgo un paio di favori e chiamo un Uber.
- Ok...
- Ci sei?

Mare alza gli occhi stralunati sul viso di lui.

- Non lo so.
- Devi esserci. 
- Ok.
- Andrà tutto bene. Torniamo a casa per un paio di giorni, giusto per vedere che sta bene. Ok?
- Ok.
- Ora fai la valigia.

Mare annuisce. Fa un passo indietro, poi si ricorda di qualcosa. Ne fa uno speculare in avanti, bacia Marc mentre le tremano i polsi di paura, poi lo lascia. Nella valigia si scorda di metterci tutte le cose fondamentali, ma ci infila dentro la propria copia di Hollow Bones.


* * *

Ring-a-round the rosie,
A pocket full of posies,
Ashes! Ashes!
We all fall down.



martedì 7 marzo 2017

California Bride


Suo padre è il più facile.

- Hai letto il mio libro?
- Certo che sì, è sul mio comodino. Se sempre così brava. Questa settimana lo finisco. Di che parla?
- Non l'avevi già iniziato?
- Certo, certo, intendo come finisce. Vado a pensare in spiaggia dieci minuti, se tua madre mi cerca dimmi che non mi hai visto.
- Mia madre...?
- Bea, intendo Bea. Ci vediamo dopo, baby girl.

E se ne va.

- - -

La discussione con sua madre avviene il giorno prima. Va lei a prenderla in macchina all'aeroporto. E' dietro il volante in un'utilitaria senza autista: già questo dovrebbe farle squillare qualche allarme dietro la nuca, e lo fa. Carica la propria valigia in macchina, ignorando i paparazzi che seguono Rachel Carson ovunque. Non le chiede nemmeno se è stato un buon viaggio. Rimangono in macchina in silenzio, finché non è lei a decidere che è ora di parlare.

- E' la tragedia di ogni genitore adottivo. Dai un figlio ogni cosa, ma non è mai abbastanza. Ogni volta che qualcosa andrà male, nella sua testa starai competendo contro l'immagine idealizzata dei suoi genitori naturali. E non importa quanto fossero terribili, inadatti, infelici: vinceranno sempre loro.

Mare rimane in silenzio, si guarda le ginocchia.

- Certo, la maggior parte delle persone non deve poi vedere il proprio dolore romanzato, e il suo personaggio incattivito perché possa essere un buon villain in un libro.
- Non è quello che ho scritto.
- Non lo è? Tutto ciò di cui i giornali hanno parlato negli ultimi due giorni è di quanto Sally Sherman e Rachel Carson siano stati genitori inadeguati.
- Non sono giornali, sono tabloid.
- E se posso capirlo per tuo padre, io ho fatto tutto ciò che ho potuto, Mirabe. Sono stata lontana dall'essere perfetta, ma vi ho dato una casa, vi ho pagato un'istruzione eccellente, vi ho permesso di esplorare ogni cosa che voleste fare, comprese quelle che non capivo. A nessuno è concessa una vita perfetta, Mirabe. Ma se una vita perfetta esiste, la tua ci si è sicuramente avvicinata.

Mare non risponde. Punta un gomito contro il finestrino e si sfiora la fronte con le dita. Guarda la strada scorrere per un lasso di tempo che sembra infinito.

- Hai fatto tutto quello che hai potuto. Non ho più l'età per avercela con te per non essere una persona diversa da chi sei, mamma. 
- Ce l'hai con me perché sono un'umana.

La voce di Rachel trema di rabbia.

- Perché pensi che io non possa capirti. Non ho bisogno di leggerlo in un libro per sapere chi sei. Anche se vuoi creare una Nazione tua pur di tenermi lontana... sei mia figlia.

Mare le guarda il profilo. Sono anni che non la vede con gli occhi genuinamente lucidi.

- Sei mia figlia. 

- - -

Forse chiede ad Emma di venire con lei in spiaggia perché non vuole saperla sola, forse perché vuole mostrarle chi è veramente (una persona con un paio d'ali). Forse vuole dimostrare a se stessa che può fidarsi di un'umana al punto di usare i propri poteri di fronte a lei senza temere di essere denunciata all'SCF. Tish, più tardi, le dirà che Emma le piace, mentre Little Rob, l'agente di suo padre che la conosce fin da bambina, le dirà che non si è perso l'acume di presentarsi al matrimonio con una donna (abbastanza da stuzzicare l'interesse voyeur dei media) ma umana (abbastanza da rassicurare sul fatto che non sia fatta della pasta dei genocidi, e che gli umani non hanno motivo di temerla).

Pensa a Routh tutta la sera. Ha messo anche il suo nome sul biglietto del regalo di nozze che ha scelto praticamente da sola. Lei non ha potuto fare a meno di chiedersi se non abbia deciso di andare in California con loro perché avesse percepito che qualcosa sarebbe andato male, che la loro amicizia aveva una data di scadenza. Non riesce a togliersi dalla retina l'immagine impressa delle sue spalle mentre esce da Mutiny un'ultima volta, e non può bere per sfumarne i colori.

- - -

Ma quella mattina, quando è pronta ad andare a dormire esausta dal volo con Tish stretta contro il petto, le minacce di Victor tornano a tormentarla. Più ancora che la paura di essere scoperta, più ancora che l'istinto di sopravvivenza, è la sensazione di isolamento a tenerla sulle braci. A farle male. Mutiny non ha più l'aspetto che aveva una volta, e per tutti quelli che sono arrivati altrettanti se ne stanno andando. Ross seguirà Routh, ne è quasi sicura. Nicholas è ormai lontano da più tempo di quanto riesce a ricordare, dalla questione del Quartiere Mutante, e forse questa goccia sarà quella che farà traboccare il vaso della sua tolleranza. In California non è più la benvenuta, ha perso Marc per colpa propria, e ora anche il cuore delle operazioni della Fenice è diventato un posto poco sicuro. Inara l'ha pregata di non andarsene, le ha garantito che non avrebbe risolto nessun problema così. Che con il tempo. Mentre Victor accusava Zelda Cassidy di essere sfuggente e indegna di fiducia, Mare Sherman si rendeva conto di non conoscerlo, di non conoscere veramente nessuno tra quelle quattro mura. Di non avere nessuno, e di non poterlo avere senza correre rischi a cui non è disposta a cedere.

- - -

Allora va da Marc. Emma è andata a dormire e così Jules e Tish, piena di lividi ma felice. Affonda le dita nella sabbia e gli dice: "parliamo". Lui, con la cravatta allentata e la giacca tutta sgualcita, si trascina i palmi sul viso e dice "sono stanco di parlare". 

"Ok", lei accetta docilmente. "Allora non dire niente. Torna sulla East Coast con me. Vivi nella mia casa, dormi nel mio letto, porta a spasso il mio cane quando io non posso." Marc soffia tra i denti un sorriso frastornato. All'orizzonte albeggia.

- Pensavo fossi lo stronzo per cui non ci sarà posto nel tuo fazzoletto di terra di merda per soli mutanti.
- Non ci sarà. E' per questo che dovremmo stare un po' insieme, intanto che possiamo.
- Come faccio a sapere che non cambierai idea da qui alla Pennsylvania?
- Te lo prometto. Stai incidendo un album a New York, tutto s'incastra.
- E perché pensi che io sia disposto a darti un'altra chance? Dopo tutto questo.
- Perché io ne ho date tante altre a te.

