martedì 6 settembre 2016

Buying Time


- Il tè ha il potere di cambiare l'umore, vero?
- Perché non sei ancora tornato sotto una cascata, fino ad ora?
- Ci sono molte cose da fare qui a Philadelphia.

- - -

- Una bella batteria di esami, miss Sherman. Vorrei aggiungervi anche uno stress test, se non va di fretta.
- La nostra ultima conversazione suggerisce che vada discretamente di fretta, in effetti.
- Lei è divertente, gliel'hanno già detto?
- Mai.

- - -

[...] Un mese?
Ok, un mese.

- - -

Non deve esserci tortura più grande del rimanere quaranta minuti sotto una TAC a contemplare le proprie scelte.

- - -


I remember when
I remember, when I lost my mind
There was something so pleasant about that phase
Even your emotions had an echo
In so much space

And when you're out there
Without care
I was out of touch
It wasn't because I didn't know enough
I just knew too much

Does that make me crazy
Probably

An I hope that you are having the time of your life
Oh but think twice
That's my only advice

Come on now
Who do you
Who do you think you are
Woah Woah
Bless your soul
Do you really think that you're in control

Well I think you're crazy
Just like me, yeah

My heroes had the heart
To lose their lives out on a limb
An all I remember
Is thinking I wanna be like them

Ever since I was little it looked like fun
It was no coincidence that I've come
I can die when I'm done

Maybe I'm crazy
Maybe you're crazy
Maybe we're crazy
Probably

sabato 3 settembre 2016

Light Meal


"Tu piuttosto stai bene?"

Il momento è arrivato: quello in cui sembra malata. Ha risposto ad Athanasius che si tratta di un po' di stress, senza riuscire a trovare nei suoi occhi preoccupazione genuina. Ma era una bugia: inizia sempre così, con un momento difficile, e poi esce fuori dal suo controllo. Non è una dimenticanza - non si dimentica di mangiare, non pensa ad altro tutto il giorno -, ma un demone antico con cui il suo corpo sabota sistematicamente se stesso.

Passa un'ora a cucinare. Ingredienti: broccoli, seitan naturale, mezzo limone, semi di girasole, olio e sale (ma il sale non ce lo mette, e l'olio solo mezzo cucchiaino). Mezza fetta di pane fatta a cubetti. Si siede e ciò che vede sono solo valori nutrizionali: proteine, vitamine, antiossidanti, carboidrati. Li misura a mente usando una tecnica che le insegnò il suo primo dietologo quando aveva dodici anni. Tamburella le dita vicino alla forchetta. Spinge il busto indietro per assicurarsi che il cane (a cui ancora non ha dato un nome) non abbia bisogno di niente. Prende il telecomando, accende la televisione per distrarsi e poi, con un gesto risoluto, di slancio, prende la forchetta.

Le fa male la testa. Ti fa male la testa, si dice chiaramente, a voce alta, non puoi andare avanti a integratori. Non puoi assottigliarti fino a scomparire, il tuo compito è allargarti, prendere spazio. Nulla di ciò che vuoi realizzare sarà possibile se diventerai di carta. Lascia che sia ciò che non puoi controllare a ucciderti. Ti serve la mente lucida. Ti serve il cuore forte se vuoi volare, e ti serve energia se vuoi fare tutto ciò che vuoi. Che devi.

Raccoglie il primo, risicato boccone con la forchetta. Un pezzetto di broccolo, un pezzetto di pane, un pezzetto di seitan. Lo avvicina alle labbra e può sentire l'odore di limone con una prepotenza che le fa quasi girare la testa. Stringe gli occhi mentre la tv manda l'ennesima puntata di CSI in cui l'assassino è un superumano fuori controllo. Spinge il boccone oltre i denti, lo mastica poco e poi lo manda giù.

Le sembra disgustoso, ma prende coraggio e prepara un secondo boccone.


mercoledì 31 agosto 2016

Be Fine


- Sei sicura di stare bene?

