Visualizzazione post con etichetta new york. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta new york. Mostra tutti i post

giovedì 26 gennaio 2017

Apocalypse Song


25 Gennaio 2025, Philadelphia

Quando è di ritorno dal Red Bunny è esausta. Martie le gira intorno e le poggia il naso umido contro le dita, alla ricerca di una carezza che non arriva. Lei si toglie di dosso il cappotto di ecopelle, le scarpe, si sfila il maglione, poi i jeans. Lascia per terra una scia d'abiti che termina sul bordo della doccia in cui si infila poco dopo. Ripensa alle spogliarelliste dipinte di verde e vendute come mutanti, chiedendosi quanti soldi farebbe lei in un posto del genere mostrando le proprie ali. Deve esserci una sottocategoria di feticismi che riguarda figure simil-mistiche come gli angeli, no? Rimane sotto il getto di acqua bollente fino a scottarsi, aggiungendo la feticizzazione razziale alla lista mentale di cose che saranno vietate sulla sua isola.

Trecento dollari mensili in cambio di un po' di pace non sono così tanti, si dice - consapevole di non averli, e che forse non li avrà neanche per la prima settimana del mese -. Poco male che è un accordo con chi ha attivamente provato a ucciderli, quando invece per la loro stessa natura avrebbe dovuto difenderli. Kane li chiamerebbe traditori della razza, ma lei è stata cresciuta democratica e liberale, e si è allenata a guardare i fili che collegano la povertà alla criminalità; la sua attività le ha fatto scrivere pagine e pagine su come i superumani nel sistema Stati Uniti siano costantemente marginalizzati, costretti alla povertà. Ma Raul Vazquez è davvero di un'altra pasta, o forse è solo il proprio orgoglio ferito a farglielo considerare un carnefice piuttosto che una vittima?

Esce dalla doccia e la fame la divora. Si riscalda in microonde un pasto già pronto, gli avanzi del giorno prima. Li sistema in un piatto ordinatamente, si siede a tavola e prende la forchetta.

Martie la guarda, mentre lei non riesce a fare neanche il primo boccone.

- - -

26 Gennaio 2025, New York

"Pausa pranzo?" propone Sadler, dopo una mattinata estenuante passata a un tavolo con la sua cliente, la parte avversa - una rockstar ultratrentenne - e l'avvocato della parte avversa. Marcus Brown è il primo ad alzarsi, con una furia che gli fa quasi cadere la sedia. Mirabe Sherman invece rimane compostamente seduta al proprio posto, con le gambe accavallate, il mento sollevato ma l'espressione vuota. Sadler le tocca un braccio, dicendole di andare a pranzo con lei, ma Sherman rifiuta. Non ha fame.

Marc la vede su uno dei balconi dell'alto palazzo che ospita lo studio legale a cui si è rivolto. I suoi avvocati gli hanno caldamente consigliato di non avere contatti privati con lei, ma lui ha sangue bollente nelle vene e non appena ne incocca lo sguardo non può fare a meno di precipitarsi fuori con la stessa furia con cui ha lasciato la sala riunioni un'ora prima. Le chiede cosa ha fatto di male per meritarsi tutto quello, che se aveva bisogno di soldi lui gliene avrebbe dati quanti voleva, se solo avesse chiesto gentilmente, che tutta quella storia è una farsa. Le prende il viso tra le mani con una rabbia e una confusione così cieca che le preme le dita sugli zigomi tanto forte da farle quasi male, e chiede che cazzo stiamo facendo qui con gli avvocati, e cosa vuoi da me, e con il cuore spezzato e solo la voglia di dire qualcosa di doloroso le dice che l'ha amato solo quando eri tu quella con i soldi, e la fama, e tutto il potere, e io ero uno spiantato venuto dall'altra parte del paese e arrivato in California solo con gli stracci che avevo addosso e le scarpe che portavo ai piedi. E poi le chiede: è davvero così che vuoi spendere il tempo che ti rimane?

