Visualizzazione post con etichetta sally sherman. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta sally sherman. Mostra tutti i post

domenica 9 aprile 2017

Head Space


Laguna Beach, California
Paradise Addiction Recovery Center

Marc non va a trovare Sally perché sente i morsi dei sensi di colpa (gli hanno chiesto di tornare sulla East Coast da diversi giorni, ormai), ma perché è sinceramente preoccupato della sua salute. Lo cerca lungo le spiagge chiuse del Resort riconvertito a centro di recupero per tossicodipendenti ricchi. Lui è lì, steso su un lettino da spiaggia, senza maglietta (ha sempre avuto un'atavica resistenza all'abbigliamento) e sotto un cielo denso di nuvole. 

- Non fa un po' freddo per prendere il sole? 

Sally ruota gli occhi all'indietro, non ha nemmeno gli occhiali da sole.

- Stavo pensando che dovrei prendere la villa sulle colline e ripiantare tutti quegli alberi che avevo quando le bambine erano piccole... e insegnare qualcosa anche a te. 
- Non ho esattamente il pollice verde.
- Ti divertirai, loro lo adoravano. Un uomo deve imparare a sporcarsi le mani, tu sei a Hollywood da un po' troppo, son. Anche io, ma io mi ricordo com'era prima. Com'ero io. Mi avresti dovuto conoscere. Ora sono... un'altra persona.
- Sei la stessa persona, solo più vecchio.
- Fuck off. 
- Hai chiamato Mare?
- Non vuole sentirmi, è arrabbiata. Tu l'hai sentita?
- E' arrabbiata anche con me.

Si mettono a ridere. Marc si siede sul bordo del lettino, mentre Sally rimane steso. Tinge ancora i capelli di giallo, ma la barba la lascia grigia. Ogni settimana fa il voto di radersi tutti i giorni, ma dopo quarantotto ore è già di nuovo in disordine. A Marc, invece, trentasette anni suonati, la barba cresce ancora rada e tenera. 

- A me non mi vorrà sentire mai più in tutta la sua vita. Non sono stupido -. annuncia Sally in coda alla risata, nell'ultimo paio di singhiozzi prima del silenzio.
- Quel che è fatto è fatto, Jake. Le passerà, alla fine in California ci torna sempre, e quando torna sei tu la prima persona che vuole vedere. 
- E ogni volta se ne rivà delusa, come se... come se non si trovasse mai davanti chi si aspetta.
- Vede le cose in potenza, non è colpa sua. La versione migliore di tutti, invece che quella reale. Lo fa da sempre, te lo ricordi?
- Mi ricordo quando aveva quindici anni e mi provava a convincere di fare l'ambasciatore dell'ONU...
- A volte le manca il contatto con la realtà. 

Sally guarda verso l'orizzonte. Lo sguardo gli si confonde.

- Starà bene?

Marc ci pensa qualche istante. Si strofina le nocche su uno zigomo.

- Non lo so. Penso di sì.

Sally ruota il capo verso di lui, guardandogli la linea delle spalle.

- E tu come stai?
- Io sto bene.

Marc risponde di getto, senza neanche pensarci. Un riflesso incondizionato. Si scioglie quando Sally, impensierito, gli poggia una mano sulla spalla e si solleva seduto, a fatica.

- Sei sicuro?

Questa volta non risponde. Ma gli occhi gli diventano d'acqua, e un paio di sussulti gli fanno ballare il petto. Sally gli conduce la testa contro la propria spalla e gli dà qualche pacca sulla schiena.

- That's alrite, son. Dopotutto, sei parte di questa famiglia anche tu.

Marc, trentasette anni suonati, si sente ancora il post-adolescente arrivato a L.A. senza un soldo in tasca, senza nessuno alle spalle ad aiutarlo. In fondo, Sally Sherman è la cosa più vicina a un padre che abbia mai avuto da vent'anni a questa parte. E Tirunesh Sherman, la cosa più vicina a una sorella.

- - -

Mutiny Building
Southside, Philadelphia

Guida lei fino alla fine - fa eccezione il breve tratto in macchina, quello in cui ha condotto lui con la naturalezza dei piloti da pista, da stunt. Il mentre addolcisce la solitudine e la sostituisce con del calore umano schietto, la soddisfazione finale allevia la noia, Ma la mattina dopo la sua vita non è più piena del solito. Ha sperato di trovare Marc sulla porta, di superarlo con un altro uomo attaccato alle costole, nel modo singolare e perspicuo che hanno loro di farsi del male: allineando i coltelli sul tavolo sotto la luce del sole. Ma lui è ancora in California, e forse sulla East Coast non ci tornerà mai - non per lei, comunque, non in quelle quattro mura -. 

A ben vedere, le sembrano problemi sciocchi. Si siede sul regalo che farà presto ad Emma e Benedict per il loro fidanzamento, e si chiede di fronte a quali problemi li ponga la loro quotidianità di recente. Se sono contenuti solo in loro stessi, alle loro attività, al Doubter e al redivivo Neverland, o se hanno qualcosa di più grande a cui fanno riferimento, e di cui lei non sa niente. 

Jody le torna in mente a lampi, d'improvviso, quando non vuole e non se l'aspetta. Cerca di estirparsela dalla testa, trovare alibi a se stessa e condanne per lei - alla fine non ha detto mai nulla di lei, di loro, di dove vive, di sua figlia non ha mai detto niente a nessuno, e in fondo lei ha avuto modo di tirarsene fuori se avesse voluto, e se l'è cercata, si dice, tutto sommato se l'è cercata. Comunque probabilmente non lo scoprirà mai. Tutto ciò che deve fare è assicurarsi che la ragazzina con le treccine non si faccia viva (la telepate), dopodiché non c'è niente che può andare storto: addirittura le donna mascherate con cui ha parlato non sanno niente di lei. Finché Benedict è al sicuro, lo sarà anche lei. 

Tutti gli altri, invece, spera non si sentano al sicuro mai più.



Her heaven would be a love
without
betrayal...

domenica 2 aprile 2017

Lady Luck




I can't sleep in the waiting room.

I can't find the keys that open those doors
That let me on the stairs
And onto the roof
Where there's actually air
And room to swing my fists
And my ears stop ringing
I can hear everything

I can't stand on only one leg.


Keys
di Tirunesh Sherman
Dalla raccolta "Hollow Bones". 

- - -

Fare cose, fare cose, fare cose.

L'importante è fare cose. L'intervista, la cosa nella North Town, la preoccupazione per Austin, cercare Austin, non trovare Austin, dov'è Austin? La macchina s'ingolfa, portala dal meccanico, la odi ormai, cambiala. Andare in una concessionaria, guardare macchine nuove migliori ma non tanto migliori da fartele rubare, scrivere, acquisire nuovi libri, chiamare la casa editrice, venire messa in attesa dalla casa editrice, iniziare a chiamare tutte le librerie dello stato per organizzare presentazioni del libro, ricevere silenzi imbarazzati, cambiare faccia, dare un pugno in faccia a Noah, cambiare faccia. Parlare con Inara, sentire quanto pesa un fucile di precisione, valutare di imparare a usare meglio un fucile di precisione, valutare di imparare meglio a usare più armi, valutare di non sentirsi più dire da quel pallone gonfiato che è inutile in combattimento, valutare di imparare a difendersi nel caso in cui Victor desse di nuovo di matto quando non c'è nessuno nei paraggi. Cambiare di nuovo faccia, tornare a casa, guidare la macchina per tornare a casa, la macchina si ingolfa, la macchina va ancora portata da un meccanico, portare la macchina da un meccanico, Routh ha detto così, non pensare a Routh, potrebbe dare la macchina ai ragazzi, non pensare ai ragazzi, dov'è Austin? Marc ha chiamato di nuovo, richiamare Marc, richiamare Marc almeno una volta, magari domani, stasera non ce la faccio, stasera mi rilasso.

Jody le ha detto che adotterà una bambina, suppone nel modo sgangherato e illegale con cui Jody potrebbe adottare chicchessia, un'umana. Che è una cazzata non gliel'ha detto, la preferisce tranquilla, e poi ha smesso di litigare con lei. Le bacia le nocche, ringrazia Dio che Pearl gliel'hanno tolta, è lontana, che non è nei paraggi per ciò che avverrà. Torna a casa.

 Sì, torna a casa. Conta la quantità giusta, il mix esatto di droghe e farmaci per provocarle trentacinque minuti di serenità e poi una morte controllata, temporanea (chiama così un sonno senza sogni, senza Tiru). Keller le ha chiesto un ricordo, un momento buono passato con sua sorella, lei ha schiuso le labbra per dirglielo e poi è rimasta muta, ha detto che avrebbe preferito sorpassare l'argomento.

Conta le gocce, conta i granelli. Avrebbe potuto dirgli di quella volta che Tish lesse Il gabbiano Jonathan Livingston per la prima volta, e passarono le settimane successive a fuggire di casa la notte, sull'oceano, e a provare a replicare le stesse acrobazie aeree di Jonathan. Avrebbe potuto raccontargli di quello che Tish stava pianificando di fare piuttosto che andare al college: di come passarono giornate e giornate intere a pianificare l'anno sabbatico tra le superiori e l'università durante il quale sarebbero andate a vivere in una sorta di comune hippie in Florida dove si diceva che tutti i superumani usassero liberamente e senza giudizi esterni i propri poteri. Avrebbe potuto raccontargli del suo matrimonio, di come l'ultima cosa che hanno fatto insieme sia stata volare, anche se con le reti, anche se con i lividi, avrebbe potuto dirgli che tutti i migliori ricordi che ha di sua sorella sono ricordi di quando poteva volare e si concedevano il volo, ma poi avrebbe dovuto anche dirgli che la morte rovina ogni buon ricordo, lo contamina, lo rende inutile, buio e doloroso.