Il giorno prima, in un'intervista, il giornalista di Rolling Stone gli ha chiesto ironicamente come ci si sentisse a traumatizzare così tanto le proprie fidanzate da spingerle a teorizzare la creazione di una Nazione che sia a lui virtualmente irraggiungibile e poi, più seriamente, con un ammiccamento complice, gli ha chiesto come fosse stare come una mutante. Tra le lenzuola. Lui ha riso ed è stato al gioco, ha raccontato un aneddoto piccante senza fare nomi, e si è reso conto che avrebbe dovuto sentirsi in colpa solo diverse ore più tardi. Gli ha ricordato di non essere mai stato perfetto, e allo stesso tempo con quale odiosa ossessione quella donna gli è rimasta nella vita.

- Allora, vieni? Ti ho già comprato il biglietto.

Lui le passa un braccio dietro la schiena e sospira, continuando a guardare il cielo senza risponderle.



domenica 29 gennaio 2017

You, Me (1)

REPERTO A

Giugno 2012, Health Clinic Garden, California

- Secondo me è una cazzata che è nata in testa a tua madre... stavi bene, stavi lavorando.

Marcus è un ragazzotto senza rughe tra i ventitré e i ventiquattro anni, e quanto è successo negli ultimi mesi gli pare ridicolo. Lui e Mare Sherman si conoscono da nemmeno un anno, ma nella loro amicizia hanno bruciato le tappe, e lui è sempre stato brillante nel conquistare l'attenzione. Tamburella le dita sul tavolo che li divide, guardandosi attorno con diffidenza. Gli sembra l'ora di visita di una prigione di bassa sicurezza.

- Tu come stai...?
- Dico, ti prendono e ti buttano in questa gabbia e tu dovresti starci? Tu come ti senti? Ti senti bene, no?
- Sì... sì, certo. Non dovrei essere qui, sto bene.

Mare Sherman sorride. Ha diciassette anni e alle spalle mesi a girare il film che sicuramente la metterà sui radar di Hollywood, al Sundance Film Festival, chissà che non riescano ad arrivare ai Golden Globes. Sta già pensando agli abiti. Si avvolge le braccia sotto il petto e stringe. E' sottile, tutta spigoli.

- Insomma è normale che tu sia dimagrita, te l'hanno chiesto per il film, era contrattuale, no? Non che io ci capisca un cazzo...
- Il film l'hai visto?
- Sì, come no. Ci sono andato due volte, era pieno.
- A te è piaciuto?

Marc sorride di un sorriso obliquo, molesto.

- Damn you were hot in that. Sono dovuto andare a farmi una doccia fredda, quando sono uscito dalla sala.

Mare ride piano, a Marc sembra lusingata, ma anche distratta. Forse per quello le prende un polso e le passa le dita ruvide di calli sulle nocche, senza rendersi conto che sono bluastre.

- E se ti porto via di qui? 

Mare lo guarda in silenzio.

- Facciamo un viaggio, ho la macchina parcheggiata qua dietro.
- Per andare dove?
- Ovunque.
- E' un po' generico.
- Tijuana, andiamo a Tijuana.

Mare ride.

- Che cosa c'è a Tijuana?
- Noi, appena arriveremo.
- Non so, Marc... hanno una politica poco permissiva, qui.
- Meglio: sarà una fuga, come nei film, mh? Ti va?

Le tamburella i polpastrelli sulle nocche, esigendo una risposta. Mare oscilla il capo, guarda indietro. Ha capelli ricci e lunghi, gonfi, ma prima non erano così secchi. Torna a guardare lui. Sorride.

- Ok.

- - -

Dieci giorni dopo, Sally Sherman è irreperibile, ma Rachel li raggiunge all'ospedale di San Diego in tempi record. Mentre delle infermiere ragionano tra loro se sia il caso di chiederle un autografo adesso o più tardi, Marcus la accoglie freneticamente colpevole, alzandosi in piedi non appena sente il rumore dei suoi tacchi. Terrorizzata dalla telefonata che ha ricevuto poche ore prima, gira su se stessa alla ricerca di medici che, con faccia composta e voce placida, la rassicurano più tardi che sua figlia dovrebbe essere fuori pericolo, ma ha bisogno di un serio programma di recupero perché l'insufficienza cardiaca che le ha fatto perdere conoscenza avrebbe potuto facilmente ucciderla. Marcus ascolta da lontano le sillabe gra-ve-de-nu-tri-zio-ne scandite più volte, e gli gira la testa con una violenza che farebbe pensare stia per avere un'insufficienza cardiaca anche lui. Superato il terrore di aver ucciso Mare, rimane l'ansia sibillino di aver quasi ucciso Mirabe Sherman, l'unica persona che conosce in grado di prendere i suoi sogni feroci, modellarli nella creta e renderli realtà.

Si intrufola nella stanza ore dopo, quando Rachel si allontana per prendere un caffè. Lei è attaccata a un respiratore, la vista gli fa stringere lo stomaco. Si ferma al fianco del suo letto e le accarezza le dita. Sono blu, ed è la prima volta che se ne rende conto. All'improvviso tutte le cose che ha ignorato si compongono in un quadro che rende un'immagine così chiara da farlo sentire un'idiota per non averla vista. L'insonnia la notte, le occasionali vertigini, il respiro affaticato, l'assicurazione di aver già mangiato. I brividi costanti nonostante i venticinque gradi di Tijuana.

L'immagine rubata dalla porta schiusa del bagno, uno scorcio di lei seminuda che si misura il girovita con i palmi aperti, guardandosi allo specchio. La ferita tra le scapole e le costole esposte a una luce bianca, impietosa. E poi, due giorni dopo, il modo in cui gli occhi le si sono ribaltati nel cranio un attimo prima che cadesse sulla soglia del bar in cui stavano entrando.

Vorrebbe sedersi accanto a lei, ma ha paura di fare un movimento sbagliato e romperla. Per cui rimane al suo capezzale, in piedi come uno stoccafisso, finché Rachel non è di ritorno e lo caccia a male parole, dicendogli di togliersi di torno e di non farsi più vedere.


martedì 10 gennaio 2017

Graceful Roots


Quando incocca lo sguardo con Benedict, spera in cuor suo che la colpa sia sua - e lui deve star pensando la stessa identica cosa. La responsabilità è una brutta bestia, e lei non vuole quella di aver quasi ucciso Routh Graced, di nuovo. Ha indugiato fuori dalla porta perché temeva di trovarle finalmente giustizia, ma invece nei suoi occhi appannati dall'anestesia ha trovato l'unica cosa che lei le abbia mai donato: grazia. Pur pensando di non meritarsela, le si è stesa accanto e le ha raccontato di sua madre, la prima, quella di cui non pronuncia il nome da anni e che da anni si è guadagnata un tiepido oblio nella sua memoria. Ma per Routh la rispolvera, e a Routh la offre, forse perché in fondo non ha più davvero nulla da darle.

In Emma c'è qualcosa di schiettamente pulito. Chiusa nell'abitacolo della propria berlina, si lascia irretire dai suoi lineamenti, dalle sue parole. Immagina quanto deve star bene in un abito da cocktail, le chiede conto della sua vita e poi consegna frammenti della sua, cercando di strapparle una reazione contrariata. Ma non le trova niente di simile addosso: dice, anzi, di poter capire. La sta blandendo, le sta dando corda? Oppure è sincera? Quando dice di aver imparato ad accettarsi così com'è, Mare sente per un attimo il bisogno di misurarsi il girovita con le mani. Invece fuma. Dovrebbe davvero smettere. Due ore dopo, quando è di nuovo in macchina, fa ripartire il Greatest Hits di Sally Sherman e inizia a cantare con lui.