Mare se lo toglie di dosso, lo spintona, gli dà uno schiaffo che le fa bruciare il palmo (non è di certo il primo da quando si conoscono), gli urla addosso, al punto che due giovani praticanti devono intervenire per separarli, temendo il peggio. Gli avvocati rimandano il prossimo incontro alla mattina successiva, e Marcus esce dal grattacielo completamente stordito, incapace di decifrare quanto è appena successo.

Ci pensa sopra tutta la notte, e la mattina dopo chiede a Mare: "perché pensi di essere migliore di me?"

Sono di nuovo seduti allo stesso tavolo, l'uno di fronte all'altro, in presenza dei loro avvocati.

"Perché pensi di essere una persona tanto migliore di me da meritarti quello che mi stai chiedendo, Mirabe?"

Mare tamburella le dita sul tavolo. Gli occhi con cui lo osserva sono vuoti, vacui.

"Quando arrivasti a Los Angeles, - ricorda lei - eri un ragazzino affamato. Eri solido, eri temprato. Rimanevo vicino a te perché eri esattamente la persona che avrei voluto essere io: una persona senza dubbi su se stessa. Con un obiettivo. Ti aiutai per questo. Ho costruito con te la tua carriera per questo."

Marc inspira a fondo, trattiene il respiro nei polmoni. La guarda e gli sembra una sconosciuta.

"Ma Hollywood ti ha reso famoso e la fama ti ha reso molle. Eri un artista e ora sei un intrattenitore, uno showman. Non c'è niente, non c'è una virgola nel mondo che tu possa cambiare. Ma io sì. Io posso, dati gli strumenti."

China il capo, ma non lo sguardo pesante.

"Per cui, quando mi chiedi perché penso di essere migliore di te, la risposta è ovvia: perché lo sono."

Marc scuote il capo, sulle labbra un sorriso amareggiato, disilluso. Guarda il proprio avvocato, poi si alza in piedi. Oggi con più calma. "Dalle quello che vuole. La somma che chiede", impone con la voce arrochita. Alle proteste del suo avvocato, fa un cenno secco della mano e guarda verso di lei.

"Dalle quello che vuole, e questa storia sarà chiusa. Tutta questa storia, pretty punk: io e te - la prende in giro, abbattuto e sconfitto - e, questa volta te lo posso giurare, per sempre."

- - -

I hear it in your silence, when you don't speak
What was funny then isn't funny anymore
I can hear it in your voice, there's always a catch
We're going nowhere and we're going there fast

Anything to watch while we are waiting
For this apocalypse, what more is there to do?
Its nice to be important, but so close to being despised
Its more important to be nice, I guess, that being wise

I'll take you shopping; I'll take you dancing too
I'll take you out, all the things you wanna do
I'll give you diamonds and I'll give you space
So be with anyone you want, it's alright with me

Our time is over
Don't you know that if a time-warp was open
I'd stay right in my place
That war is over

I hear it in your silence, when you don't speak
There is a quiet crying rage burning inside you so deep
I'll give you anything, but I'll give you problems
So be with anyone you want, it's alright with me

I hear it in your voice, can see it in your lips
There's always a catch, I guess that's alright with me
No one's around, but the map says "you're here"
Now I can hear loneliness screaming in my ear

Our time is over
Don't you don't that if a time-warp was open
I'd stay right in my place
The war ain't over yet
This war ain't over yet

Being nice is only hard when others aren't
Our time is over

4 Chords of the Apocalypse
Written and performed by Titus Red
July 2024

giovedì 8 dicembre 2016

Light Headed


"Hai controllato il cellulare ogni cinque minuti per tutta la sera."
"Scusami mamma, hai ragione. Aspetto notizie importanti."
"Che tipo di notizie?"