Marc la chiama di nuovo quando è già quasi del tutto partita. Gli risponde distrattamente, senza riuscire a sentire neanche i propri pensieri, e non fa caso a lui che le dice di aver infilato Sally nell'ennesimo centro di recupero per tossicodipendenti, e che sua madre si sta riprendendo, e che Jules ha ripreso più o meno a mangiare, anche se sta ancora a pezzi, e che forse è il caso che torni per l'apertura del testamento ma se non vuole non deve, può essersi su skype, e che ci sono ancora alcune cose da sistemare ma che tra poco, forse, tornerà a New York per finire l'album, a meno che non ci siano cose che lei ha bisogno che faccia in California, cose di cui ha bisogno che lui si prenda cura.

Di me, gli risponde Mare piagnucolando, e non gli ha mai detto niente di simile. Ho bisogno che ti prendi cura di me, non lo farà nessun'altro, gli confessa con il cervello ribaltato dalla fantasiosa chimica degli stupefacenti, quando torni, quando puoi tornare? Mi rispondi, quando torni?

Mentre lei continua a chiederlo, dall'altra parte del continente Marcus si fa scivolare le mani con il cellulare in grembo, desolato, ferito dal dolore di una perdita che nessuno gli ha ancora lasciato il tempo di elaborare. Ripensa alla prima volta che ha visto Tish, alla bellezza morbida del suo sorriso antico, alla saggezza dei suoi movimenti lenti, a tutte le cose che si sono detti in tutti gli anni che si sono conosciuti, poi pensa che non la rivedrà mai più, che in tutto il resto della sua vita non rivedrà mai più Tirunesh Sherman. Non è mai stato bravo ad essere all'altezza delle situazioni. La sua consueta tattica è sempre consistita nello scomparire per un po' e poi farsi rivedere ad acque calmatesi, ad acque placide, a ciclo entropico terminato. Dall'altra parte della linea qualcosa al centro del cervello di Mare deve averlo capito, perché le suppliche diventano singhiozzi, e i singhiozzi ci mettono poco a prendere il suono di imprecazioni, e poi insulti, e poi urla confuse, e poi solo collera. Smettono quando lei schianta il cellulare contro il muro, e Marc in California è ancora lì, con gli occhi lucidi, il desiderio di fuga incastrato nelle tempie e un bivio sotto i piedi.



We're falling now, can't make it stop
Our arms are open for the thing we want
But what we want just can't have
What could've been but the timing's bad
Don't cry cry baby now
You're my my Lady Luck

We follow the signs to make us meet
Into the night, to places no-one sees
I never learned from looking back
You picked me up from off my back
But now it seems our time has passed

Don't cry cry baby now
You're my my Lady Luck
You picked me up right off my back
I'd fallen down you brought me up
We shared the night until the morning comes to take us
Back away to where, we chose to belong
But maybe we're wrong but we gotta be strong
There's too much to loose
And maybe we're fools, who knows
Who knows, who knows

We follow the signs to make us meet
Into the night, to places no-one sees.

mercoledì 29 marzo 2017

Difference Between


"La differenza", faceva una canzone di suo padre "è tra le persone che ti chiedono se possono fare qualcosa per te... 
e quelle che lo fanno e basta." 

- - -

It is a curious thing, the death of a loved one. We all know that our time in this world is limited, and that eventually all of us will end up underneath some sheet, never to wake up. And yet it is always a surprise when it happens to someone we know. It is like walking up the stairs to your bedroom in the dark, and thinking there is one more stair than there is. Your foot falls down, through the air, and there is a sickly moment of dark surprise as you try and readjust the way you thought of things.

- - -

«E se qualcuno pensa che sia un dannato crimine, well: vengano a prendermi. Quello che potevo perdere ormai l'ho perso, e non c'è più niente che possano farmi, adesso.»

- - -

«Smettila, ti fai male.»

- - -

«Devi sapere questo: che io vi ho voluto, e che io vi ho amato. E che mai nessun dolore e mai nessuna tragedia o malattia potrà mai togliermi la gioia di avervi conosciuto.»

- - -

«I never stopped caring... I'm pretty sure I never will.»

- - -

«I'm so so sorry, baby girl.»
«Don't say that. Don't ever say that again.»

- - -

Cara Miramàr...


- - -


Mama there's wolves in the house
Mama they won't let me out
Mama they're mating at night
Mama they won't make nice

They're pacing and glowing bright
Their faces all snowy and white
Bury their paws in the stone
Make for my heart as their home

They tumble and fight
And they're beautiful
On the hilltops at night
They are beautiful

Blazing with light
Is the whitest and the tallest and the biggest one
She's muscled and fine
When she runs

They're tearing up holes in the house
They're tearing their claws in the ground
They're staring with blood in their mouths
Mama they won't let me out

They tumble and fight
And they're beautiful
On the hilltops at night
They are beautiful

Blazing with light
Is the whitest and the tallest and the biggest one
All muscled and fine
When she runs

Mama there's wolves in the house
Mama I tried to put them out
And mama I know you're too wise
To wait till those wolves make nice

domenica 26 marzo 2017

Ashes! Ashes! (fifth and last)



Una donna bionda dal profilo texano, abiti alla moda, abbronzatura californiana. Tiene un microfono in mano come fosse una cronista (non lo è). Sta in piedi di fronte alla telecamera. Il paesaggio, alle sue spalle, è la villa di Rachel Carson, a Beverly Hills. La donna (trent'anni? Forse anche di meno) deve scacciare le altre troupe dalla sua inquadratura - ce ne saranno una decina raccolte attorno ai cancelli della villa -, poi mima un'espressione grave. Inizia a parlare quando il suo cameraman le rivolge un pollice alto e nella cuffia sente la voce dell'host dello scadente programma televisivo 

- Solo oggi è stata resa nota al pubblico la morte improvvisa di Tirunesh Sherman, nota alle cronache per essere una delle due figlie adottive della plurinominata agli Oscar Rachel Carson e di Sally Sherman, una delle rockstar più celebri della scena punk dei primi anni Ottanta. Secondo indiscrezioni non confermate, Tirunesh Sherman sarebbe morta nella notte di venerdì, poco prima dell'alba, a causa di un male incurabile e la famiglia avrebbe avuto un funerale privato nella mattina di sabato.

Si ferma. Ascolta nell'auricolare, in differita di pochi secondi, l'host del programma. 

- Sì, entrambe le gemelle Sherman sono state adottate quando erano ancora bambine, e hanno sviluppato entrambe il gene mutante. Mirabe Sherman, attualmente situata in Philadelphia, è pressoché fuggita da Los Angeles dopo la sua disastrosa corsa a sindaco della primavera del 2024, e ci risulta abbia da poco scritto un libro con una casa editrice locale su come separare gli umani dai mutanti. Tirunesh è stata meno presente sulla scena politica e sulla scena in generale, molti dicono a causa della sua deformazione permanente: un paio di ali che non era in grado di ritirare. Aveva comunque pubblicato una piccola raccolta di poesie di recente.

Si ferma di nuovo. Una folata di vento le disturba la capigliatura, ma a Los Angeles fa caldo.

- Le nostri fonti, non confermate, sostengono che sia Mirabe Sherman che suo padre, Sally Sherman, fossero a Los Angeles quando Tirunesh è morta, ma impegnati in una festa e non quindi al suo capezzale nella Clinica che la seguiva ormai da anni, dove sarebbero arrivati solo diverse ore dopo il decesso. Mirabe Sherman al momento sarebbe già ripartita per Philadelphia, mentre la famiglia è raccolta in cordoglio nella casa materna, a Beverly Hills e, oh...

Il gesto con cui indica la villa alle sue spalle la fa girare, facendole vedere un ultratrentenne con i capelli troppo lunghi per essere una persona seria, che apre il cancello e stringe la mano attorno a una mazza da baseball. 

- Possiamo vedere alle nostre spalle Titus Red, frontman dei Cons, la band-rivelazione dell'ultimo decennio. E' noto a tutti all'interno di Hollywood come Red sia ormai da tempo, oltre che impegnato tra alti e bassi con Mirabe Sherman, una sorta di figlioccio di Sally Sherman, che ne ha seguito e aiutato la carriera fin dai prim--

Si deve interrompere quando Marc inizia ad avanzare verso la troupe di Star Snooper brandendo la mazza da baseball come se fosse pronto a battere il fuoricampo della sua vita. 

- Ti ho detto che ti devi togliere dai coglioni, Alex!
- Questa non è proprietà privata, lo sai come funziona...
- Funziona che sto per aprirti quella cazzo di testa di merda che ti ritrovi.
- E' suolo pubb-- ehi ehi ehi!

Indietreggiano tutti quanti come un'onda quando la mazza si abbatte contro una delle videocamere piantate su un cavalletto. Un'attrezzatura da tremila dollari.

- Che è, Titus, la ragazza t'ha mollato di nuovo?
- La pianti? Non lo vedi che è matto?

Il secondo è il parabrezza di uno dei furgoncini, e se non si decidessero ad andare via il terzo potrebbe forse davvero essere il ginocchio di qualcuno. Marc lo rende chiaro puntando la mazza da baseball in avanti, come una spada.

- Siete dei fottuti sciacalli - dice senza mezzi termini - e se non vi togliete di dosso dagli Sherman lascio perdere la musica e passo il resto della mia vita a rovinare la vostra. Giuro su Dio.

- - -

Austin ha acconsentito a tenersi Martie per un po', questo dovrebbe darle almeno un po' di tempo. Si richiude la porta dell'appartamento alle proprie spalle, e si chiede per un attimo se non avrebbe fatto meglio a restare almeno qualche giorno, come sua madre l'ha supplicata di fare. Marc voleva seguirla, ma alla fine gli ha chiesto di restare indietro, assicurarsi di stare un po' con Jules e di infilare Sally nell'ennesima comunità di recupero.