La voce di Tish non è mai troppo allarmata, ma vibra di qualcosa di più intimo.

- E' stata solo una notte, Tiru. E ho dormito benissimo. Come quando da ragazzine scappavamo col buio per andare a volare, te lo ricordi? 

Si trova in piedi di fronte a un loft enorme, con soffitti altissimi e pareti vetrate. Un loft vuoto, ripulito di ogni cosa che l'ha occupato, ogni traccia del suo passaggio.

- Sei sicura di stare bene per tutto il resto?

Mare non risponde. Tish sa tutto, o quasi tutto. Non sa della malattia. Non sa che ha passato il pomeriggio sotto terra, in un angolo di mondo claustrofobico e minato - letteralmente minato - che però l'ha accolta. Non sa di Inara Roads (un po' più magra, un po' più alta, un po' più giovane, un po' più chiara di pelle). Un po' più coraggiosa. Un po' più solida, un po' più potenzialmente longeva. Un po' più autentica. Un po' più onesta.

- Ricordi di quando nostra madre ci permetteva di dormire assieme a lei? Ci chiudeva nelle sue ali e ci raccontava storie che aveva imparato dai suoi genitori.
- Sì, lo ricordo. Non pensavo lo ricordassi tu, Miramar. 
- Non ho mai più provato un senso di sicurezza così. La sensazione di essere protetta. Di poter essere protetta. Quel tipo di amore incondizionato. Darei ogni cosa per averlo di nuovo.
- Non stai bene, perché non torni un po' a Los Angeles? E' una vita che non passiamo più del tempo insieme.

Mare solleva il manico del suo trolley - l'ultimo bagaglio. L'ultimo carico di quella vita fatta di cose sporche e brillanti. Se potesse strapparsi dal petto la sedicenne insicura che permise a una serie di circostanze sfortunate di obnubilarle il giudizio e chiuderle il cuore, lo farebbe in quell'esatto momento. La lascerebbe lì, sul pavimento, dopo averle baciato la fronte e averle detto basta così.

 - Sto bene, Tiru. Te lo prometto. Ora prendi carta e penna, per favore.

Si volta e si trascina dietro il trolley. Una ruota traballa e rende spostare la valigia un'operazione più complicata. Mare dà uno strattone. Imbocca la porta.

- E segnati il mio nuovo indirizzo. 

martedì 30 agosto 2016

Just No



Quando la mia baby sitter mi impose di mangiare tutto ciò che c'era nel piatto, quando mamma e Sally mi dissero che sarebbe stato meglio tenere nascoste le mie ali, quando mi dissero di mostrare un po' più di "spalla" per il photoshoot, quando il mio agente disse che per il ruolo serviva qualcuno di "disposto a tutto", quando Reitman e il suo attore preferito mi proposero un modo per sciogliermi ed entrare in contatto con la mia sessualità, quando Marc mi chiese di chiamarlo alle cinque del mattino tutti i giorni, per una settimana, per aiutarlo a svegliarsi e assumere "nuovi schemi di vita", quando mamma suggerì per la prima volta una piccola dieta, quando registrarsi diventò legge e mi dissero che non c'erano altre opzioni, quando Donna volle che trovassi un fidanzato ufficiale di facciata, quando Birkenhead mi propose di svolgere un tirocinio presso il suo programma, quando mi invitò a ballare, quando quell'amico di Sally mi invitò ad andare a trovarlo sul suo yacht, quando mi dissero che la passerella sarebbe stata mia se solo avessi perso un'altra mezza taglia, quando Jules mi chiese se la mia vita mi piaceva, quando Jules mi chiese se ero felice.

Sul sedile posteriore di una Black Car dell'SCF, Mare guarda fuori dal finestrino e pensa che avrebbe dovuto rispondere no, ogni singola volta. A tutto ciò che la restringeva invece che allargarla.