Mare scuote appena il capo e ripone l'iPhone nella minuscola pochette che ha con sé, allargando lo sguardo di lato sulla vista di New York dall'alto che poche sale in tutta la città offrono. Manhattan è un'isola molto piccola, e la serata di gala a cui si trovano (un altro evento per nutrire i bambini in Africa tramite grandi operazioni di beneficenza che risolvono un problema temporaneamente distruggendo allo stesso tempo le infrastrutture locali) un'isola ancora più piccola, popolata da grandi personalità e, più in generale, gente con molti soldi. Mare ha accettato di partecipare insieme a sua madre e al suo compagno - uno dei più famosi compositori di colonne sonore per Hollywood - alla serata sperando di individuare tra i partecipanti qualcuno che possa essere interessato a investire in Mutiny, ma fino ad ora tutti i suoi tentativi sono falliti.

Ha un vestito verde, un trucco volutamente eccessivo sugli occhi che si arrampica lungo le tempie e prende anche parte dei capelli. Ha anche incrociato Marcus, al suo braccio una bella modella che ha ben imparato a fingersi frivola per compiacere gli uomini che se la portano in giro come fosse un accessorio. Bea, la compagna di Sally, le è sempre sembrata lo stesso tipo di persona, e il fatto che avesse due anni meno di lei non ha mai aiutato. Quando le tamburella su una spalla sarebbe quasi tentata di non voltarsi, ma poi le sussurra che c'è bisogno di lei al piano di sopra. Mare si scusa, sorride, e la segue fuori dalla sala.

L'ampio terrazzo è vuoto: è troppo freddo perché qualcuno vi si avventuri. Mare rabbrividisce, si massaggia le braccia scoperte, segue il gesto con cui Marcus, incerto sulle proprie gambe, le suggerisce di avvicinarsi. Sally Sherman è seduto sul parapetto, ha una bottiglia di champagne in mano trafugata di nascosto e oscilla il busto verso il vuoto, un codino di capelli biondi e un bel completo nero con la camicia sgualcita. Mare si toglie le scarpe con i tacchi alti, osserva Bea (ma non le sembra abbia intenzione di avvicinarsi) e quindi si avvicina al parapetto. Lo scavalca, si siede accanto a Sally e sospira, mentre lui le fruga il viso con gli occhi finché non riesce a metterla a fuoco.

"Sono felice di vederti, baby girl."
"Anche io sono felice di vederti, Jake. Che stai bevendo?"
"Una cosina leggera."
"Hai preso qualcosa?"
"Sei la polizia?"

Sally sorride inebetito, Mare sorride a sua volta, agli angoli degli occhi una rassegnazione amareggiata. Ripensa a tutte le volte che ha dovuto salutarlo per mesi interi da passare in riabilitazione, sperando sempre che fosse la volta buona, quella che le avrebbe restituito un padre se non perfetto, quantomeno dignitoso. Gli poggia una mano su una spalla, lui vibra di sorpresa, oscilla in avanti mentre lei lo tira delicatamente all'indietro. Gli infila una mano nel taschino della giacca, tirandogli fuori le sigarette. La prima la accende per lui, gliela consegna. La seconda per sé.

"Come stai, baby girl? Non parliamo più da così tanto... sei sempre così impegnata, e io ho sempre paura di disturbarti, ah? Ma non pensare che mi sia dimenticato di te. Di voi. Te e Tish, siete la luce dei miei occhi, lo sai? La luce dei miei occhi..."

Bea, più indietro, vibra di insofferenza ferita - a casa il figlio ancora neonato che ha avuto con una rockstar con quasi il triplo dei suoi anni. Mare immagina, ma non le importa.