Dal suo trolley formato bagaglio a mano prende una cosa soltanto, Hollow Bones. Rilegge la dedica ("a chi mi somiglia") e sfoglia le pagine fino a ritrovare una delle ultime poesie. Le è rimasta incastrata nella testa, e per mesi si è chiesta a chi Tiru stesse parlando. Tirami fuori, non puoi impedire che tutto questo succeda? Chiudi le porte e tienili fuori. Dissotterrami, non avresti potuto impedire che tutto questo succedesse? Dissotterrami da sotto la nostra casa. Forse pensava che l'avessero già sepolta, che si fossero tutti rassegnati alla sua assenza. Forse è caduta e si è rotta ogni cosa, forse è caduta perché qualcosa si è rotto. Forse è inciampata perché non ce la faceva più a camminare sul terreno, quando tutto del suo corpo era costruito per non toccare mai nulla di più concreto del vento.

Forse sarebbe dovuta rimanere in ospedale con lei. Chiudere gli occhi con lei, oppure soltanto chiuderle gli occhi e basta. Non avresti potuto impedire che tutto questo succedesse? Forse no, ma avrebbe potuto provare con un po' più di ostinazione.

- - -

Pull me out. 
Can't you stop this all from happening?
Close the doors and keep them out.

Dig me out,
Couldn't you have kept this all from happening?
Dig me out from under our house.

Tirunesh Sherman,
dalla raccolta "Hollow Bones". 


Ashes! Ashes! (4)


I'll check myself out when I put you to bed,
and tear that old band off my wrist.
But I'll come back to see you for a minute or less,
and leave you my ring in your fist.
Your hair will start growing, your face will become mine,
your femur will be breaking in half.
The sensation will be scissors and too much to scream,
so instead, please, love, just start to laugh.

"Shiva", di Tirunesh Sherman
Dalla raccolta di poesie "Hollow Bones".

- - -

Quando aveva ventitré anni, Jake "Sally" Sherman lo portò su una collina da cui si vedeva tutta Hollywood, parcheggiò la macchina, gli disse che se con sua figlia faceva sul serio era "ora di conoscersi", dopodiché procedette a fargli assumere così tante sostanze stupefacenti che, quando tornò a casa due giorni più tardi, Marcus giurò a se stesso che non avrebbe mai più preso roba chimica per tutto il resto della sua vita. Negli anni successivi violò il fioretto più volte, ma l'imprinting avuto con Sally funse sempre da freno inibitore, e - giusto un paio d'anni dopo - dover chiamare il 911 durante una sua overdose lo convinse una volta per tutte a non superare mai più un determinato limite.

Il ricordo gli gira in testa da almeno un quarto d'ora quando si rende conto del perché: la collina, magari Sally è su quella collina. Convince Mare a farlo guidare dopo averle promesso di non riportarla a tradimento in ospedale e, dopo una manciata di svolte sbagliate e inversioni a U, ritrova esattamente lo stesso posto, la collina con vista su Hollywood, e su quella collina la BMW decappottabile blu che Sally ha rubato a Monk. Marc vorrebbe scendere, assicurarsi che stia bene, ma lo fa più lentamente di Mare. Le lascia il compito di precederlo, di guardare attraverso i finestrini e assicurarsi che Sally respiri.

Quando lei apre lo sportello, deve farlo evitando che una bottiglia le rotoli sui piedi, e tossendo fuori l'odore di fumo alchemico che per tanti anni Marc ha associato all'arrivo di Sally. Lui se ne sta sul sedile del guidatore, da solo, con la testa riversa all'indietro e le pupille dilatate come ventose, la camicia aperta su un torace segnato dall'età e dall'incuria. Mare si mette in ginocchio sul sedile del passeggero, si sporge in avanti, stringe una mano attorno alla sua spalla. Lo chiama: Jake. Lo scuote: Jake, concentrati. Lui oscilla il capo verso di lei e la guarda con uno sguardo confuso, che tarda a riconoscerla. Quando finalmente indovina nei lineamenti di lei quelli di sua figlia, sorride e le accarezza una guancia.


- Hai visto che ti ho trovato, baby girl?

- Jake dobbiamo andare, Tish sta male, è in ospedale.
- Il tuo regalo. Mi ero dimenticato, pensavo ce l'avesse quel tuo amico, ma l'aveva vinta quel matto con i cani. 
- Riesci a camminare? Avanti, inizia ad alzare il busto.
- Non me la voleva restituire, ma io te l'ho rubata. 

Il cellulare inizia a squllarle in tasca. Lei non risponde, continua a scuotere Sally, a spingerlo, a cercargli dentro un po' di energia.

- Uno vi dà quello che ha. Io i piedi per terra mai avuti, ma vi ho dato tutti i soldi che avevo, e il bene, e la musica. Poi a un certo punto non basta.

Marc apre lo sportello del guidatore, gentilmente. China il busto e prova a mettere le braccia attorno a Sally, sollevarlo, ma lui lo spinge via a ceffoni confusi, stirando i muscoli delle gambe e tenendosi al volante.

- Papà ti prego, servi a Tish, ti vuole vedere.
- Sai quanto ci misi a scegliertela, la macchina? Feci il giro di tutti i venditori. E non lo chiesi a Little Rob, no: ci andai io, le guardai io, mi feci spiegare quale... quale era la migliore per una come te. Per una che studiava, che sarebbe andata al college e avrebbe... 
- Papà...

Intanto il cellulare smette di squillare, poi rinizia, poi smette di nuovo. E quando riprende, il suono è un altro: è quello di Marc. Lui guarda il mittente con il cuore che gli fa un tuffo: è Jules. Alza gli occhi su Mare ancora prima di rispondere. Non dice niente, ma Mare riesce a guardarlo a stento. Lei continua ad agitare Sally mentre lo sgomento le sale dal petto fino alla punta dei capelli. Le rende gli occhi lucidi, la voce più fragile. Un lamento che trascina addosso a suo padre, che negli ospedali non è arrivato mai in tempo, che non è arrivato in tempo alle recite scolastiche e ai compleanni, che ha fatto tardi alla sua cerimonia di laurea cum laude e che quando Tirunesh ha letto per la prima volta pubblicamente una sua poesia è arrivato strisciando quando le luci si erano già spente e i versi stavano finendo, che era in tour quando tirarono Tish giù dal cielo e non reperibile quando dovettero portare lei d'urgenza a un ospedale di San Diego perché non mangiava da settimane, quando dissero a sua madre che pesava trentacinque chili e quando dovette andare a registrarsi, a umiliarsi; che è sempre stato in ritardo e quando Marc risponde al cellulare, e viene da piangere anche a lui, Mare si rende improvvisamente conto che suo padre non è in ospedale perché aveva già capito tutto, perché ha sentito l'odore di disastro in anticipo su chiunque altro e perché ha reagito come ha sempre reagito ai disastri: distraendosi, confondendosi e anestetizzandosi. Che non c'era alla prima esibizione di Tish perché sapeva che le sue poesie parlavano del suo dolore, che non è andato a votare per lei alle elezioni perché sapeva che avrebbe perso, che ha evitato di vederla quando di lei erano rimaste solo le ossa perché Jake Sherman non sa gestire il dolore senza morirne e che, se all'ospedale per superumani non ci è andato è perché semplicemente, quasi banalmente, non voleva esserci.


Tirunesh Sherman, 2022
- - -


Suddenly every machine stopped at once,
and the monitors beeped the last time.
Hundreds of thousands of hospital beds,
and all of them empty but mine.

Well, I was lying down with my feet in the air,
completely unable to move.
The bed was misshapen, and awkward and tall,
and clearly intended for you.

You checked yourself out when you put me to bed,
and tore that old band off your wrist.
But you came back to see me for a minute or less,
and left me your ring in my fist.
My hair started growing, my face became yours,
my femur was breaking in half.
The sensation was scissors and too much to scream,
so instead, I just started to laugh.

Suddenly every machine stopped at once,
and the monitors beeped the last time.
Hundreds of thousands of hospital beds,
and all of them empty but mine.

sabato 25 marzo 2017

Ashes! Ashes! (3)



Driving in your car 
I never, never want to go home 
Because I havent got one anymore

Take me out tonight 
Because I want to see people 
And I want to see light

- - -

Tua sorella ha avuto una crisi, ora l'hanno stabilizzata. Per favore lascia perdere tuo padre e vieni qui.

- - -

Mare legge il messaggio ma poi si rimette il cellulare in tasca senza rispondere né invertire rotta. Ha insistito per guidare nonostante Marc volesse farlo per lei, e adesso lui se ne sta sul sedile del passeggero con la stessa inquietudine con cui si sta seduti su una graticola ardente.

- Gira a destra.
- Conosco una scorciatoia.

"Il monaco", Monk, ha una villa ai piedi di Beverly Hills, un branco di dobermann a proteggerla, e un'enorme struttura coperta che ospita almeno una cinquantina di macchine di ogni tipo. L'ultima volta che Mare ci è andata doveva avere non più di una quindicina d'anni, e mentre Monk mostrava a suo padre la collezione, lei aveva indugiato a bordo piscina per poter guardare la splendida mrs. Monk, una modella di origini nigeriane, prendere il sole in bikini su un lettino gonfiabile.

Non devono citofonare più di una volta prima che lui apra il cancello. La prius si immette nel vialetto, lo risale fino al portico dove Monk li sta aspettando a piedi nudi, con addosso una vestaglia aperta e un paio di mutande colorate. Ha i pugni sui fianchi e i capelli grigi raccolti in un codino. Il suo cane preferito è al suo fianco, gli altri inseguono la macchina da quando entra dal cancello fin quando non arrivano a destinazione. Monk rimane lì, in piedi, e Marc rialza il finestrino un secondo dopo averlo abbassato, giusto in tempo per evitare che uno dei cani gli morda via un dito. "Porca puttana."