Ma lo ha fatto stasera. Con l'ostinazione degli idealisti della peggiore risma e l'incoscienza di chi non ha niente da perdere, con la calma di Lin, il coraggio pulito di Routh, il desiderio di rivalsa di Calliope, la mano di Nicholas a stringere la sua più forte quando gli ha detto che, se voleva, poteva andare... è rimasta ferma. Ha pensato a tutto ciò che avrebbe fatto con una vita intera piuttosto che con il tempo monco che le rimane, e a quanto dovrà fare nell'ansiosa frenesia di lasciare un segno che le sopravviva - al tempo che ha perso, alle cose inutili per cui si è preoccupata, alle persone su cui ha investito troppo e che le hanno restituito troppo poco. A quanto sarebbe felice, vergognosamente felice, se potesse spalancare le ali e lanciarsi contro il sole come Icaro, correre in volo e guardare il mondo dall'alto - cinque, dieci anni, se potesse vivere in quel modo sarebbero abbastanza -.

E così, quando un guardiano le ha detto spostati, ha risposto.

Ho risposto.

No. 


But I was late for this, late for that, late for the love of my life
And when I die alone, when I die alone, when I die I'll be on time
[...]
I won't be late for this, late for that, late for the love of my life
And when I die alone, when I die alone, when I die I'll be on time

lunedì 29 agosto 2016

Silly Me



E' una scelta senza ritorno. E alla lunga, comporterà l'abbandonare tutto quel che hai: famiglia, amici, amori. Non c'è spazio per altro, se non per la guerra. 
Non mi interessa. [...] Farò ciò che è necessario. 

- - - 

Non posso fare meglio di così, adesso. Non posso davvero. 
Che sciocca. Sei veramente l'uomo che dicono che tu sia. 

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domenica 28 agosto 2016

All Right


"Non saresti dovuta passare qui."
"Ho i documenti dell'annullamento da farti firmare e non mi rispondi al telefono."

Amy non trova nulla da obiettare. La lascia passare e le fa poggiare la borsa sul tavolo della cucina. Mare apre la borsa e cerca con pochi movimenti efficienti la cartellina e la penna di cui ha bisogno. Prende la prima, la apre, stappa la seconda. Non sorride mai e non si toglie gli occhiali da sole.

"Una firma qui e altre due dietro."
"Tutto qui? Non dobbiamo andare di fronte a un giudice?"
"Non se siamo d'accordo."
"E lo siamo?"
"E' ciò che vuoi, no? Me lo farò andare bene."

Amy sfiora il foglio con la punta della penna, ma ancora non firma.

"E' assurdo che sia tu a fare l'offesa, in questa situazione."
"Non sto facendo l'offesa, Amanda. Firma i fogli, per favore."
"Eravamo ubriache. Come mai potresti pensare che io possa sposarmi in condizioni simili? Ti avevo detto di quanto sia importante la mia famiglia, per me... di mia madre che mi dice sempre che indosserò il vestito che indossò lei quando si sposò, e di come mio zio promise a mio padre che mi avrebbe accompagnato lui all'altare, quando sarebbe morto... ti ho raccontato tutto pochi giorni fa."
"Come hai detto più volte, eravamo ubriache."
"E il giorno dopo... tutta quella gente, come potevi non sapere che ci fossero dei paparazzi?"
"Non c'erano paparazzi, solo qualche intruso con uno smartphone."
"Mia madre l'ha saputo dalla sua parrucchiera, le è quasi preso un colpo."
"Mi dispiace. Mi dispiace di tutto, ma non è una cosa su cui ho controllo, Amy. Pensavo te ne rendessi conto."
"Avresti potuto essere più attenta."

Mare si trascina una mano sul volto, e le parole successive le escono quasi come un gemito: "ho capito. Non ho fatto che scusarmi. Ora puoi firmare?"