I saw my baby, she was turning blue, oh I know that soon her young life was through. And so I got down on my knees, down by her bed, and these are the words to her I said: everything will be all right, tonight, everything will be all right. Mentre la canta tamburella con le dita sul volante, rilassa la nuca sul poggiatesta, guarda nello specchietto retrovisore gli abbaglianti che rischiano di accecarla. Cosa ha vissuto Sally prima di Hollywood? Quando era un'adolescente dovette chiederlo a sua madre, e quando lei evase la risposta andò su internet e guardò ogni singola intervista che avesse mai rilasciato negli ultimi quindici anni alla ricerca di qualche indizio. Sapeva fosse del Michigan, e il nome della sua città natale. Sapeva fosse arrivato in California senza un quattrino - riguardando indietro, ha sempre pensato fosse il motivo per cui fosse sempre andato d'accordo con Marc -, sapeva che era quasi morto più di una volta - altre ne sarebbero venute con lei al suo capezzale -. Ma perché non sapeva neanche se suo padre avesse dei fratelli, dei nipoti? Perché non aveva mai conosciuto i suoi nonni? Perché, pur conoscendo a memoria il suo intero repertorio, non sapeva di chi parlassero metà delle sue canzoni?

Jake è un uomo molto infelice e molto insoddisfatto, è per questo che a volte si comporta in maniera... eccentrica, o pericolosa. Per favore, non pensate di entrarci nulla: certe cose vengono da prima di voi. Rachel le aveva messe a sedere e aveva spiegato loro, nel modo più semplice che potesse riuscire a inventare, i motivi del divorzio. Mare ne aveva guardato le lacrime trattenute a stento senza particolare trasporto, e si era invece chiesta se avrebbe dovuto spiegare a sua madre che anche loro, lei e Tish, avevano cose che venivano prima di voi. Prima di Berverly Hills c'era stata San Bernardino, e prima di Jake "Sally" Sherman e Rachel Carson c'erano altre facce, altre persone, un intero universo affettivo scadente agli occhi dei servizi sociali, ma più che sufficiente per le gemelle...

... Le gemelle Sherman, le bellissime gemelle Sherman. Mancano poche settimane al matrimonio di Tish, e Rachel è riuscita a convincerla a sposarsi a L.A. chiedendole quasi in ginocchio di permetterle di organizzare una festa vera, una festa con tutti. Mare può immaginare Tish vibrare di incertezza, ma alla fine accettare, decidere di fare felice i suoi genitori un'ultima volta, e forse la prima da anni e anni a questa parte. Ci saranno tutti. Un universo che si è lasciata alle spalle e che dovrà riprendere in mano. Una persona che ha smesso di essere da tempo, e a cui da tempo le fa male pensare. Un universo di possibilità chiuso senza che nessuno a parte lei ne sia a conoscenza.

Le rivoluzioni partono da dentro, e la prima avvocatessa della rivoluzione ha ribaltato la sua vita come fosse un vecchio materasso troppo impolverato. Cos'altro avrebbe potuto fare? Rassegnarsi ad avere figli che non potrebbe comunque vedere crescere, sposare una persona destinata a rimanere vedova e poi sedere alla finestra, alla finestra guardare il suo popolo in catene, i suoi figli umiliati, la sua intera identità demonizzata.

Per essere un uomo irrequieto, Mel è sorprendentemente paziente quando si tratta di aspettarla. Se non risponde a casa, sala di un piano e attende nel quartier generale di Mutiny. Si siede e legge. Oppure si alza e legge, o a volte spalanca la finestra che dà sul balcone e fuma. L'ultima volta Mare è arrivata quasi a urlargli quanto fosse sconsiderato, ma nel retro della testa aveva solo la preoccupazione di sprecare il riscaldamento. Quando supera l'uscio, però, lo fa di solito con un sospiro profondo, dopo essersi psicologicamente preparata alla fatica intellettuale che la aspetta. Mel le sta probabilmente tirando fuori la migliore cosa che abbia mai scritto in vita sua, ma il processo è tra i più sfibranti e dolorosi che abbia mai affrontato. Sii più sincera, le ha detto. Non trattenerti, scrivi la verità. La verità l'ha scritta sul suo portatile, ma non ha salvato il documento. Dieci pagine cancellate una parola alla volta. La verità è per chi non ha niente da perdere.

La Cittadella, le è piaciuto chiamarla così. La Cittadella verrà presto rasa al suolo, non ne ha alcun dubbio. Su un tetto gelido e con un volto diverso, gli ha chiesto se non ha paura, e poi gli ha confessato di essere lei per prima terrorizzata. L'idea di perdere lui o Inara le stringe lo stomaco in una morsa di sgomento anticipato. Non vuole pensarci, forse per quello impegna ogni muscolo che ha a resistere al freddo. Ma non può fare a meno di oscillare di lato, cercare il punto di calore più vicino. Se Heldrich Frost è di ghiaccio, Cassidy è ancora fatta di carne e sangue. Il suo corpo è modellato su una fantasia condivisa, una linea giunonica, con braccia e gambe solide e forti, capaci di prendere ogni colpo e non rompersi. Mentre si assottigliava ogni settimana di più, facendo chiedere ai suoi medici se non sarebbe morta presto, Mare sognava di essere alta e bella, con spalle larghe e le costole nascoste da...

Da carne. Carne e sangue, Zelda Cassidy è più reale di quanto lei non sia mai stata.  E quando chiede a Heldrich Frost se lui non è forse di ferro, sotto la pelle, lui risponde dovrei esserlo. Ma non lo sono.



Sally Sherman
vari anni fa

giovedì 8 dicembre 2016

Light Headed


"Hai controllato il cellulare ogni cinque minuti per tutta la sera."
"Scusami mamma, hai ragione. Aspetto notizie importanti."
"Che tipo di notizie?"

Mare scuote appena il capo e ripone l'iPhone nella minuscola pochette che ha con sé, allargando lo sguardo di lato sulla vista di New York dall'alto che poche sale in tutta la città offrono. Manhattan è un'isola molto piccola, e la serata di gala a cui si trovano (un altro evento per nutrire i bambini in Africa tramite grandi operazioni di beneficenza che risolvono un problema temporaneamente distruggendo allo stesso tempo le infrastrutture locali) un'isola ancora più piccola, popolata da grandi personalità e, più in generale, gente con molti soldi. Mare ha accettato di partecipare insieme a sua madre e al suo compagno - uno dei più famosi compositori di colonne sonore per Hollywood - alla serata sperando di individuare tra i partecipanti qualcuno che possa essere interessato a investire in Mutiny, ma fino ad ora tutti i suoi tentativi sono falliti.

Ha un vestito verde, un trucco volutamente eccessivo sugli occhi che si arrampica lungo le tempie e prende anche parte dei capelli. Ha anche incrociato Marcus, al suo braccio una bella modella che ha ben imparato a fingersi frivola per compiacere gli uomini che se la portano in giro come fosse un accessorio. Bea, la compagna di Sally, le è sempre sembrata lo stesso tipo di persona, e il fatto che avesse due anni meno di lei non ha mai aiutato. Quando le tamburella su una spalla sarebbe quasi tentata di non voltarsi, ma poi le sussurra che c'è bisogno di lei al piano di sopra. Mare si scusa, sorride, e la segue fuori dalla sala.