Mare spinge il pugno chiuso contro il clacson finché Marc non si tappa le orecchie, i cani non guaiscono e Monk non si decide a scendere i tre gradini della veranda e raggiungerli. Bussa al finestrino del guidatore, Mare lo tira giù e lo guarda negli occhi.

- Cavalluccia, quanti anni che non ti vedo.
- Un sacco. Stiamo cercando Sally, è qui?
- No tesoro. Ma lo sai che ho letto il tuo libro? 

Marc bussa contro il finestrino e indica il parcheggio.

- Quella è la sua macchina.

Mare si sporge, la guarda, poi torna a guardare Monk.

- Digli di uscire adesso, è urgente.
- Che succede passerotto?
- Un'emergenza familiare.
- Oh, che peccato. - considera, respirandole in faccia odore di alcol e di erba. Si abbassa, allunga lo sguardo verso Marc e sorride - e tu che te ne vai in giro con una che con gli umani non ci vuole avere niente a che fare? Non è che il grande Titus Red nasconde un segretuccio genetico anche lui?

Marc impreca, in uno slancio di impazienza prova a uscire. Un cane gli si attacca alla caviglia e Monk ride di pancia mentre lui fa tutto il possibile per scalciarlo via, imprecando contro quelle "cazzodibestiedelcàzzo". 

Qualcuno la definirebbe un'empasse. In tasca il cellulare trilla l'arrivo di un altro messaggio, mentre il tic tac di un conto alla rovescia Mare lo sente solo nella propria testa. Avvolge le mani attorno al volante, poi alza la voce e si preoccupa di essere ben udibile nel dire: "Marc, prendi la pistola che Rachel tiene sotto il cruscotto."

Marc sta rinunciando a un brandello dei suoi jeans quando si volta e la guarda stralunato.

- Eh?
- Eh? - gli fa eco Monk da fuori l'abitacolo.
- Inizio ad ammazzare questi cazzo di cani uno alla volta finché Sally non esce.
- Ma sei matta?
- Dai passamela.
- Stai scherzando.
- Sta scherzando - ripete Monk sorridendo.

Mare lascia il volante, spinge il busto di lato, lancia un braccio verso il cassetto sotto il cruscotto e prova ad aprirlo. Marc le schiaffeggia via il polso cercando di mettersi sulla sua strada mentre uno dei dobermann gli sfila inavvertitamente una scarpa (l'obiettivo forse era masticargli il piede), Monk indietreggia rapidamente e solleva entrambe le mani, urlando "oh, oh, oooooh!"

- Porta-fuori-Sally!
- Porco cazzo non è qui, d'accordo? E' venuto con la sua macchina e mi ha chiesto di vedere la collezione, quello stronzo si è fissato sulla macchina che gli avevo vinto a poker tipo dodici anni fa, mi ha chiesto le chiavi per fare un giro e ha preso e se ne è andato! Non lo so dove sta.
- Che macchina era?
- Una BMW del 2014 decappottabile, blu...
- Non ha detto dove andava?
- Non hai capito? Me l'ha rubata, è già tanto se non ho chiamato la polizia. Ma era fatto come un aquilone, è fortunato se non è finito contro qualche guardrail...

Mare toglie la mano dal cassetto del cruscotto. Sbatte la portiera del passeggero e Marc si rassegna a dire addio alla sua scarpa da duecento dollari. Fa un'inversione a U in cui rischia di investire Monk, dopodiché riparte a velocità troppo alta, ed è solo un miracolo che il cancello sia aperto quanto basta per farli passare piuttosto che schiantare.

- Torniamo in ospedale, pretty punk. Tua madre ha bisogno di te lì, e Jules anche. 
- Ho un altro paio di posti dove cercarlo.
- Dimmi quali e lo cerco io: ti porto in ospedale e io continuo a girare, ma tu stai con Tish.
- No.
- Smettila.
- Non rompermi il cazzo, Marcus. Ho detto di no. Trovo Jake, lo porto in ospedale da Tish. Se sapesse, vorrebbe esserci. E lei lo vorrebbe lì.  

Marc geme contrariato, ma non dice più niente. Apre il cassetto sotto il cruscotto e vede il profilo lucido e compatto di una minuscola semiautomatica da autodifesa. Vorrebbe accarezzarle una mano, ma non lo fa. Continua a occhieggiarle il profilo mentre lei guarda la strada. Sembra una metafora perfetta. 

- - -



Take me out tonight
Where there's music and there's people
Who are young and alive
Driving in your car
I never never want to go home
Because I haven't got one anymore

Take me out tonight
Because I want to see people
And I want to see life
Driving in your car
Oh please don't drop me home
Because it's not my home, it's their home
And I'm welcome no more

And if a double-decker bus
Crashes in to us
To die by your side
Is such a heavenly way to die
And if a ten ton truck
Kills the both of us
To die by your side
Well the pleasure, the privilege is mine

Take me out tonight
Take me anywhere, I don't care
I don't care, I don't care
And in the darkened underpass
I thought Oh God, my chance has come at last
But then a strange fear gripped me
And I just couldn't ask

Oh, there is a light and it never goes out
There is a light and it never goes out

venerdì 24 marzo 2017

Ashes! Ashes! (2)

Los Angeles

Riescono ad arrivare quando non ha ancora fatto alba, fuori ci sono dodici gradi ma nella struttura ospedaliera se ne sentono almeno ventidue (Marcus prometterebbe che ce ne siano almeno trenta). Possono vedere Tish da dietro un vetro, ma quando Marc le prende la mano per portarla dentro,lei tentenna. Lo guarda con occhi enormi e confusi, e aspetta che sia invece sua madre a uscire fuori. Jules invece rimane a dormire sulla poltrona, tenendole un solo dito sotto il palmo inerte.

- Pensano che sia caduta proprio a causa di una frattura della caviglia, ma il colpo ha fatto il resto... mi sono scritta tutto, sto chiamando medici esterni perché non mi fido, e...
- La seguono qui da quando aveva vent'anni.
- Ciò non significa che...
- Ma che ti hanno detto?
- Che è come se si fosse schiantata contro un muro all'interno di una macchina lanciata in velocità. Ha un polmone perforato dalle costole... ti rendi conto? Per una stupida caduta...
- Dov'è Jake?
- Non lo so, Mirabe.
- Non hai chiamato papà?
- L'ho chiamato, non risponde.
- Bea che dice? Hai chiamato Bea?
- E' sempre la solita storia... non c'è mai, quando serve. Non c'è mai.
- Mamma, hai chiamato la compagna o no?
- No.

Mare si trascina le dita tra i capelli con uno sconcerto incredulo che Marc raccoglie bene poggiandole una mano al centro della schiena e conducendola via. Prendono ognuno il proprio cellulare all'unisono, ma è Mare la prima a chiamare. Deve far squillare il telefono almeno per cinque minuti prima che Bea risponda, in sottofondo il pianto di un bambino molto piccolo.

- Bea, sono Mirabe. Sally è lì?
- Eh?
- Mi puoi passare mio padre, per favore?
- Mirabe?
- Sì, sono io.
- Oh, scusa, no... no, Sally non è ancora tornato, scusa.
- Sai dove andava?
- All'Hendrix Club, ma ormai sarà già chiuso...
- Sai con chi stava?
- I suoi amici...
- Ne ha molti.
- Ma va tutto bene?
- No. Quali amici te lo ricordi?
- No... ma è passato a prenderlo quello col garage enorme... come si chiama.
- Quello con tutte le macchine, intendi?
- Sì, lui.

Le riattacca in faccia involontariamente: di dirle ciao se ne è dimenticata. Quando alza lo sguardo, Tish oltre il vetro è attaccata a un respiratore. Marc le sfiora una spalla.

- Sta con il monaco? Vado a prenderlo io.
- Vengo pure io.
- Tu resta qui con Tish e con tua madre... e con Jules, okay?
- No. - Mare scuote il capo con energia, mentre si sente sotto le piante dei piedi il prurito del tempo che stringe, un'ansia istintuale prima di tutto - lo porto qui, dovrebbe stare qui. Vengo con te.

Marc vorrebbe farle cambiare idea, ma mentre cerca le parole lei si è già fatta dare le chiavi della macchina di Rachel e sta ripetendo a bassa voce quanto le ha detto lei: settore giallo, zona E, la Prius gialla che si è regalata come premio di consolazione dopo essersi fatta soffiare l'Oscar.



giovedì 23 marzo 2017

Ashes! Ashes! (1)


Torna a casa tardi, col bisogno di togliersi di dosso l'odore dell'insuccesso. Non sveglia Marc che sta dormendo sul divano insieme a Martie, e si dimentica anche di mettere sotto carica il cellulare spento.

Quando esce dalla doccia, Marc si è svegliato e tiene in mano il proprio iPhone.

- Dov'eri?
- Con degli amici. Che succede?
- Tish.

Lui ha ancora gli occhi impastati dal sonno, le parole gli incespicano in bocca anche prima di superare i denti.

- E' caduta... lungo delle scale, è caduta.

Mare sbatte le palpebre. Ciò che per chiunque altro liquiderebbe con uno schiocco di dita, assume proporzioni catastrofiche quando si parla di ossa tanto fragili.

- E'...? 
- In ospedale. Mi ha chiamato Jules, tua madre è già lì.
- Sally?
- Lo stanno cercando.

Si trascina una mano tra i ricci bagnati. Marc fa lo stesso, pettinandoglieli indietro.

- Fai una valigia, ok? 
- Ok...
- Io raccolgo un paio di favori e chiamo un Uber.
- Ok...
- Ci sei?

Mare alza gli occhi stralunati sul viso di lui.

- Non lo so.
- Devi esserci. 
- Ok.
- Andrà tutto bene. Torniamo a casa per un paio di giorni, giusto per vedere che sta bene. Ok?
- Ok.
- Ora fai la valigia.