"E lo so che sembrava di no. Io sono fatto così, mi distraggo facile. E quando faccio musica mi perdo, faccio solo quello, e tutto il resto diventa sfumato... ma non è perché non sia importante. Voi due lo siete sempre state. Voi due, e tua madre... non ho mai amato nessuno come ho amato tua madre. Anche con tutte le stronzate che ho fatto. La coca, i tradimenti... quella bella macchina che ti ho perso a poker, ancora racconti la storia quando devi parlare di me, vero? Bel padre del cazzo che vi siete ritrovate. Ma ci ho provato. Non ci sono riuscito, ma ci ho provato... ma voi, tu soprattutto, tu hai preso i geni di tua madre, invece che i miei."
"Temo di non aver preso i geni di nessuno di voi due, Jake."
"E' tutto ciò che un genitore vuole, lo sai? Una connessione con i suoi figli. E hai ragione tu, io con voi non ce l'avevo. Non di sangue, e non artistica, perché tu e Tish siete uscite con una testa così, enorme e piena di cose, mentre io ho sempre suonato con le vene, con la pelle, e la testa ce l'ho sempre avuta vuota. E poi quando abbiamo scoperto delle ali... l'ho capito subito, prima di capirlo con questa zucca leggera che mi ritrovo. Ho capito che sarebbe stata una cosa troppo enorme perché non diventasse la parte più grande della vostra vita, e io non ce l'avevo. Io non potevo capirla. Capire voi. Mi si è spezzato il cuore. E ho rinunciato. Non avrei dovuto, ma ho rinunciato."
"Jake..."
"No, fammi finire. Non sto cercando giustificazioni, ti prego credimi, non sto cercando giustificazioni per tutta la merda che vi ho fatto piovere addosso. Però è importante che tu lo sappia. Perché... perché penso sempre a quello che direte al mio funerale, tu e Tish. Siete due giovani donne meravigliose, te l'ho mai detto? Siete piene di cose, e di parole, di parole enormi e giuste e mi chiedo sempre se quelle parole le spenderete anche per me, o se... ora che non ho più niente da darvi. Ora che siete cresciute senza di me, aspettando che io mettessi la testa a posto, e non l'ho messa. Mi dispiace baby girl."

Mare oscilla le gambe nel vuoto, fingendo di non avere gli occhi lucidi. Marcus la guarda da lontano, può sentirne il cuore sbattergli contro le costole, ma lo ignora. Ignora Bea dietro di loro, anche lei a distanza, abbastanza intelligente da sapere bene come gli Sherman siano una bolla di individui feriti e disfunzionali, ma una bolla impenetrabile nondimeno. Mare fa un altro tiro alla sigaretta, si fa scendere il fumo fino in fondo ai polmoni.

"Quando Marc mi tradì, e finì su tutti i tabloid, ti stava già simpatico, lo trattavi già come fosse un tuo figlioccio. Però prendesti la mazza da baseball che ti autografò quando eri piccolo Nolan Ryan e andasti a spaccargli tutti i finestrini della ridicola Ferrari che si era comprato da neanche un mese. E quando Tish finì in ospedale la prima volta e il chirurgo vi disse che non erano riusciti a ripararle l'ala, minacciasti tutti di denunciarli e poi gli desti un pugno per cui fosti denunciato tu."

Marcus sbuffa una risata esasperata, mentre gli occhi di Sally si irretiscono di lacrime commosse. E' un uomo ormai anziano, pensa lei. Si sporge di lato e gli poggia un bacio dei più affettuosi sulla guancia.

"Nessuno è perfetto, papà. Hai sempre ragionato poco e reagito di pancia, ma hai fatto quello potevi. Mi hai mandato alle migliori scuole e mi hai fatto sempre fare quello che volevo, anche quando non lo capivi. E' tutto ciò di cui avevo bisogno."
"E sei felice adesso? Hai una vita felice, baby girl? Qualcuno che ti ama, e un lavoro che ti piace?"

Marcus sembra irrequieto sulle proprie gambe, lei lo percepisce appena con la coda dell'occhio. Si ricorda di aver lasciato la pochette con dentro il suo cellulare al tavolo, e all'improvviso sente un senso di urgenza scivolarle sulla pelle.

"Sì."
"Me lo giuri?"
"Te lo giuro."

Sally prende un respiro profondo, sorride, spalanca le braccia e si lascia cadere all'indietro. Sbatte una spalla contro il pavimento della terrazza prima che Marcus riesca ad acchiapparlo, ma non è grave. E' pronto ad essere trascinato nel suo hotel da Bea, e Mare lo lascia fare.