L'ampio terrazzo è vuoto: è troppo freddo perché qualcuno vi si avventuri. Mare rabbrividisce, si massaggia le braccia scoperte, segue il gesto con cui Marcus, incerto sulle proprie gambe, le suggerisce di avvicinarsi. Sally Sherman è seduto sul parapetto, ha una bottiglia di champagne in mano trafugata di nascosto e oscilla il busto verso il vuoto, un codino di capelli biondi e un bel completo nero con la camicia sgualcita. Mare si toglie le scarpe con i tacchi alti, osserva Bea (ma non le sembra abbia intenzione di avvicinarsi) e quindi si avvicina al parapetto. Lo scavalca, si siede accanto a Sally e sospira, mentre lui le fruga il viso con gli occhi finché non riesce a metterla a fuoco.

"Sono felice di vederti, baby girl."
"Anche io sono felice di vederti, Jake. Che stai bevendo?"
"Una cosina leggera."
"Hai preso qualcosa?"
"Sei la polizia?"

Sally sorride inebetito, Mare sorride a sua volta, agli angoli degli occhi una rassegnazione amareggiata. Ripensa a tutte le volte che ha dovuto salutarlo per mesi interi da passare in riabilitazione, sperando sempre che fosse la volta buona, quella che le avrebbe restituito un padre se non perfetto, quantomeno dignitoso. Gli poggia una mano su una spalla, lui vibra di sorpresa, oscilla in avanti mentre lei lo tira delicatamente all'indietro. Gli infila una mano nel taschino della giacca, tirandogli fuori le sigarette. La prima la accende per lui, gliela consegna. La seconda per sé.

"Come stai, baby girl? Non parliamo più da così tanto... sei sempre così impegnata, e io ho sempre paura di disturbarti, ah? Ma non pensare che mi sia dimenticato di te. Di voi. Te e Tish, siete la luce dei miei occhi, lo sai? La luce dei miei occhi..."

Bea, più indietro, vibra di insofferenza ferita - a casa il figlio ancora neonato che ha avuto con una rockstar con quasi il triplo dei suoi anni. Mare immagina, ma non le importa.

"E lo so che sembrava di no. Io sono fatto così, mi distraggo facile. E quando faccio musica mi perdo, faccio solo quello, e tutto il resto diventa sfumato... ma non è perché non sia importante. Voi due lo siete sempre state. Voi due, e tua madre... non ho mai amato nessuno come ho amato tua madre. Anche con tutte le stronzate che ho fatto. La coca, i tradimenti... quella bella macchina che ti ho perso a poker, ancora racconti la storia quando devi parlare di me, vero? Bel padre del cazzo che vi siete ritrovate. Ma ci ho provato. Non ci sono riuscito, ma ci ho provato... ma voi, tu soprattutto, tu hai preso i geni di tua madre, invece che i miei."
"Temo di non aver preso i geni di nessuno di voi due, Jake."
"E' tutto ciò che un genitore vuole, lo sai? Una connessione con i suoi figli. E hai ragione tu, io con voi non ce l'avevo. Non di sangue, e non artistica, perché tu e Tish siete uscite con una testa così, enorme e piena di cose, mentre io ho sempre suonato con le vene, con la pelle, e la testa ce l'ho sempre avuta vuota. E poi quando abbiamo scoperto delle ali... l'ho capito subito, prima di capirlo con questa zucca leggera che mi ritrovo. Ho capito che sarebbe stata una cosa troppo enorme perché non diventasse la parte più grande della vostra vita, e io non ce l'avevo. Io non potevo capirla. Capire voi. Mi si è spezzato il cuore. E ho rinunciato. Non avrei dovuto, ma ho rinunciato."
"Jake..."
"No, fammi finire. Non sto cercando giustificazioni, ti prego credimi, non sto cercando giustificazioni per tutta la merda che vi ho fatto piovere addosso. Però è importante che tu lo sappia. Perché... perché penso sempre a quello che direte al mio funerale, tu e Tish. Siete due giovani donne meravigliose, te l'ho mai detto? Siete piene di cose, e di parole, di parole enormi e giuste e mi chiedo sempre se quelle parole le spenderete anche per me, o se... ora che non ho più niente da darvi. Ora che siete cresciute senza di me, aspettando che io mettessi la testa a posto, e non l'ho messa. Mi dispiace baby girl."

Mare oscilla le gambe nel vuoto, fingendo di non avere gli occhi lucidi. Marcus la guarda da lontano, può sentirne il cuore sbattergli contro le costole, ma lo ignora. Ignora Bea dietro di loro, anche lei a distanza, abbastanza intelligente da sapere bene come gli Sherman siano una bolla di individui feriti e disfunzionali, ma una bolla impenetrabile nondimeno. Mare fa un altro tiro alla sigaretta, si fa scendere il fumo fino in fondo ai polmoni.

"Quando Marc mi tradì, e finì su tutti i tabloid, ti stava già simpatico, lo trattavi già come fosse un tuo figlioccio. Però prendesti la mazza da baseball che ti autografò quando eri piccolo Nolan Ryan e andasti a spaccargli tutti i finestrini della ridicola Ferrari che si era comprato da neanche un mese. E quando Tish finì in ospedale la prima volta e il chirurgo vi disse che non erano riusciti a ripararle l'ala, minacciasti tutti di denunciarli e poi gli desti un pugno per cui fosti denunciato tu."

Marcus sbuffa una risata esasperata, mentre gli occhi di Sally si irretiscono di lacrime commosse. E' un uomo ormai anziano, pensa lei. Si sporge di lato e gli poggia un bacio dei più affettuosi sulla guancia.

"Nessuno è perfetto, papà. Hai sempre ragionato poco e reagito di pancia, ma hai fatto quello potevi. Mi hai mandato alle migliori scuole e mi hai fatto sempre fare quello che volevo, anche quando non lo capivi. E' tutto ciò di cui avevo bisogno."
"E sei felice adesso? Hai una vita felice, baby girl? Qualcuno che ti ama, e un lavoro che ti piace?"

Marcus sembra irrequieto sulle proprie gambe, lei lo percepisce appena con la coda dell'occhio. Si ricorda di aver lasciato la pochette con dentro il suo cellulare al tavolo, e all'improvviso sente un senso di urgenza scivolarle sulla pelle.

"Sì."
"Me lo giuri?"
"Te lo giuro."

Sally prende un respiro profondo, sorride, spalanca le braccia e si lascia cadere all'indietro. Sbatte una spalla contro il pavimento della terrazza prima che Marcus riesca ad acchiapparlo, ma non è grave. E' pronto ad essere trascinato nel suo hotel da Bea, e Mare lo lascia fare.

* * *

La notte la passa nella suite di Marcus a parlare e a bere alcolici che non potrebbe comprare, tracannandoli senza gusto come se dovesse fare scorta di oblio prima di tornare nel mondo reale. Esagera, e la mattina dopo ha solo un ricordo molto vago di Marcus che le accarezza i capelli nel panico più totale mentre lei piange parole incomprensibili rannicchiata sul pavimento del bagno. Riceve due chiamate: la prima riguarda Routh, la seconda riguarda Benedict. Lo stomaco le viene stretto e contorto da due tenaglie di angoscia che esercitano prese ugualmente salde ma diverse, accomunate da un senso di imminente disastro che la sta rincorrendo ormai da mesi, e che da poche settimane pensava di essere riuscita a scavalcare.