Mare annuisce. Fa un passo indietro, poi si ricorda di qualcosa. Ne fa uno speculare in avanti, bacia Marc mentre le tremano i polsi di paura, poi lo lascia. Nella valigia si scorda di metterci tutte le cose fondamentali, ma ci infila dentro la propria copia di Hollow Bones.


* * *

Ring-a-round the rosie,
A pocket full of posies,
Ashes! Ashes!
We all fall down.



martedì 7 marzo 2017

California Bride


Suo padre è il più facile.

- Hai letto il mio libro?
- Certo che sì, è sul mio comodino. Se sempre così brava. Questa settimana lo finisco. Di che parla?
- Non l'avevi già iniziato?
- Certo, certo, intendo come finisce. Vado a pensare in spiaggia dieci minuti, se tua madre mi cerca dimmi che non mi hai visto.
- Mia madre...?
- Bea, intendo Bea. Ci vediamo dopo, baby girl.

E se ne va.

- - -

La discussione con sua madre avviene il giorno prima. Va lei a prenderla in macchina all'aeroporto. E' dietro il volante in un'utilitaria senza autista: già questo dovrebbe farle squillare qualche allarme dietro la nuca, e lo fa. Carica la propria valigia in macchina, ignorando i paparazzi che seguono Rachel Carson ovunque. Non le chiede nemmeno se è stato un buon viaggio. Rimangono in macchina in silenzio, finché non è lei a decidere che è ora di parlare.

- E' la tragedia di ogni genitore adottivo. Dai un figlio ogni cosa, ma non è mai abbastanza. Ogni volta che qualcosa andrà male, nella sua testa starai competendo contro l'immagine idealizzata dei suoi genitori naturali. E non importa quanto fossero terribili, inadatti, infelici: vinceranno sempre loro.

Mare rimane in silenzio, si guarda le ginocchia.

- Certo, la maggior parte delle persone non deve poi vedere il proprio dolore romanzato, e il suo personaggio incattivito perché possa essere un buon villain in un libro.
- Non è quello che ho scritto.
- Non lo è? Tutto ciò di cui i giornali hanno parlato negli ultimi due giorni è di quanto Sally Sherman e Rachel Carson siano stati genitori inadeguati.
- Non sono giornali, sono tabloid.
- E se posso capirlo per tuo padre, io ho fatto tutto ciò che ho potuto, Mirabe. Sono stata lontana dall'essere perfetta, ma vi ho dato una casa, vi ho pagato un'istruzione eccellente, vi ho permesso di esplorare ogni cosa che voleste fare, comprese quelle che non capivo. A nessuno è concessa una vita perfetta, Mirabe. Ma se una vita perfetta esiste, la tua ci si è sicuramente avvicinata.

Mare non risponde. Punta un gomito contro il finestrino e si sfiora la fronte con le dita. Guarda la strada scorrere per un lasso di tempo che sembra infinito.

- Hai fatto tutto quello che hai potuto. Non ho più l'età per avercela con te per non essere una persona diversa da chi sei, mamma. 
- Ce l'hai con me perché sono un'umana.

La voce di Rachel trema di rabbia.

- Perché pensi che io non possa capirti. Non ho bisogno di leggerlo in un libro per sapere chi sei. Anche se vuoi creare una Nazione tua pur di tenermi lontana... sei mia figlia.

Mare le guarda il profilo. Sono anni che non la vede con gli occhi genuinamente lucidi.

- Sei mia figlia. 

- - -

Forse chiede ad Emma di venire con lei in spiaggia perché non vuole saperla sola, forse perché vuole mostrarle chi è veramente (una persona con un paio d'ali). Forse vuole dimostrare a se stessa che può fidarsi di un'umana al punto di usare i propri poteri di fronte a lei senza temere di essere denunciata all'SCF. Tish, più tardi, le dirà che Emma le piace, mentre Little Rob, l'agente di suo padre che la conosce fin da bambina, le dirà che non si è perso l'acume di presentarsi al matrimonio con una donna (abbastanza da stuzzicare l'interesse voyeur dei media) ma umana (abbastanza da rassicurare sul fatto che non sia fatta della pasta dei genocidi, e che gli umani non hanno motivo di temerla).

Pensa a Routh tutta la sera. Ha messo anche il suo nome sul biglietto del regalo di nozze che ha scelto praticamente da sola. Lei non ha potuto fare a meno di chiedersi se non abbia deciso di andare in California con loro perché avesse percepito che qualcosa sarebbe andato male, che la loro amicizia aveva una data di scadenza. Non riesce a togliersi dalla retina l'immagine impressa delle sue spalle mentre esce da Mutiny un'ultima volta, e non può bere per sfumarne i colori.

- - -

Ma quella mattina, quando è pronta ad andare a dormire esausta dal volo con Tish stretta contro il petto, le minacce di Victor tornano a tormentarla. Più ancora che la paura di essere scoperta, più ancora che l'istinto di sopravvivenza, è la sensazione di isolamento a tenerla sulle braci. A farle male. Mutiny non ha più l'aspetto che aveva una volta, e per tutti quelli che sono arrivati altrettanti se ne stanno andando. Ross seguirà Routh, ne è quasi sicura. Nicholas è ormai lontano da più tempo di quanto riesce a ricordare, dalla questione del Quartiere Mutante, e forse questa goccia sarà quella che farà traboccare il vaso della sua tolleranza. In California non è più la benvenuta, ha perso Marc per colpa propria, e ora anche il cuore delle operazioni della Fenice è diventato un posto poco sicuro. Inara l'ha pregata di non andarsene, le ha garantito che non avrebbe risolto nessun problema così. Che con il tempo. Mentre Victor accusava Zelda Cassidy di essere sfuggente e indegna di fiducia, Mare Sherman si rendeva conto di non conoscerlo, di non conoscere veramente nessuno tra quelle quattro mura. Di non avere nessuno, e di non poterlo avere senza correre rischi a cui non è disposta a cedere.

- - -

Allora va da Marc. Emma è andata a dormire e così Jules e Tish, piena di lividi ma felice. Affonda le dita nella sabbia e gli dice: "parliamo". Lui, con la cravatta allentata e la giacca tutta sgualcita, si trascina i palmi sul viso e dice "sono stanco di parlare". 

"Ok", lei accetta docilmente. "Allora non dire niente. Torna sulla East Coast con me. Vivi nella mia casa, dormi nel mio letto, porta a spasso il mio cane quando io non posso." Marc soffia tra i denti un sorriso frastornato. All'orizzonte albeggia.

- Pensavo fossi lo stronzo per cui non ci sarà posto nel tuo fazzoletto di terra di merda per soli mutanti.
- Non ci sarà. E' per questo che dovremmo stare un po' insieme, intanto che possiamo.
- Come faccio a sapere che non cambierai idea da qui alla Pennsylvania?
- Te lo prometto. Stai incidendo un album a New York, tutto s'incastra.
- E perché pensi che io sia disposto a darti un'altra chance? Dopo tutto questo.
- Perché io ne ho date tante altre a te.

Il giorno prima, in un'intervista, il giornalista di Rolling Stone gli ha chiesto ironicamente come ci si sentisse a traumatizzare così tanto le proprie fidanzate da spingerle a teorizzare la creazione di una Nazione che sia a lui virtualmente irraggiungibile e poi, più seriamente, con un ammiccamento complice, gli ha chiesto come fosse stare come una mutante. Tra le lenzuola. Lui ha riso ed è stato al gioco, ha raccontato un aneddoto piccante senza fare nomi, e si è reso conto che avrebbe dovuto sentirsi in colpa solo diverse ore più tardi. Gli ha ricordato di non essere mai stato perfetto, e allo stesso tempo con quale odiosa ossessione quella donna gli è rimasta nella vita.

- Allora, vieni? Ti ho già comprato il biglietto.

Lui le passa un braccio dietro la schiena e sospira, continuando a guardare il cielo senza risponderle.



martedì 10 gennaio 2017

Graceful Roots


Quando incocca lo sguardo con Benedict, spera in cuor suo che la colpa sia sua - e lui deve star pensando la stessa identica cosa. La responsabilità è una brutta bestia, e lei non vuole quella di aver quasi ucciso Routh Graced, di nuovo. Ha indugiato fuori dalla porta perché temeva di trovarle finalmente giustizia, ma invece nei suoi occhi appannati dall'anestesia ha trovato l'unica cosa che lei le abbia mai donato: grazia. Pur pensando di non meritarsela, le si è stesa accanto e le ha raccontato di sua madre, la prima, quella di cui non pronuncia il nome da anni e che da anni si è guadagnata un tiepido oblio nella sua memoria. Ma per Routh la rispolvera, e a Routh la offre, forse perché in fondo non ha più davvero nulla da darle.

In Emma c'è qualcosa di schiettamente pulito. Chiusa nell'abitacolo della propria berlina, si lascia irretire dai suoi lineamenti, dalle sue parole. Immagina quanto deve star bene in un abito da cocktail, le chiede conto della sua vita e poi consegna frammenti della sua, cercando di strapparle una reazione contrariata. Ma non le trova niente di simile addosso: dice, anzi, di poter capire. La sta blandendo, le sta dando corda? Oppure è sincera? Quando dice di aver imparato ad accettarsi così com'è, Mare sente per un attimo il bisogno di misurarsi il girovita con le mani. Invece fuma. Dovrebbe davvero smettere. Due ore dopo, quando è di nuovo in macchina, fa ripartire il Greatest Hits di Sally Sherman e inizia a cantare con lui.