* * *

La notte la passa nella suite di Marcus a parlare e a bere alcolici che non potrebbe comprare, tracannandoli senza gusto come se dovesse fare scorta di oblio prima di tornare nel mondo reale. Esagera, e la mattina dopo ha solo un ricordo molto vago di Marcus che le accarezza i capelli nel panico più totale mentre lei piange parole incomprensibili rannicchiata sul pavimento del bagno. Riceve due chiamate: la prima riguarda Routh, la seconda riguarda Benedict. Lo stomaco le viene stretto e contorto da due tenaglie di angoscia che esercitano prese ugualmente salde ma diverse, accomunate da un senso di imminente disastro che la sta rincorrendo ormai da mesi, e che da poche settimane pensava di essere riuscita a scavalcare.

Evidentemente no. Sveglia Marcus e gli chiede molto piano di prendere la sua macchina ridicolmente costosa e accompagnarla a Philadelphia. Lui si lamenta un po', finché non apre gli occhi e la guarda in faccia. Le chiede dieci minuti per vestirsi, ma gliene bastano nove per essere già fuori dalla porta.




sabato 12 novembre 2016

Mutate Elsewhere


- Come già sa, è un trattamento che abbiamo avuto modo di testare così poche volte da rendere impossibile tracciare una timeline precisa e universale degli effetti...
- Ogni corpo reagisce diversamente.
- Esatto, è ciò che le ho detto più volte. La prego quindi di persistere, e non agitarsi.
- L'agitazione per me è lo stato dell'arte. La sconfitta, invece, ho difficoltà a riconoscerla. Spero per questo che sarete puntuali e chiari nel comunicarmi il momento in cui potrò smettere di sentirmi agitata e dovrò iniziare ad essere rassegnata. 
* * *

...E non so quale sia il tuo potere, Jason, ma l'unico modo in cui io sono utile a questa causa è impiegando la mia reputazione. Se quella viene distrutta, il mio ruolo in questa organizzazione lo è a sua volta.

* * *

[ La foto di una berlina su cui qualcuno ha lanciato uova marce e scritto con una bomboletta spray "MUTA ALTROVE". ]

* * *

[...] La ribellione è doverosa-- « prende un altro respiro profondo, quasi secco, che sembra contenere un grumo di frustrazione che si scioglie in un sorriso obliquo, dal sapore amareggiato. » ma non importa a nessuno. Se tutti facessimo ciò che è giusto, avremmo bruciato questo intero paese da tempo.

venerdì 7 ottobre 2016

Twelve Weeks


In Guyana é caldo, Abay respira a pieni polmoni e per la prima volta da settimane non sente gelarsi da dentro. Neanche l'umiditá riesce a opprimerla: per la prima volta dopo una settimana infernale non sente dolore osseo, nausea, vertigini, disorientamento, stanchezza. Gli effetti dell'ultimo ciclo di terapia sono scemati, e ha ancora un paio di giorni prima di dover tornare alla centro medico che la sta seguendo, a New York, per riniziare tutto daccapo.

Ma quella non é Abay, é Mare Sherman, e Mare Sherman si é data altri tre mesi di tentativi prima di gettare la spugna. Mare Sherman si é segnata l'ultimo giorno di terapia sul calendario, l'ultimo giorno in cui chiederá al suo corpo di fare uno sforzo sovraumano, superumano. Mare Sherman sa che a un certo punto si stancherá di passare le sue giornate senza l'energia necessaria ad alzarsi neanche dal letto, con la testa piena di incubi e di mantra che si ripete per non pensarci.