Evidentemente no. Sveglia Marcus e gli chiede molto piano di prendere la sua macchina ridicolmente costosa e accompagnarla a Philadelphia. Lui si lamenta un po', finché non apre gli occhi e la guarda in faccia. Le chiede dieci minuti per vestirsi, ma gliene bastano nove per essere già fuori dalla porta.




venerdì 30 settembre 2016

Bad Credit



"Ve l'ho detto mille volte. Mille. Tua madre é l'unica persona che ha capito che spendere soldi che non si hanno non é mai una buona idea."

L'ufficio di Cornelius Golster é in un bel palazzo a New York. Ne ha un altro a Los Angeles, e nella Grande Mela ci viene non piú spesso di una volta al mese. Mare prende un respiro profondo. Il suo medico le ha detto che con il calare delle temperature inizierá ad avere problemi nel regolare la propria temperatura corporea, con tutta quell'aria gelida che le entra nei polmoni. Di vestirsi pesante. o respirare in maniera piú superficiale. Avrebbe dovuto mettersi un maglione in piú.

"Come pensavi che sareste andati avanti? Tutti i modelli che abbiamo fatto insieme... mi hai fatto lavorare per un mese su delle proiezioni di sostenibilitá economica che prevedevano che la sede fosse un monolocale, non un intero palazzo con clinica medica annessa. Sai solo di assicurazione quanto devi pagare, dopo tutto ció che é successo? Gli ispettori non ci credevano che non te lo fossi mandato a fuoco da sola. Nessuno ci crederebbe."

"Quindi i soldi stanno finendo."

"No: sono finiti, Mirabe. Succede quando investi in progetti senza un business plan e senza una sola buona idea per tirarci fuori qualche soldo. Questa cosa ha succhiato dalle tue risorse, praticamente solo dalle tue risorse, e ora le tue risorse sono finite. Hai bisogno di soldi, e in fretta. Quanto sono generosi i tuoi amici di Los Angeles?"

Lo sarebbero molto. Mare peró oscilla il capo a destra e a sinistra, senza scomporsi, a indicare come chiedere soldi ai suoi "amici di Los Angeles" non sia un'opzione.

"Tua madre, allora?"

"Perché non mi hai ancora proposto Sally? Non ha fatto uscire un Greatest Hits di recente?"


"A Sally dovrei amputare entrambe le mani, se volessi togliermi il problema. É un fottuto irresponsabile... sai cosa ha regalato al figlio nuovo? Una barca. Non una barca da il vecchio e il mare, no, uno yacht a vela di trenta metri che gli é costata quattro milioni e cinquecentomila dollari. Quattro milioni e cinquecentomila dollari e l'ultima volta che l'ho visto si é lamentato della mia parcella. Sai come l'ha chiamata? Dai, prova a indovinare. Provaci, su. No, niente? L'ha chiamata Héritier. Erede. Come quel vino del cazzo che sta producendo in California... no, non farmi neanche iniziare a parlare del vigneto, o non ne esco piú. Tutto questo per dire: non chiedere niente a Sally, Sally non é in grado di darti niente. Scordatelo proprio. Devi trovare un modo per fare soldi, Mirabe, Cristo Santo. Perché non torni nel cinema, eh? Oppure la tv... l'agente di tuo padre mi stava dicendo che pare che Raven Simone mollerá The View a breve, non ti va di fare l'opinionista? Con tutte le cazzo di opinioni che hai, Gesú santo, basta che vai lí, ne spari un paio a settimana e a fine anno stai serena sulle sei cifre, magari sette dopo il primo anno, se al pubblico piaci... a quel punto puoi aprire tutti i Mutiny che ti pare."

"Possiedo oggetti di un certo valore, posso iniziare a venderli."

"Di quanto valore?"

Mare tamburella le dita sottili sul bracciolo della poltroncina girevole. Le cose belle le sono sempre piaciute, é stata educata ad apprezzarle. Si guarda i piedi, sfuggentemente. Indossa scarpe da novecento dollari, e non sono neanche le piú costose che possiede.

"Dimmi quanti soldi mi servono per andare avanti ancora un paio di mesi, e troveró tutto ció che é necessario."

Cornelius la guarda stralunato, esausto. Sta per argomentare qualcosa, di nuovo, ma la soliditá dello sguardo di lei é un muro contro cui si puó solo sbattere.

"Inizio a fare il calcoli."




martedì 27 settembre 2016

Ordinary Day


"E quali sono i momenti in cui il dolore é piú intenso?"

Sempre, vorrebbe rispondere. Anche quando si sente bene, la paura del dolore che arriverá piú tardi le totalizza la mente, le impedisce di concentrarsi su ció che sta facendo.

Invece risponde "la sera". La sua dottoressa appunta qualcosa, lei prende un respiro profondo. "Soprattutto nei giorni immediatamente successivi. A volte non riesco a muovermi. Vuol dire che sta funzionando?"
"Non esattamente, vuol dire solo che sta avendo un effetto. Come sai, non ci sono cure definitive, solo trattamenti. Ed é presto per dire se stiano avendo successo o meno. Deve avere pazienza, miss Sherman."

Lei sospira. Guarda l'orario, é giá tardi. Una volta uscita dalla clinica, chiama Marc e gli dice che dormirá da lui - si dimentica che dovrebbe chiedere, e lui glielo fa notare. La cosa la fa arrabbiare cosí tanto, e in modo cosí irrazionale, che gli attacca in faccia e ignora tutti i suoi successivi messaggi. Invece va a Grand Central e compra un biglietto per tornare a Philadelphia la sera stessa.

Sul treno, é impegnata a leggere il romanzo d'esordio di un'autrice etiope quando un trentenne con una bella mascella squadrata e occhi azzurri le si siede accanto senza chiederle il permesso, e le chiede se non é "quell'attrice mutante di quel film quasi famoso". Lei risponde di no. Lui ride, poggia un dito sulla copertina del libro e la spinge, chiedendole cosa sta leggendo. Lei non risponde. Lui inizia a spiegarle il vero problema con i superumani e come risolverlo. Senza che lei apra bocca neanche una volta, continua a parlare per tutto il viaggio.

Dal momento in cui varca la soglia di Mutiny a quello in cui riesce a salire al secondo piano, dove c'é il suo appartamento, passano due ore. Cade sul divano e accende la tv. Fa zapping finché le news mondane non mostrano il volto di sua madre, in un abito sobrio e costosissimo, mentre parla di fronte a una platea di suoi pari di come sia difficile avere successo nello show biz da donna. Sprofonda un po' piú nel divano e continua a fare zapping, finché non inciampa nella replica di una vecchia stagione di Dancing With The Stars. Ci incontra una faccia conosciuta che le strappa nonostante tutto un sorriso. Quel ballo se lo ricorda, l'ha giá visto su una televisione decisamente piú grande. Si mette comoda sul divano, prende un paio di antidolorifici e si addormenta guardando la puntata, sorprendendosi di come il dolore, almeno per quella notte, non riesca a svegliarla.

sabato 6 agosto 2016

Old Jokes

"Non è stato molto carino", mugugna appena svegliatosi, "mettermi nella blacklist", e non ha tutti i torti.

Lei schiude gli occhi, stende di lato il braccio sano e prende la bottiglietta d'acqua in cui sua madre ha infilato una cannuccia. Fa qualche sorso mentre lo mette a fuoco. "I tuoi capelli sono ridicoli", considera con un sospiro, e Marcus - ma è più noto al mondo come la rockstar dei Cunts, Titus Red - sorride molesto, contento di avere a che fare con la Mary che conosce piuttosto che con una palla di piume ferita e depressa. Forse, da qualche parte, sa che ciò che Mirabe mostra e ciò che Mirabe sente sono concetti che di rado camminano parallelamente, ma in fondo non gli importa.