I saw my baby, she was turning blue, oh I know that soon her young life was through. And so I got down on my knees, down by her bed, and these are the words to her I said: everything will be all right, tonight, everything will be all right. Mentre la canta tamburella con le dita sul volante, rilassa la nuca sul poggiatesta, guarda nello specchietto retrovisore gli abbaglianti che rischiano di accecarla. Cosa ha vissuto Sally prima di Hollywood? Quando era un'adolescente dovette chiederlo a sua madre, e quando lei evase la risposta andò su internet e guardò ogni singola intervista che avesse mai rilasciato negli ultimi quindici anni alla ricerca di qualche indizio. Sapeva fosse del Michigan, e il nome della sua città natale. Sapeva fosse arrivato in California senza un quattrino - riguardando indietro, ha sempre pensato fosse il motivo per cui fosse sempre andato d'accordo con Marc -, sapeva che era quasi morto più di una volta - altre ne sarebbero venute con lei al suo capezzale -. Ma perché non sapeva neanche se suo padre avesse dei fratelli, dei nipoti? Perché non aveva mai conosciuto i suoi nonni? Perché, pur conoscendo a memoria il suo intero repertorio, non sapeva di chi parlassero metà delle sue canzoni?

Jake è un uomo molto infelice e molto insoddisfatto, è per questo che a volte si comporta in maniera... eccentrica, o pericolosa. Per favore, non pensate di entrarci nulla: certe cose vengono da prima di voi. Rachel le aveva messe a sedere e aveva spiegato loro, nel modo più semplice che potesse riuscire a inventare, i motivi del divorzio. Mare ne aveva guardato le lacrime trattenute a stento senza particolare trasporto, e si era invece chiesta se avrebbe dovuto spiegare a sua madre che anche loro, lei e Tish, avevano cose che venivano prima di voi. Prima di Berverly Hills c'era stata San Bernardino, e prima di Jake "Sally" Sherman e Rachel Carson c'erano altre facce, altre persone, un intero universo affettivo scadente agli occhi dei servizi sociali, ma più che sufficiente per le gemelle...

... Le gemelle Sherman, le bellissime gemelle Sherman. Mancano poche settimane al matrimonio di Tish, e Rachel è riuscita a convincerla a sposarsi a L.A. chiedendole quasi in ginocchio di permetterle di organizzare una festa vera, una festa con tutti. Mare può immaginare Tish vibrare di incertezza, ma alla fine accettare, decidere di fare felice i suoi genitori un'ultima volta, e forse la prima da anni e anni a questa parte. Ci saranno tutti. Un universo che si è lasciata alle spalle e che dovrà riprendere in mano. Una persona che ha smesso di essere da tempo, e a cui da tempo le fa male pensare. Un universo di possibilità chiuso senza che nessuno a parte lei ne sia a conoscenza.

Le rivoluzioni partono da dentro, e la prima avvocatessa della rivoluzione ha ribaltato la sua vita come fosse un vecchio materasso troppo impolverato. Cos'altro avrebbe potuto fare? Rassegnarsi ad avere figli che non potrebbe comunque vedere crescere, sposare una persona destinata a rimanere vedova e poi sedere alla finestra, alla finestra guardare il suo popolo in catene, i suoi figli umiliati, la sua intera identità demonizzata.

Per essere un uomo irrequieto, Mel è sorprendentemente paziente quando si tratta di aspettarla. Se non risponde a casa, sala di un piano e attende nel quartier generale di Mutiny. Si siede e legge. Oppure si alza e legge, o a volte spalanca la finestra che dà sul balcone e fuma. L'ultima volta Mare è arrivata quasi a urlargli quanto fosse sconsiderato, ma nel retro della testa aveva solo la preoccupazione di sprecare il riscaldamento. Quando supera l'uscio, però, lo fa di solito con un sospiro profondo, dopo essersi psicologicamente preparata alla fatica intellettuale che la aspetta. Mel le sta probabilmente tirando fuori la migliore cosa che abbia mai scritto in vita sua, ma il processo è tra i più sfibranti e dolorosi che abbia mai affrontato. Sii più sincera, le ha detto. Non trattenerti, scrivi la verità. La verità l'ha scritta sul suo portatile, ma non ha salvato il documento. Dieci pagine cancellate una parola alla volta. La verità è per chi non ha niente da perdere.

La Cittadella, le è piaciuto chiamarla così. La Cittadella verrà presto rasa al suolo, non ne ha alcun dubbio. Su un tetto gelido e con un volto diverso, gli ha chiesto se non ha paura, e poi gli ha confessato di essere lei per prima terrorizzata. L'idea di perdere lui o Inara le stringe lo stomaco in una morsa di sgomento anticipato. Non vuole pensarci, forse per quello impegna ogni muscolo che ha a resistere al freddo. Ma non può fare a meno di oscillare di lato, cercare il punto di calore più vicino. Se Heldrich Frost è di ghiaccio, Cassidy è ancora fatta di carne e sangue. Il suo corpo è modellato su una fantasia condivisa, una linea giunonica, con braccia e gambe solide e forti, capaci di prendere ogni colpo e non rompersi. Mentre si assottigliava ogni settimana di più, facendo chiedere ai suoi medici se non sarebbe morta presto, Mare sognava di essere alta e bella, con spalle larghe e le costole nascoste da...

Da carne. Carne e sangue, Zelda Cassidy è più reale di quanto lei non sia mai stata.  E quando chiede a Heldrich Frost se lui non è forse di ferro, sotto la pelle, lui risponde dovrei esserlo. Ma non lo sono.



Sally Sherman
vari anni fa

giovedì 8 dicembre 2016

Light Headed


"Hai controllato il cellulare ogni cinque minuti per tutta la sera."
"Scusami mamma, hai ragione. Aspetto notizie importanti."
"Che tipo di notizie?"

Mare scuote appena il capo e ripone l'iPhone nella minuscola pochette che ha con sé, allargando lo sguardo di lato sulla vista di New York dall'alto che poche sale in tutta la città offrono. Manhattan è un'isola molto piccola, e la serata di gala a cui si trovano (un altro evento per nutrire i bambini in Africa tramite grandi operazioni di beneficenza che risolvono un problema temporaneamente distruggendo allo stesso tempo le infrastrutture locali) un'isola ancora più piccola, popolata da grandi personalità e, più in generale, gente con molti soldi. Mare ha accettato di partecipare insieme a sua madre e al suo compagno - uno dei più famosi compositori di colonne sonore per Hollywood - alla serata sperando di individuare tra i partecipanti qualcuno che possa essere interessato a investire in Mutiny, ma fino ad ora tutti i suoi tentativi sono falliti.

Ha un vestito verde, un trucco volutamente eccessivo sugli occhi che si arrampica lungo le tempie e prende anche parte dei capelli. Ha anche incrociato Marcus, al suo braccio una bella modella che ha ben imparato a fingersi frivola per compiacere gli uomini che se la portano in giro come fosse un accessorio. Bea, la compagna di Sally, le è sempre sembrata lo stesso tipo di persona, e il fatto che avesse due anni meno di lei non ha mai aiutato. Quando le tamburella su una spalla sarebbe quasi tentata di non voltarsi, ma poi le sussurra che c'è bisogno di lei al piano di sopra. Mare si scusa, sorride, e la segue fuori dalla sala.

L'ampio terrazzo è vuoto: è troppo freddo perché qualcuno vi si avventuri. Mare rabbrividisce, si massaggia le braccia scoperte, segue il gesto con cui Marcus, incerto sulle proprie gambe, le suggerisce di avvicinarsi. Sally Sherman è seduto sul parapetto, ha una bottiglia di champagne in mano trafugata di nascosto e oscilla il busto verso il vuoto, un codino di capelli biondi e un bel completo nero con la camicia sgualcita. Mare si toglie le scarpe con i tacchi alti, osserva Bea (ma non le sembra abbia intenzione di avvicinarsi) e quindi si avvicina al parapetto. Lo scavalca, si siede accanto a Sally e sospira, mentre lui le fruga il viso con gli occhi finché non riesce a metterla a fuoco.

"Sono felice di vederti, baby girl."
"Anche io sono felice di vederti, Jake. Che stai bevendo?"
"Una cosina leggera."
"Hai preso qualcosa?"
"Sei la polizia?"

Sally sorride inebetito, Mare sorride a sua volta, agli angoli degli occhi una rassegnazione amareggiata. Ripensa a tutte le volte che ha dovuto salutarlo per mesi interi da passare in riabilitazione, sperando sempre che fosse la volta buona, quella che le avrebbe restituito un padre se non perfetto, quantomeno dignitoso. Gli poggia una mano su una spalla, lui vibra di sorpresa, oscilla in avanti mentre lei lo tira delicatamente all'indietro. Gli infila una mano nel taschino della giacca, tirandogli fuori le sigarette. La prima la accende per lui, gliela consegna. La seconda per sé.

"Come stai, baby girl? Non parliamo più da così tanto... sei sempre così impegnata, e io ho sempre paura di disturbarti, ah? Ma non pensare che mi sia dimenticato di te. Di voi. Te e Tish, siete la luce dei miei occhi, lo sai? La luce dei miei occhi..."

Bea, più indietro, vibra di insofferenza ferita - a casa il figlio ancora neonato che ha avuto con una rockstar con quasi il triplo dei suoi anni. Mare immagina, ma non le importa.