Ad alcuni ricordi torna sempre: non sono molti, ma sono i suoi preferiti. In uno lei e Tish prendono un motoscafo fino al largo e poi spalancano le ali e passano ore a volare, dall'alba fino a mattina inoltrata. Sfiorano l'acqua dell'oceano con i piedi e seguono un branco di delfini che nuotano sopra e sotto le onde dolci. In un altro, mezza Los Angeles rimane al buio a causa di un black out che dura un'ora piena, proprio l'ultima sera di uno dei weekend che la corte ha imposto che passi con suo padre, e lui nel panico del silenzio (niente tv, niente film, niente videogiochi) tira fuori la chitarra e le fa cantare tutte le sue hits, senza elogiarla, ma ridendo piano e scuotendo il capo ogni volta che finisce una canzone in un modo che le fa sentire una connessione sincera che ha disperatamente cercato per anni dopo il divorzio.

In un altro ancora, balla a piedi nudi sull'erba, all'Independence Park.

Dodici settimane, si ripete Mare Sherman mentre si addormenta stretta nelle proprie ali nella speranza che riescano a scaldare l'aria che le arriva poi nei polmoni. Ma ad Abay non importa: quando é in volo, il suo organismo non perde un solo colpo, perché sta facendo esattamente ció che é stato creato per fare. Quando Mare Sherman si nasconde sotto i piumoni durante un settembre ancora tiepido, si chiede se non sarebbe meraviglioso fare, per tutta la propria vita, esattamente ció che si é stati creati per fare.

Mare Sherman siede nella sala d'attesa di uno studio medico. Si fa accompagnare alla sua poltroncina e vi rimane composta mentre le cercano le vene, e quando gliele bucano non si lamenta. Per tutto il tempo della terapia, legge. Quando esce é quasi sera, e sa di avere tra le sette e le dieci ore prima di iniziare a sentirsi male. A volte lavora, piú spesso cerca spasmodicamente un briciolo di vita. Si trucca e si mette scarpe alte e scorre la propria rubrica alla ricerca di persone da visitare. Quando non le va di andare in giro su scarpe scomode, bussa semplicemente a casa di Marc, e si lascia irretire dalla familiaritá della sua presenza in un mondo che non le sembra mai il suo.

Ma non Abay, Abay non ha bisogno di radici perché Abay non appartiene alla terra, ma al cielo. Se Mare Sherman va avanti gemendo una settimana ancora, Abay ha deciso perfettamente il momento in cui sará abbastanza. 

Cosí, quando Inara le chiede se non ci siano strade alternative da percorrere, o altre cose che puó fare, Mare Sherman non risponde. Ma dentro, Abay conosce giá la risposta: vivere il tempo che mi é stato dato da vivere. E viverlo facendo in modo che sia abbastanza. Del resto, non le é forse stato dato esattamente ció che é stato dato a tutti gli altri? 

Una vita. Fai che basti. 

venerdì 30 settembre 2016

Bad Credit



"Ve l'ho detto mille volte. Mille. Tua madre é l'unica persona che ha capito che spendere soldi che non si hanno non é mai una buona idea."

L'ufficio di Cornelius Golster é in un bel palazzo a New York. Ne ha un altro a Los Angeles, e nella Grande Mela ci viene non piú spesso di una volta al mese. Mare prende un respiro profondo. Il suo medico le ha detto che con il calare delle temperature inizierá ad avere problemi nel regolare la propria temperatura corporea, con tutta quell'aria gelida che le entra nei polmoni. Di vestirsi pesante. o respirare in maniera piú superficiale. Avrebbe dovuto mettersi un maglione in piú.

"Come pensavi che sareste andati avanti? Tutti i modelli che abbiamo fatto insieme... mi hai fatto lavorare per un mese su delle proiezioni di sostenibilitá economica che prevedevano che la sede fosse un monolocale, non un intero palazzo con clinica medica annessa. Sai solo di assicurazione quanto devi pagare, dopo tutto ció che é successo? Gli ispettori non ci credevano che non te lo fossi mandato a fuoco da sola. Nessuno ci crederebbe."

"Quindi i soldi stanno finendo."