Lei, d'altra parte, gli ha sempre perdonato tutto. Non gli dice niente - se non un mugolio un po' sofferto - quando lui le si va a schiantare accanto, sul letto, e le circonda la testa tra le braccia baciandole l'occhio sano (a schiocco) e quello pesto (più delicatamente). Una tale invasione del proprio spazio personale Mare l'ha concessa di rado, e mai con la naturalezza vagamente rassegnata che adopera ogni volta che Marcus le gira attorno.

"Ma non ti fa schifo scoparti un vecchio?" lamenta lui, fingendo una vaghezza che non gli appartiene, un trucco che lei potrebbe presto riconoscere se non avesse la testa appesantita da antidolorifici e dolore troppo forte per essere sopito dal mix di farmaci che le gira nelle vene. Invece di negare, gli dice che "un giorno saremo vecchi anche noi". Marcus sorride. "Ma io a quarant'anni avrò fatto abbastanza soldi da mettere la testa a posto, honey bee, pretty punk: ti sposerò e faremo una marea di bambini di cui incasineremo il cervello insieme. Gli diventa duro almeno? O devi passare le ore a ballargli intorno?" Le bacia una guancia e poi il collo, mentre il petto di lei singhiozza l'intenzione di una risata. "Non ti sposerei fossi l'ultimo uomo rimasto al mondo, Marc." Ruota il capo e gli poggia le labbra sulla tempia, spingendo con la testa per allontanargli la bocca dalla propria pelle.

Lui si vendica stampandole un bacio sulla bocca un attimo prima di rotolare giù dal letto. Si rialza sbuffando, dopo aver fatto a tentoni un metro pieno, e la prima cosa che fa è solleticarle la pianta dei piedi per farla mugolare di fastidio deliziato. "Vai a chiamare qualcuno, mi sta scoppiando la testa." Marcus le fa il verso e ciondola fino alla porta. Proprio mentre sta abbassando la maniglia, Rachel Carson fa il suo ingresso, impeccabile come suo solito. Guarda Marcus, e il suo sguardo basta - come al solito - a farlo schiacciare contro un muro. Poi cerca sua figlia, la vede sorridere ammaccata dal dolore di un'emicrania. "E' successo qualcosa alla sede del Philadelphia Doubter", la informa, ma è solo un preambolo: "questa città è piena di squilibrati, appena ti dimettono torni in California con noi." Marcus sorride tronfio, mentre il cuore di Mare Sherman sprofonda nel buco nero del terrore. "Una volta tanto", dice lui, "sono d'accordo con la signora."


lunedì 1 agosto 2016

Sleeping Beauty

Estate 2014
Los Angeles

"Ma non capisco", continua a dire suo padre. "Stava bene, stava molto meglio..."

La faccia del medico è grigia. Le pareti sono grigie, le mattonelle del bagno sembravano grigie, l'acqua nella vasca invece era rossa. Mare sta pensando che le interesserebbe leggere studi che associno i colori a determinate reazioni emotive: il rosso è allarme. Quando appare sulla correzione di un saggio, su un semaforo lampeggiante o sulla pelle di una persona, è utilizzato sempre per segnalare pericolo. La sta guardando dalla parte sbagliata (che sciocca, non ragiona bene): il rosso è ripreso nelle creazioni umane perché vuol dire pericolo in natura, perché è il colore del sangue e il sangue visibile vuol dire ferita (almeno nella società patriarcale: nota a margine, forse da qualche parte c'è lo spunto per un saggio da presentare alla sua professoressa di pratiche di biologia nella società contemporanea).

"Quello che è importante capire", spiega il medico con la faccia grigia, "è che non sono mai casi isolati. Una larga percentuale delle persone che tentano il suicidio, fallendo, lo ritentano almeno una volta nei mesi successivi. E' quindi importante affiancare a un percorso psichiatrico e farmacologico anche un controllo costante sul paziente. Voi vivete tutti nella stessa casa?"

"Sally" Sherman si fa estremamente piccolo sulla sedia, improvvisamente sembra vecchio. A rispondere è Rachel, con la voce ferma e la schiena dritta di un generale. "Vive con me. Mi assicurerò che sia sempre sorvegliata. Cos'altro possiamo fare per lei?"
"Forse", inizia il medico "è il caso di far valutare da un terapeuta lo stato degli altri membri della famiglia... in particolare, situazioni del genere possono avere ripercussioni profondi sui fratelli del paziente. Soprattutto quando si tratta di gemelli, poi..."

Sally si volta e guarda sua figlia con gli occhi spalancati, impaurito come un cerbiatto che ha appena adocchiato un lupo nelle sterpaglie. Anche Rachel si volta verso di lei, le poggia una mano sulla spalla. Mare li guarda ancora confusa, non capisce perché.

Due ore dopo, quando Tish finalmente si risveglia, è lei a trovarsi al suo capezzale. Stava dormendo, ma ha aperto gli occhi dieci secondi prima della sua gemella, quasi ne avesse percepito il ritorno alla coscienza. Tish sorride. "Sei inusitatamente serena", commenta. Le sue enormi ali bianche sono poggiate su un'ampia impalcatura di sostegni e lettini addizionali che occupa metà della stanza privata che i suoi genitori hanno profumatamente pagato.

"Mamma mi ha dato uno Xanax appena è arrivata."
"E quando è arrivata?"
"Mentre ti ricucivano le vene, penso."

Tish sorride affranta, dispiaciuta. "Pensavo non saresti tornata la sera, non eri con Marcus? Mi dispiace."

Mare sprofonda un po' più sulla poltrona. Non ha nemmeno ancora fatto vent'anni.

"Se lo fai di nuovo", la avvisa dolcemente, "mi ammazzo."
Tish sospira. Mare insiste: "Hai capito? Mi ammazzo."

Continua a fissarla finché Tish non si mette a piangere e, nelle lacrime, annuisce rassegnata.

- - -


Philadelphia
Estate 2024

Dorme nella sala d'attesa del General Hospital. Una voce familiare la sveglia da un incubo andato in loop: lei che rincorre Quinn Martin - un semisconosciuto, si ripete in sogno - e lui che vomita mentre suo padre (il padre di chi? La faccia è quella di Sally, ma lei non ne è sicura) dice che il malato sta molto meglio.

"Ehi, bella addormentata..."

L'epitome di una narrativa che vuole le donne relegate a un ruolo passivo oggettificato, pensa mentre apre gli occhi. Si sta coprendo con il trench che aveva addosso la notte prima, non ha potuto cambiarsi e ha bisogno di farsi una doccia. Birkenhead è pieno di cose. Mentre lei si mette seduta, le mostra buste di una boutique in cui deve essere andata a comprare qualcosa almeno una volta. Vestiti, salviette detergenti profumate alla lavanda, anche un tè verde con menta e lime, gelido. Lei lo prende tra le mani e ne fa un sorso ancora prima di decidere se le vada o meno. Lui le si siede vicino. Si passa la mano sugli occhi (il trucco è tutto sbavato), poi gli guarda la giacca. "Hai uno xanax?"