Amy prende un respiro profondo. Quando torna a parlare, lo fa più mitemente. "Mare, ci conosciamo a stento. Non voglio che tu pensi che ciò che abbiamo avuto fino ad ora sia stato senza valore, o insincero... ma è troppo. Lo so che non è colpa tua, ma è comunque troppo."

Mare non risponde. Amy firma i documenti.

"Magari tra qualche mese ti chiamerò. Per sapere come stai."

Mare sfiata dalle labbra un sorriso frustrato e infelice, pieno di sarcasmo, e intanto ripone i documenti nella cartellina, la cartellina nella ventiquattrore.

"Puoi anche non farlo: starò bene. Sto sempre bene."

E' l'ultima cosa che le dice.

sabato 27 agosto 2016

Something More

Sabato sera Sally insiste perché sua figlia e il suo protetto rimangano a festeggiare la nascita del suo primo figlio maschio (riconosciuto, pensa Mare). Lei evita il neonato il più possibile, con la scusa di non disturbare lui e la madre, e si va invece a fare il bagno nella profonda piscina che suo padre ha fatto scavare nel giardino terrazzato. Galleggia sulla schiena e osserva il cielo, poi prende un respiro profondo e si lascia affondare nell'acqua. Inizia a contare.

A sessantacinque secondi, Marcus la prende e la riporta in superficie. "Non starai mica provando ad affogare per dispetto, honey bunch?", le chiede con un sospiro, togliendole i ricci zuppi dalla fronte, "e neanche ventiquattro ore dopo il tuo bel matrimonio, è una morte un po' troppo rock n' roll per qualcuno che sta provando a diventare una persona seria e rispettabile?"

Mare si passa i palmi sugli occhi pieni di cloro e si agita scontenta. "Dov'è finita tua moglie, mh?", infierisce lui, scuotendo il capo. "Ha bisogno di qualche giorno, aggiusteremo tutto", fa lei.
"E' già rotto?"
"Lo stai adorando, non è così?"
"Non adoro mai vederti tutta triste, you funny valentine, ma non posso dirti di non essere almeno un po' felice quando i tuoi tentativi di calpestare il mio povero cuore ti portano un po' sfortuna."

Rimangono a galleggiare per un po'. Senza neanche permetterle di accorgersene, Marcus la indirizza lentamente verso il bordo piscina, dove può tenerla meglio sotto controllo. La vede vibrare di fastidio solo quando si rende conto di non essere più dove l'acqua è più alta. "Sei un egocentrico e un prepotente. Perché continui a girarmi intorno? Perché sei qui? Perché sei a casa di mio padre? Non sei già famoso abbastanza senza tutta questa pubblicità?"
"You lil' scamp, pensi davvero questo? Che sono io che ti sto intorno? Sono dieci anni che ci pigliamo e ci lasciamo, non pensi di aver avuto nessuna parte in questo?"
"Sono anni che non stiamo più insieme. Che ti dico di lasciarmi in pace."
"Sono anni che mi chiami alle due di notte e mi dici di correre da te. Ogni volta che ti viene un prurito. Io ho fatto tutto quello che volevi. Mi sono messo delle parrucche improbabili perché non mi riconoscessero quando entravo nel tuo palazzo mentre eri in campagna elettorale.”
"L'unica cosa improbabile sono i tuoi capelli veri..."
"... Ho detto in tv di andare a votare per te. Non mi sono mai lamentato..."
"Sei andato al letto con mezza Los Angeles."
"Non mi hai mai chiesto di aspettarti. Neanche quando volevo farlo: mi hai detto vai, togliti di torno. Ti ho chiesto di sposarmi tre volte e hai detto sempre di no."
"Eri ubriaco tutte e tre le volte. Sei andato al letto con Ivy Rose mentre stavamo insieme e ti sei fatto fotografare per tutta Hollywood."

Marcus sorride tristemente e scivola verso il basso fino ad avere il mento nell'acqua. Ma, conoscendo la sua propensione alla fuga, la intrappola anche tra le proprie braccia, agganciando le mani al bordo della piscina, oltre i fianchi di lei.