"No: sono finiti, Mirabe. Succede quando investi in progetti senza un business plan e senza una sola buona idea per tirarci fuori qualche soldo. Questa cosa ha succhiato dalle tue risorse, praticamente solo dalle tue risorse, e ora le tue risorse sono finite. Hai bisogno di soldi, e in fretta. Quanto sono generosi i tuoi amici di Los Angeles?"

Lo sarebbero molto. Mare peró oscilla il capo a destra e a sinistra, senza scomporsi, a indicare come chiedere soldi ai suoi "amici di Los Angeles" non sia un'opzione.

"Tua madre, allora?"

"Perché non mi hai ancora proposto Sally? Non ha fatto uscire un Greatest Hits di recente?"


"A Sally dovrei amputare entrambe le mani, se volessi togliermi il problema. É un fottuto irresponsabile... sai cosa ha regalato al figlio nuovo? Una barca. Non una barca da il vecchio e il mare, no, uno yacht a vela di trenta metri che gli é costata quattro milioni e cinquecentomila dollari. Quattro milioni e cinquecentomila dollari e l'ultima volta che l'ho visto si é lamentato della mia parcella. Sai come l'ha chiamata? Dai, prova a indovinare. Provaci, su. No, niente? L'ha chiamata Héritier. Erede. Come quel vino del cazzo che sta producendo in California... no, non farmi neanche iniziare a parlare del vigneto, o non ne esco piú. Tutto questo per dire: non chiedere niente a Sally, Sally non é in grado di darti niente. Scordatelo proprio. Devi trovare un modo per fare soldi, Mirabe, Cristo Santo. Perché non torni nel cinema, eh? Oppure la tv... l'agente di tuo padre mi stava dicendo che pare che Raven Simone mollerá The View a breve, non ti va di fare l'opinionista? Con tutte le cazzo di opinioni che hai, Gesú santo, basta che vai lí, ne spari un paio a settimana e a fine anno stai serena sulle sei cifre, magari sette dopo il primo anno, se al pubblico piaci... a quel punto puoi aprire tutti i Mutiny che ti pare."

"Possiedo oggetti di un certo valore, posso iniziare a venderli."

"Di quanto valore?"

Mare tamburella le dita sottili sul bracciolo della poltroncina girevole. Le cose belle le sono sempre piaciute, é stata educata ad apprezzarle. Si guarda i piedi, sfuggentemente. Indossa scarpe da novecento dollari, e non sono neanche le piú costose che possiede.

"Dimmi quanti soldi mi servono per andare avanti ancora un paio di mesi, e troveró tutto ció che é necessario."

Cornelius la guarda stralunato, esausto. Sta per argomentare qualcosa, di nuovo, ma la soliditá dello sguardo di lei é un muro contro cui si puó solo sbattere.

"Inizio a fare il calcoli."




martedì 27 settembre 2016

Ordinary Day


"E quali sono i momenti in cui il dolore é piú intenso?"

Sempre, vorrebbe rispondere. Anche quando si sente bene, la paura del dolore che arriverá piú tardi le totalizza la mente, le impedisce di concentrarsi su ció che sta facendo.

Invece risponde "la sera". La sua dottoressa appunta qualcosa, lei prende un respiro profondo. "Soprattutto nei giorni immediatamente successivi. A volte non riesco a muovermi. Vuol dire che sta funzionando?"
"Non esattamente, vuol dire solo che sta avendo un effetto. Come sai, non ci sono cure definitive, solo trattamenti. Ed é presto per dire se stiano avendo successo o meno. Deve avere pazienza, miss Sherman."

Lei sospira. Guarda l'orario, é giá tardi. Una volta uscita dalla clinica, chiama Marc e gli dice che dormirá da lui - si dimentica che dovrebbe chiedere, e lui glielo fa notare. La cosa la fa arrabbiare cosí tanto, e in modo cosí irrazionale, che gli attacca in faccia e ignora tutti i suoi successivi messaggi. Invece va a Grand Central e compra un biglietto per tornare a Philadelphia la sera stessa.