Lui sbatte le palpebre. "No con me, ma posso procurarmelo. Dammi solo un istante..." 
"Lascia stare", gli prende il braccio e lo spinge verso il basso, per farlo sedere di nuovo. "Lascia perdere, se resti un attimo va bene lo stesso."
Lo spinge delicatamente contro lo schienale del divano e poi si rigira sui cuscini finché non ha trovato un modo comodo per poggiargli la fronte contro il petto.
"Stai scomodo?", si ricorda di chiedergli, e non ha quasi voce.
Birkenhead sospira molto a fondo, come se non sapesse quanto siano entrambi in ritardo. "No", la rassicura, "no, tranquilla. Va bene così." 

sabato 30 luglio 2016

Fruitful Exchanges

2023, Los Angeles

Donna le poggia le mani sulle spalle e la mette a sedere. "E' ora di fare quel discorso", le intima, e non ha intenzione di sentir ragioni.

L'annuncio della candidatura è ormai alle porte, e nessuno se l'aspetta. Il team è composto, i ruoli decisi, Donna Juliano saldamente al timone come campaign manager ha almeno dieci anni in più della sua candidata e quando il lavoro le è stato offerto era pronta a ritrasferirsi in New Jersey e occupare lo scantinato dei suoi genitori: l'unico posto che l'avrebbe accolta nonostante le voci sempre più insistenti sulla sua natura metaumana. L'equivalente di una pistola alla testa. Nessuno avrebbe puntato due soldi sulla candidatura di Mirabe Sherman, e Donna Juliano era la giusta combinazione di professionalità e disperazione per prendere l'incarico.

"Non ci possiamo girare intorno. Non possiamo saltare lo step. Ti stai candidando come una rivoluzionaria, mutante e pure mezza africana: le parti della tua identità che possiamo controllare, dobbiamo controllarle."
"Ed essere una lesbica impenitente non fa parte della nostra narrativa?"
"Lesbica?", geme Donna, "non eri solo bisessuale?"
Mare la guarda; le piace farla soffrire. "Va a periodi. La sessualità è fluida."

Donna sospira. Si passa la mano tra i capelli, il suo equivalente moderno del battersi i pugni contro il petto: è pronta a combattere (meglio: sa che le toccherà farlo).

"Beh, è meglio che cambi periodo e torni a farti piacere gli uomini molto in fretta, perché da oggi fino alle elezioni dovrai essere più etero di Nancy Reagan."
"No."
"Perché? Santo Gesù, se la tua sessualità è più liquida del vomito di un neonato, se hai deciso di candidarti per la carica politica più ambita in tutta la California e se sei abituata (come mi hai detto cento volte) a far buon viso a cattivo gioco, puoi (Dio benedetto) dirmi perché non puoi fingere di stare con un uomo per il tempo necessario a farti eleggere a sindaco della fottuta città e area metropolitana di Los Angeles?"
"Voglio vedere dove va a finire con Lola. Siamo molto innamorate."
Donna boccheggia. "Lola? Lola che conosci da un mese e mezzo, Lola la finalista del decimo ciclo di Mexico's Next Top Model che alla fine non ha nemmeno vinto? Quella Lola?"
"Mi fa sentire cose che non ho mai sentito prima."
"Ha quasi dieci anni meno di te."

Oh, Mare lo sa lo sa benissimo. Sa che è inaccettabile, sa anche che ha pensato tutta la settimana a come chiudere le cose con Lola, e l'unico motivo per cui non l'ha ancora fatto è la temporanea vacanza di lei dalla sua famiglia a Tijuana. Guarda la sua campaign manager con una faccia di marmo senza precedenti, e Donna pensa che avrebbe bisogno soltanto di una persona che la prendesse a schiaffi professionalmente. "D'accordo", le dice, colta da un'illuminazione: "allora mi dimetto".

Lascia casa sua a testa alta, senza neanche aver bisogno di guardarla per sapere di averla presa in contropiede.

- - -

E infatti due settimane dopo la trova attaccata al suo campanello, con un paio di occhiali da sole più grandi della sua faccia e un'espressione torva che le strappa un "porca puttana, va bene" (si capisce che è frustrata perché altrimenti non userebbe mai una profanità così profondamente radicata nel linguaggio sessista), "ma l'uomo lo decido io, ho già delle idee."
"No, per niente: ora ti metti comoda e ti presento le tue alternative. Ne ho tre."

Mare non ne è felice, ma si butta sul divano con le braccia incrociate al petto, scontenta ma arresa. Donna si assicura che resti lì passandole addosso un'occhiata densa di cautela, dopodiché va a prendere il fascicolo con i vari candidati. L'ha tenuto sul comodino per due settimane, sicura che quel momento sarebbe arrivato.

E infatti.

"Il primo è il Deputy Chief del Bureau Antiterrorismo e Operazioni Speciali--"
"Intendi... Los Angeles Police Department?"
"Sì."
"No."
"Ascolta, prima: è perfetto per la tua immagine, ti aiuta a bilanciare i tratti più... sovversivi del tuo programma. Un membro delle forze dell'ordine al tuo fianco rassicurerebbe gli elettori sui tuoi valori e--"
"Non ho intenzione di mettermi al braccio un individuo che lavora per un'istituzione pubblica che non permette l'ingresso di superumani al suo interno. Chi altro hai?"
Donna scuote il capo, infelice. Lascia cadere sul divano le informazioni del primo candidato, passando al secondo.
"Simon Rockberg. Trentadue anni, stella nascente del mondo delle startup tecnologiche, CEO del primo sito di social shar--"
"Nope. Nessuno dalla Silicon Valley. Il prossimo?"

Donna geme, avvilita. E' pronta a prendere le difese di Rockberg, ma Mare accavalla le gambe e si rimette addosso la consueta faccia di marmo che vorrebbe ogni volta prendere a schiaffi. Lascia cadere anche la seconda cartellina di documenti, e apre la terza con un sospiro quasi arreso.

"Meglio che questo te lo faccia piacere: Daniel Wolk, oncologo specializzato in tumori dell'infanzia, lavora al Mattel Children's Hospital e le famiglie di tutti i suoi pazienti hanno solo ottime cose da dire su di lui."

Donna guarda la sua assistita, e può intuirne nel modo in cui piega le labbra che stia per dare esito negativo anche su Wolk. Spalanca le braccia e alza la voce, esasperata: "dannazione, Sherman! E' uno stronzo che salva la vita a piccoli bambini con il cancro! Teste pelate e tubicini nel naso e tutto, che diavolo c'è che non ti convince?"

Mare riflette. Incassa il capo nelle spalle, oscilla il piede della gamba accavallata nel vuoto. "E' un mutante?"
"Non che io sappia, ma del resto a te serve un umano, o sembrerai chiusa in un ghetto."
"Lui cosa vuole? Che ritorno ne ha?"

Donna sospira a fondo. Si passa una mano tra i capelli e, con molta cautela, va a sedersi sul divano accanto alla futura candidata sindaco di Los Angeles.

"Non lo so. Un reality show, una diva di Hollywood da tenere al braccio, un feticismo per le superumane? Il suo pubblicista è stato fumoso a riguardo. Ma è così importante?" chiede, mentre le scruta il profilo crucciato. "Ti serve, Sherman. Ti serve più di quanto immagini. Credimi."

Mare espira dalle narici, combattuta. Le sembra di avere il muro dietro le spalle: Donna ha ragione, e lei ne è perfettamente consapevole.