"E lo so che sembrava di no. Io sono fatto così, mi distraggo facile. E quando faccio musica mi perdo, faccio solo quello, e tutto il resto diventa sfumato... ma non è perché non sia importante. Voi due lo siete sempre state. Voi due, e tua madre... non ho mai amato nessuno come ho amato tua madre. Anche con tutte le stronzate che ho fatto. La coca, i tradimenti... quella bella macchina che ti ho perso a poker, ancora racconti la storia quando devi parlare di me, vero? Bel padre del cazzo che vi siete ritrovate. Ma ci ho provato. Non ci sono riuscito, ma ci ho provato... ma voi, tu soprattutto, tu hai preso i geni di tua madre, invece che i miei."
"Temo di non aver preso i geni di nessuno di voi due, Jake."
"E' tutto ciò che un genitore vuole, lo sai? Una connessione con i suoi figli. E hai ragione tu, io con voi non ce l'avevo. Non di sangue, e non artistica, perché tu e Tish siete uscite con una testa così, enorme e piena di cose, mentre io ho sempre suonato con le vene, con la pelle, e la testa ce l'ho sempre avuta vuota. E poi quando abbiamo scoperto delle ali... l'ho capito subito, prima di capirlo con questa zucca leggera che mi ritrovo. Ho capito che sarebbe stata una cosa troppo enorme perché non diventasse la parte più grande della vostra vita, e io non ce l'avevo. Io non potevo capirla. Capire voi. Mi si è spezzato il cuore. E ho rinunciato. Non avrei dovuto, ma ho rinunciato."
"Jake..."
"No, fammi finire. Non sto cercando giustificazioni, ti prego credimi, non sto cercando giustificazioni per tutta la merda che vi ho fatto piovere addosso. Però è importante che tu lo sappia. Perché... perché penso sempre a quello che direte al mio funerale, tu e Tish. Siete due giovani donne meravigliose, te l'ho mai detto? Siete piene di cose, e di parole, di parole enormi e giuste e mi chiedo sempre se quelle parole le spenderete anche per me, o se... ora che non ho più niente da darvi. Ora che siete cresciute senza di me, aspettando che io mettessi la testa a posto, e non l'ho messa. Mi dispiace baby girl."

Mare oscilla le gambe nel vuoto, fingendo di non avere gli occhi lucidi. Marcus la guarda da lontano, può sentirne il cuore sbattergli contro le costole, ma lo ignora. Ignora Bea dietro di loro, anche lei a distanza, abbastanza intelligente da sapere bene come gli Sherman siano una bolla di individui feriti e disfunzionali, ma una bolla impenetrabile nondimeno. Mare fa un altro tiro alla sigaretta, si fa scendere il fumo fino in fondo ai polmoni.

"Quando Marc mi tradì, e finì su tutti i tabloid, ti stava già simpatico, lo trattavi già come fosse un tuo figlioccio. Però prendesti la mazza da baseball che ti autografò quando eri piccolo Nolan Ryan e andasti a spaccargli tutti i finestrini della ridicola Ferrari che si era comprato da neanche un mese. E quando Tish finì in ospedale la prima volta e il chirurgo vi disse che non erano riusciti a ripararle l'ala, minacciasti tutti di denunciarli e poi gli desti un pugno per cui fosti denunciato tu."

Marcus sbuffa una risata esasperata, mentre gli occhi di Sally si irretiscono di lacrime commosse. E' un uomo ormai anziano, pensa lei. Si sporge di lato e gli poggia un bacio dei più affettuosi sulla guancia.

"Nessuno è perfetto, papà. Hai sempre ragionato poco e reagito di pancia, ma hai fatto quello potevi. Mi hai mandato alle migliori scuole e mi hai fatto sempre fare quello che volevo, anche quando non lo capivi. E' tutto ciò di cui avevo bisogno."
"E sei felice adesso? Hai una vita felice, baby girl? Qualcuno che ti ama, e un lavoro che ti piace?"

Marcus sembra irrequieto sulle proprie gambe, lei lo percepisce appena con la coda dell'occhio. Si ricorda di aver lasciato la pochette con dentro il suo cellulare al tavolo, e all'improvviso sente un senso di urgenza scivolarle sulla pelle.

"Sì."
"Me lo giuri?"
"Te lo giuro."

Sally prende un respiro profondo, sorride, spalanca le braccia e si lascia cadere all'indietro. Sbatte una spalla contro il pavimento della terrazza prima che Marcus riesca ad acchiapparlo, ma non è grave. E' pronto ad essere trascinato nel suo hotel da Bea, e Mare lo lascia fare.

* * *

La notte la passa nella suite di Marcus a parlare e a bere alcolici che non potrebbe comprare, tracannandoli senza gusto come se dovesse fare scorta di oblio prima di tornare nel mondo reale. Esagera, e la mattina dopo ha solo un ricordo molto vago di Marcus che le accarezza i capelli nel panico più totale mentre lei piange parole incomprensibili rannicchiata sul pavimento del bagno. Riceve due chiamate: la prima riguarda Routh, la seconda riguarda Benedict. Lo stomaco le viene stretto e contorto da due tenaglie di angoscia che esercitano prese ugualmente salde ma diverse, accomunate da un senso di imminente disastro che la sta rincorrendo ormai da mesi, e che da poche settimane pensava di essere riuscita a scavalcare.

Evidentemente no. Sveglia Marcus e gli chiede molto piano di prendere la sua macchina ridicolmente costosa e accompagnarla a Philadelphia. Lui si lamenta un po', finché non apre gli occhi e la guarda in faccia. Le chiede dieci minuti per vestirsi, ma gliene bastano nove per essere già fuori dalla porta.




venerdì 7 ottobre 2016

Twelve Weeks


In Guyana é caldo, Abay respira a pieni polmoni e per la prima volta da settimane non sente gelarsi da dentro. Neanche l'umiditá riesce a opprimerla: per la prima volta dopo una settimana infernale non sente dolore osseo, nausea, vertigini, disorientamento, stanchezza. Gli effetti dell'ultimo ciclo di terapia sono scemati, e ha ancora un paio di giorni prima di dover tornare alla centro medico che la sta seguendo, a New York, per riniziare tutto daccapo.

Ma quella non é Abay, é Mare Sherman, e Mare Sherman si é data altri tre mesi di tentativi prima di gettare la spugna. Mare Sherman si é segnata l'ultimo giorno di terapia sul calendario, l'ultimo giorno in cui chiederá al suo corpo di fare uno sforzo sovraumano, superumano. Mare Sherman sa che a un certo punto si stancherá di passare le sue giornate senza l'energia necessaria ad alzarsi neanche dal letto, con la testa piena di incubi e di mantra che si ripete per non pensarci.

Ad alcuni ricordi torna sempre: non sono molti, ma sono i suoi preferiti. In uno lei e Tish prendono un motoscafo fino al largo e poi spalancano le ali e passano ore a volare, dall'alba fino a mattina inoltrata. Sfiorano l'acqua dell'oceano con i piedi e seguono un branco di delfini che nuotano sopra e sotto le onde dolci. In un altro, mezza Los Angeles rimane al buio a causa di un black out che dura un'ora piena, proprio l'ultima sera di uno dei weekend che la corte ha imposto che passi con suo padre, e lui nel panico del silenzio (niente tv, niente film, niente videogiochi) tira fuori la chitarra e le fa cantare tutte le sue hits, senza elogiarla, ma ridendo piano e scuotendo il capo ogni volta che finisce una canzone in un modo che le fa sentire una connessione sincera che ha disperatamente cercato per anni dopo il divorzio.

In un altro ancora, balla a piedi nudi sull'erba, all'Independence Park.

Dodici settimane, si ripete Mare Sherman mentre si addormenta stretta nelle proprie ali nella speranza che riescano a scaldare l'aria che le arriva poi nei polmoni. Ma ad Abay non importa: quando é in volo, il suo organismo non perde un solo colpo, perché sta facendo esattamente ció che é stato creato per fare. Quando Mare Sherman si nasconde sotto i piumoni durante un settembre ancora tiepido, si chiede se non sarebbe meraviglioso fare, per tutta la propria vita, esattamente ció che si é stati creati per fare.

Mare Sherman siede nella sala d'attesa di uno studio medico. Si fa accompagnare alla sua poltroncina e vi rimane composta mentre le cercano le vene, e quando gliele bucano non si lamenta. Per tutto il tempo della terapia, legge. Quando esce é quasi sera, e sa di avere tra le sette e le dieci ore prima di iniziare a sentirsi male. A volte lavora, piú spesso cerca spasmodicamente un briciolo di vita. Si trucca e si mette scarpe alte e scorre la propria rubrica alla ricerca di persone da visitare. Quando non le va di andare in giro su scarpe scomode, bussa semplicemente a casa di Marc, e si lascia irretire dalla familiaritá della sua presenza in un mondo che non le sembra mai il suo.

Ma non Abay, Abay non ha bisogno di radici perché Abay non appartiene alla terra, ma al cielo. Se Mare Sherman va avanti gemendo una settimana ancora, Abay ha deciso perfettamente il momento in cui sará abbastanza. 

Cosí, quando Inara le chiede se non ci siano strade alternative da percorrere, o altre cose che puó fare, Mare Sherman non risponde. Ma dentro, Abay conosce giá la risposta: vivere il tempo che mi é stato dato da vivere. E viverlo facendo in modo che sia abbastanza. Del resto, non le é forse stato dato esattamente ció che é stato dato a tutti gli altri? 

Una vita. Fai che basti. 

venerdì 30 settembre 2016

Bad Credit



"Ve l'ho detto mille volte. Mille. Tua madre é l'unica persona che ha capito che spendere soldi che non si hanno non é mai una buona idea."

L'ufficio di Cornelius Golster é in un bel palazzo a New York. Ne ha un altro a Los Angeles, e nella Grande Mela ci viene non piú spesso di una volta al mese. Mare prende un respiro profondo. Il suo medico le ha detto che con il calare delle temperature inizierá ad avere problemi nel regolare la propria temperatura corporea, con tutta quell'aria gelida che le entra nei polmoni. Di vestirsi pesante. o respirare in maniera piú superficiale. Avrebbe dovuto mettersi un maglione in piú.

"Come pensavi che sareste andati avanti? Tutti i modelli che abbiamo fatto insieme... mi hai fatto lavorare per un mese su delle proiezioni di sostenibilitá economica che prevedevano che la sede fosse un monolocale, non un intero palazzo con clinica medica annessa. Sai solo di assicurazione quanto devi pagare, dopo tutto ció che é successo? Gli ispettori non ci credevano che non te lo fossi mandato a fuoco da sola. Nessuno ci crederebbe."

"Quindi i soldi stanno finendo."

"No: sono finiti, Mirabe. Succede quando investi in progetti senza un business plan e senza una sola buona idea per tirarci fuori qualche soldo. Questa cosa ha succhiato dalle tue risorse, praticamente solo dalle tue risorse, e ora le tue risorse sono finite. Hai bisogno di soldi, e in fretta. Quanto sono generosi i tuoi amici di Los Angeles?"