Sul treno, é impegnata a leggere il romanzo d'esordio di un'autrice etiope quando un trentenne con una bella mascella squadrata e occhi azzurri le si siede accanto senza chiederle il permesso, e le chiede se non é "quell'attrice mutante di quel film quasi famoso". Lei risponde di no. Lui ride, poggia un dito sulla copertina del libro e la spinge, chiedendole cosa sta leggendo. Lei non risponde. Lui inizia a spiegarle il vero problema con i superumani e come risolverlo. Senza che lei apra bocca neanche una volta, continua a parlare per tutto il viaggio.

Dal momento in cui varca la soglia di Mutiny a quello in cui riesce a salire al secondo piano, dove c'é il suo appartamento, passano due ore. Cade sul divano e accende la tv. Fa zapping finché le news mondane non mostrano il volto di sua madre, in un abito sobrio e costosissimo, mentre parla di fronte a una platea di suoi pari di come sia difficile avere successo nello show biz da donna. Sprofonda un po' piú nel divano e continua a fare zapping, finché non inciampa nella replica di una vecchia stagione di Dancing With The Stars. Ci incontra una faccia conosciuta che le strappa nonostante tutto un sorriso. Quel ballo se lo ricorda, l'ha giá visto su una televisione decisamente piú grande. Si mette comoda sul divano, prende un paio di antidolorifici e si addormenta guardando la puntata, sorprendendosi di come il dolore, almeno per quella notte, non riesca a svegliarla.

giovedì 15 settembre 2016

Land Mine



"Potresti dirmelo. Qualsiasi cosa fosse."

Mare rovescia il capo all'indietro, guardandolo all'incontrario dall'ampio letto della stanza d'hotel in cui si trovano. Si è fatto tornare i capelli di un colore normale, dopo le sue insistenze. Lei prende un tiro dalla sigaretta che sta fumando. Fuori dalla finestra aperta, Manhattan si sente a stento: è troppo più in basso.

"Lo so che non vieni a New York tutte le settimane per vedere me", continua Marcus, pizzicando le corde della chitarra che ha in braccio. "E che preferisci non dirmi mai un cazzo perché pensi che non sappia gestirlo e faccia solo casini."

Sospira a fondo, mentre Mare assottiglia lo sguardo e si chiede se con un paio di occhiali vedrebbe le prime rughe sul suo volto. "Quante volte hai riscritto il ritornello?", gli chiede all'improvviso.

Lui si stringe nelle spalle, imbronciato.

"Dovrebbe fare così", mormora lei, un buco nello stomaco e uno nel petto, prosciugato da giorni difficili di immobilità imposta, attese lunghe, cattive notizie da vicino e da lontano. Gli canticchia due strofe, lui si illumina. Pizzica le corde, aggiusta la melodia.

"La canti tu?", le chiede dopo un po'.
"Non è dedicata a me?"

Lui ride.

"Non lo sono tutte?"



Well it died, on the fourth of july
But we'll think of something
To patch up our sides

Honey my head bleeds
And tears at the seams
But we'll think of something
And sleep by the ocean

But I'm a landmine
I'm a landmine
I'm a landmine
And it's just a matter of time

My one and only
This life is so lonely
But we'll think of something 
To pass the time

Maybe we should go
Let the full moon glow
We'll think of something 
before we get old

But I'm a landmine
I'm a landmine
I'm a landmine
And it's just a matter of time

We are a raging sea
And I know you love me
We'll think of something
to fix this broken thing

And I was told
On the day we were born
But we'll think of something
And feel new again

But I'm a landmine
I'm a landmine
I'm a landmine
It's for you, and you to decide

All of my lies
And holes on my insides
But at least think of something
Just be my wife

But I can see your eyes already know
I can see in your eyes already know
This disguise just makes us old
You're gonna need someone to hold

I can see in your eyes already know

Hold on, our days are on fire
Hold on, our nights are on fire
Hold on, your life is on fire
Hold on, the whole world is on fire