- - -

"Sei un'ingenua", le aveva detto sua madre anni prima, gelidamente. "Marcus ti ha sempre girato attorno solo per star vicino a tuo padre, e adesso sta usando il tuo nome e la tua immagine per far credere che la sua rumorosa band da quattro soldi sia rilevante."
"Ti sbagli", le aveva risposto, "con noi è diverso, ci capiamo, stiamo bene insieme. Non vuole niente da me."
"Tutti vorranno sempre qualcosa da te." E aveva sorriso.

- - -

Donna Juliano, 2023


giovedì 21 luglio 2016

Pretty Things


Non ha nemmeno sedici anni (ma tutti le dicono che sembra molto più grande) quando, nel backstage di uno dei concerti di suo padre, un bell'uomo sui quaranta le poggia una mano sul ginocchio e le dice che, con un corpo come il suo, dovrebbe assolutamente dedicarsi all'alta moda. Gioca con i suoi riccioli mentre lei ride, blandamente a disagio, e le racconta di conoscere tutti gli stilisti famosi e che, se è disposta, potrebbe sicuramente trovarle un lavoro nel campo. Lui si chiama Daniel Seimetz, è il più importante fotografo di moda che Hollywood conosca, e tutti dicono che abbia un occhio per il talento. Mare lo racconta a suo padre il giorno dopo, ma Sally Sherman ha la testa troppo appesantita dalla sbornia della sera prima per poter riuscire a seguirne il discorso. Però non vuole darlo troppo a vedere - Mare è lì per passare un po' di tempo con lui durante le vacanze, un appuntamento sul calendario da mesi dopo l'ultima sfuriata telefonica ricevuta dall'ex-moglie per il troppo poco tempo che passa con le figlie - e allora le dice che sicuramente avrà successo, se vuole farlo, se è ciò che le interessa. You're so pretty, le dice, che nessuno al mondo ti direbbe mai di no.

Un anno dopo, in qualsiasi angolo della città si trovi il festino in cui è andata a finire (non ne è certa), sua madre se la va a riprendere. La trova sorridente, annichilita da qualche sostanza chimica su un enorme letto con lenzuola di seta occupato da almeno altre tre persone in condizioni simili. La prende per il polso così forte da farle male, e se la trascina via a testa alta, ignorando tutte le persone che si voltano per guardare la magnifica Rachel Carson camminare. Mare viene spinta nell'abitacolo della macchina mentre la confusione chimica viene pian piano sostituita da una mortificazione strisciante. "Ho un servizio fotografico domani", biascica. Rachel risponde: "no, non ce l'hai".

Se vuoi entrare nel mondo dello spettacolo, entra nel mondo dello spettacolo giusto, le dice Rachel. E' lei a trovarle i primi provini, a suggerirle di prendere il primo ruolo secondario a sedici anni e a darle la sua benedizione quando a diciassette le danno il ruolo femminile più consistente in "Headstrong", una piccola produzione indie nelle mani di uno dei più stimati registi emergenti di Hollywood, Jacob Reitman. Lui passa i mesi delle riprese a riempirla di regali e a scatenarle nel petto terremoti deleteri per la sua stabilità mentale e irrinunciabili per la qualità della sua performance. Tre anni dopo, Mare è nelle braccia del frontman di uno dei gruppi rock destinati a sfondare nel giro di pochi mesi. Piange di vergogna dopo l'uscita in rete di un video che la ritrae rotolarsi in un letto, nuda e bendata, con Reitman e il protagonista di Headstrong. Marcus, in un goffo tentativo di sdrammatizzare, le dice: "che ti frega, tutti scopano, non c'è niente di peccaminoso. E poi guarda: hanno preso sempre la tua parte buona. You look so pretty in it."

Una vita più tardi, si trova in uno scantinato infestato di topi da qualche parte nella Pennsylvania, al centro di una gabbia pensata per tenere chiuso all'interno un suo simile. E' una persona vera, completa, che sta facendo qualcosa di importante con il suo tempo e, per pochi attimi, ha stabilito una connessione sincera con chi ha accanto (per quanto sottotono, silenziosa). Sorride in modo ironico, provoca delicatamente perché premere i tasti delle persone le permette di testarle. Non si aspetta che l'uomo che ha davanti le schianti sulla bocca un bacio avido, da cui si sente consumata. Divorata. Nelle mani di Benedict Birkenhead, si sente questo: un oggetto del desiderio. Prezioso e ricercato. Raro. ma comunque inanimato. L'idea le fa torcere lo stomaco, le fa scattare tutti gli allarmi. La riempie di una rabbia antica e passiva per cui Birkenhead non ha colpe, ma è una diffidenza di cui non riesce a fare a meno. Per tutta la notte successiva non riesce a togliersi di dosso la sensazione di essere stupida - di essersi comportata stupidamente, di aver stupidamente permesso che anche quel briciolo di controllo su se stessa le fosse sottratto.

Glielo diceva anche Seimetz, ogni volta che diventava frustrato dalla sua espressività troppo marcata e dalle costole sporgenti che avrebbe dovuto ritoccare con photoshop. Non è così difficile, uccellino, urlava al cielo, esasperato. Inarca la schiena e sorridi, tutto qui! Just smile, and be the pretty, pretty thing you are.  

martedì 21 giugno 2016

Disappointing Homecoming (2)


Sua madre la accoglie a braccia spalancate, o almeno semiaperte. "Dovevi avvisarmi", le dice innanzi tutto, "ma sono felice lo stesso". Dopo essersi abbracciate e baciate entrano in casa, e ad aspettarle c'è l'intero entourage di Rachel. Conosce la maggior parte di loro, ma parrucchiera e truccatrice sono nuove, più giovani delle precedenti. La salutano tutti con una gran festa e giurano di aver votato per lei. Ringrazia, come conviene, e si infila in una delle stanze da letto libere appena la lasciano andare. 

Il materasso è morbido e privo di imperfezioni come quei materassi in cui non ha mai dormito nessuno. Lei ci si gira e rigira con l'intenzione di addormentarsi, ma non riesce a chiudere occhio per un solo secondo. Ha il cervello avvolto nella spessa nube nera della sconfitta elettorale, nella vergogna di non aver fatto abbastanza, il disagio di doversi presentare di fronte al pubblico, di nuovo, e anche il prurito dietro alla schiena che, lo sa già, diventerà presto dolore. Per tutte le persone che le hanno anticipato il risultato, per ogni sondaggio sfavorevole o exit poll disastroso, si è ostinata a dire a tutti che il risultato non era importante, che l'unica cosa importante era che il messaggio uscisse, si diffondesse. Ma la verità è che ha sperato in un miracolo fino all'ultimo. In un grande twist cinematografico.

Si addormenta con quell'amarezza e si risveglia solo perché sua madre le sta accarezzando i capelli. Lei schiude gli occhi e sospira a fondo, la vede in abito da sera. "Stai uscendo o tornando?", chiede. "Uscendo", risponde Rachel, sorridendole. "Dove vai?", "A una cena di beneficenza." Mare si riprende un po'. "Posso venire anche io?", chiede senza pensarci. In quel momento, la prospettiva di rimanere sola in casa le stringe lo stomaco di angoscia. Rachel le passa dolcemente le nocche sulla tempia. "Sei così magra... di sicuro non ho nessun vestito che ti starà bene", sorride e si china su di lei, baciandola tra i capelli. "Chiama tua sorella a Portland, le farà piacere sentirti. O qualcuno dei tuoi amici qui. Ti divertirai sicuramente di più." Mare annuisce e la lascia andare via. Poi si volta dall'altra parte e chiude di nuovo gli occhi, sforzandosi di dormire.