Lo sarebbero molto. Mare peró oscilla il capo a destra e a sinistra, senza scomporsi, a indicare come chiedere soldi ai suoi "amici di Los Angeles" non sia un'opzione.

"Tua madre, allora?"

"Perché non mi hai ancora proposto Sally? Non ha fatto uscire un Greatest Hits di recente?"


"A Sally dovrei amputare entrambe le mani, se volessi togliermi il problema. É un fottuto irresponsabile... sai cosa ha regalato al figlio nuovo? Una barca. Non una barca da il vecchio e il mare, no, uno yacht a vela di trenta metri che gli é costata quattro milioni e cinquecentomila dollari. Quattro milioni e cinquecentomila dollari e l'ultima volta che l'ho visto si é lamentato della mia parcella. Sai come l'ha chiamata? Dai, prova a indovinare. Provaci, su. No, niente? L'ha chiamata Héritier. Erede. Come quel vino del cazzo che sta producendo in California... no, non farmi neanche iniziare a parlare del vigneto, o non ne esco piú. Tutto questo per dire: non chiedere niente a Sally, Sally non é in grado di darti niente. Scordatelo proprio. Devi trovare un modo per fare soldi, Mirabe, Cristo Santo. Perché non torni nel cinema, eh? Oppure la tv... l'agente di tuo padre mi stava dicendo che pare che Raven Simone mollerá The View a breve, non ti va di fare l'opinionista? Con tutte le cazzo di opinioni che hai, Gesú santo, basta che vai lí, ne spari un paio a settimana e a fine anno stai serena sulle sei cifre, magari sette dopo il primo anno, se al pubblico piaci... a quel punto puoi aprire tutti i Mutiny che ti pare."

"Possiedo oggetti di un certo valore, posso iniziare a venderli."

"Di quanto valore?"

Mare tamburella le dita sottili sul bracciolo della poltroncina girevole. Le cose belle le sono sempre piaciute, é stata educata ad apprezzarle. Si guarda i piedi, sfuggentemente. Indossa scarpe da novecento dollari, e non sono neanche le piú costose che possiede.

"Dimmi quanti soldi mi servono per andare avanti ancora un paio di mesi, e troveró tutto ció che é necessario."

Cornelius la guarda stralunato, esausto. Sta per argomentare qualcosa, di nuovo, ma la soliditá dello sguardo di lei é un muro contro cui si puó solo sbattere.

"Inizio a fare il calcoli."




sabato 27 agosto 2016

Something More

Sabato sera Sally insiste perché sua figlia e il suo protetto rimangano a festeggiare la nascita del suo primo figlio maschio (riconosciuto, pensa Mare). Lei evita il neonato il più possibile, con la scusa di non disturbare lui e la madre, e si va invece a fare il bagno nella profonda piscina che suo padre ha fatto scavare nel giardino terrazzato. Galleggia sulla schiena e osserva il cielo, poi prende un respiro profondo e si lascia affondare nell'acqua. Inizia a contare.

A sessantacinque secondi, Marcus la prende e la riporta in superficie. "Non starai mica provando ad affogare per dispetto, honey bunch?", le chiede con un sospiro, togliendole i ricci zuppi dalla fronte, "e neanche ventiquattro ore dopo il tuo bel matrimonio, è una morte un po' troppo rock n' roll per qualcuno che sta provando a diventare una persona seria e rispettabile?"

Mare si passa i palmi sugli occhi pieni di cloro e si agita scontenta. "Dov'è finita tua moglie, mh?", infierisce lui, scuotendo il capo. "Ha bisogno di qualche giorno, aggiusteremo tutto", fa lei.
"E' già rotto?"
"Lo stai adorando, non è così?"
"Non adoro mai vederti tutta triste, you funny valentine, ma non posso dirti di non essere almeno un po' felice quando i tuoi tentativi di calpestare il mio povero cuore ti portano un po' sfortuna."

Rimangono a galleggiare per un po'. Senza neanche permetterle di accorgersene, Marcus la indirizza lentamente verso il bordo piscina, dove può tenerla meglio sotto controllo. La vede vibrare di fastidio solo quando si rende conto di non essere più dove l'acqua è più alta. "Sei un egocentrico e un prepotente. Perché continui a girarmi intorno? Perché sei qui? Perché sei a casa di mio padre? Non sei già famoso abbastanza senza tutta questa pubblicità?"
"You lil' scamp, pensi davvero questo? Che sono io che ti sto intorno? Sono dieci anni che ci pigliamo e ci lasciamo, non pensi di aver avuto nessuna parte in questo?"
"Sono anni che non stiamo più insieme. Che ti dico di lasciarmi in pace."
"Sono anni che mi chiami alle due di notte e mi dici di correre da te. Ogni volta che ti viene un prurito. Io ho fatto tutto quello che volevi. Mi sono messo delle parrucche improbabili perché non mi riconoscessero quando entravo nel tuo palazzo mentre eri in campagna elettorale.”
"L'unica cosa improbabile sono i tuoi capelli veri..."
"... Ho detto in tv di andare a votare per te. Non mi sono mai lamentato..."
"Sei andato al letto con mezza Los Angeles."
"Non mi hai mai chiesto di aspettarti. Neanche quando volevo farlo: mi hai detto vai, togliti di torno. Ti ho chiesto di sposarmi tre volte e hai detto sempre di no."
"Eri ubriaco tutte e tre le volte. Sei andato al letto con Ivy Rose mentre stavamo insieme e ti sei fatto fotografare per tutta Hollywood."

Marcus sorride tristemente e scivola verso il basso fino ad avere il mento nell'acqua. Ma, conoscendo la sua propensione alla fuga, la intrappola anche tra le proprie braccia, agganciando le mani al bordo della piscina, oltre i fianchi di lei.

"Ho fatto una cazzata. Ti ho chiesto scusa mille volte. Ma Mirabe, ci conosciamo da dieci anni e non mi hai mai detto che mi ami. A un certo punto anche una persona con 'un ego smisurato come il mio' delle domande se le fa. E le ho fatte anche a te. Ma non mi hai mai risposto. E io continuo ancora a fartele: mi hai amato, almeno un po'?"

La domanda le sembra semplicemente assurda, ma non sa dire il perché. "Certo che sì. Te lo dicevo sempre."
Marcus scuote il capo. Lo spostamento del naso sul ciglio dell'acqua propaga onde basse che si infrangono sulla pelle di lei. "No, non me l'hai detto mai. Neanche una volta da quando ti conosco. Non l'hai detto neanche adesso." sospira. "L'hai mai detto alle tue fidanzatine o ai tuoi hot daddies? O a tua moglie che conosci da poco più di un mese, per quello che vale? E da quando vuoi sposarti, comunque? Non volevi aspettare fino ai quar--"
"Fino ai quarant'anni? No: è una cosa che ho detto a te perché mi lasciassi in pace e smettessi di coprirti di ridicolo."

Marcus soffia dalle narici, ma sott'acqua: sulla superficie arriva solo un borbottio di bolle. 

"Perché non te ne sei andato, allora?"
"Te l'ho detto, chocobun: perché ti amo. E perché so per certo che ti piacevo anche quando non ero ricco e famoso, ma solo un post adolescente senza un quattrino alla ricerca di gloria. E mi fido di te perché sei troppo bella e ricca per voler qualcosa da me, e tu puoi fidarti di me per lo stesso motivo. Guardami: ti sei sposata e sono ancora qui. Di quanti ex innamorati puoi dirlo, ah?"
"Pensi che ci lasceremo."
"E' partita senza di te..."
"Abbiamo trent'anni, la risolveremo... faremo dei piani, abbiamo l'età giusta per una famiglia, per una vita che sia..."
"Mi dispiace lovely dove, ma penso vi siate già lasciate."

Lo dice pieno di delicatezza, ma non si preoccupa neanche per un attimo di provare a sembrare dispiaciuto. Invece gli fa scivolare il naso sulla pancia e poi va sott'acqua. Le bacia l'ombelico, l'orlo del bikini mentre le poggia le mani sui fianchi. Lei lo scalcia via piena di fastidio e si tira in su, a sedere sul bordo piscina. Lui riemerge e sospira, nuotando pigramente all'indietro. 

"C'è un mondo intero là fuori che ti riterrebbe la persona più fortunata della terra, pretty punk, lo sai? Che hai che non ti va mai bene niente? Che devi essere il pesce più grosso dello stagno, cambiare il mondo, e ora una famigliola allegra? E i cuccioli con o senza ali? Se fossi Tish lo capirei, ma a te che ha mai fatto il mondo per renderti così scontenta?"
"Non ho tempo da perdere."
"Siamo in mezzo al nulla e l'alternativa è andare a contemplare un ragazzino che somiglia al mio alluce e che ti chiamerà sister per il resto dei tuoi giorni, ammesso che Sally non lo molli come fa di solito, quindi direi che non ci corre dietro un cazzo di nessuno. Che hai? Che vuoi? Cosa diavolo vuoi, Mirabe Sherman?"

Non ha bisogno di alzare la voce per suonare finalmente ostile.

"Non te", sbotta seccamente lei mentre si alza in piedi. Cerca un asciugamano mentre il cuore le batte direttamente in gola. "Non una vita passata a fare il pagliaccio per intrattenere il pubblico, ad accumulare cose inutili, statuette inutili, persone inutili, per poi morire ed essere ricordata se tutto va bene come la migliore clown tra tutti i clown. Non questo. Voglio qualcosa di meglio e lo voglio presto, okay?"

Marcus scuote il capo, deluso, e scompare sotto il filo dell'acqua, mentre lei continua a urlarglielo dietro: voglio qualcosa di meglio, Marcus, mi hai capito? Voglio qualcosa di più.