"Ho fatto una cazzata. Ti ho chiesto scusa mille volte. Ma Mirabe, ci conosciamo da dieci anni e non mi hai mai detto che mi ami. A un certo punto anche una persona con 'un ego smisurato come il mio' delle domande se le fa. E le ho fatte anche a te. Ma non mi hai mai risposto. E io continuo ancora a fartele: mi hai amato, almeno un po'?"

La domanda le sembra semplicemente assurda, ma non sa dire il perché. "Certo che sì. Te lo dicevo sempre."
Marcus scuote il capo. Lo spostamento del naso sul ciglio dell'acqua propaga onde basse che si infrangono sulla pelle di lei. "No, non me l'hai detto mai. Neanche una volta da quando ti conosco. Non l'hai detto neanche adesso." sospira. "L'hai mai detto alle tue fidanzatine o ai tuoi hot daddies? O a tua moglie che conosci da poco più di un mese, per quello che vale? E da quando vuoi sposarti, comunque? Non volevi aspettare fino ai quar--"
"Fino ai quarant'anni? No: è una cosa che ho detto a te perché mi lasciassi in pace e smettessi di coprirti di ridicolo."

Marcus soffia dalle narici, ma sott'acqua: sulla superficie arriva solo un borbottio di bolle. 

"Perché non te ne sei andato, allora?"
"Te l'ho detto, chocobun: perché ti amo. E perché so per certo che ti piacevo anche quando non ero ricco e famoso, ma solo un post adolescente senza un quattrino alla ricerca di gloria. E mi fido di te perché sei troppo bella e ricca per voler qualcosa da me, e tu puoi fidarti di me per lo stesso motivo. Guardami: ti sei sposata e sono ancora qui. Di quanti ex innamorati puoi dirlo, ah?"
"Pensi che ci lasceremo."
"E' partita senza di te..."
"Abbiamo trent'anni, la risolveremo... faremo dei piani, abbiamo l'età giusta per una famiglia, per una vita che sia..."
"Mi dispiace lovely dove, ma penso vi siate già lasciate."

Lo dice pieno di delicatezza, ma non si preoccupa neanche per un attimo di provare a sembrare dispiaciuto. Invece gli fa scivolare il naso sulla pancia e poi va sott'acqua. Le bacia l'ombelico, l'orlo del bikini mentre le poggia le mani sui fianchi. Lei lo scalcia via piena di fastidio e si tira in su, a sedere sul bordo piscina. Lui riemerge e sospira, nuotando pigramente all'indietro. 

"C'è un mondo intero là fuori che ti riterrebbe la persona più fortunata della terra, pretty punk, lo sai? Che hai che non ti va mai bene niente? Che devi essere il pesce più grosso dello stagno, cambiare il mondo, e ora una famigliola allegra? E i cuccioli con o senza ali? Se fossi Tish lo capirei, ma a te che ha mai fatto il mondo per renderti così scontenta?"
"Non ho tempo da perdere."
"Siamo in mezzo al nulla e l'alternativa è andare a contemplare un ragazzino che somiglia al mio alluce e che ti chiamerà sister per il resto dei tuoi giorni, ammesso che Sally non lo molli come fa di solito, quindi direi che non ci corre dietro un cazzo di nessuno. Che hai? Che vuoi? Cosa diavolo vuoi, Mirabe Sherman?"

Non ha bisogno di alzare la voce per suonare finalmente ostile.

"Non te", sbotta seccamente lei mentre si alza in piedi. Cerca un asciugamano mentre il cuore le batte direttamente in gola. "Non una vita passata a fare il pagliaccio per intrattenere il pubblico, ad accumulare cose inutili, statuette inutili, persone inutili, per poi morire ed essere ricordata se tutto va bene come la migliore clown tra tutti i clown. Non questo. Voglio qualcosa di meglio e lo voglio presto, okay?"

Marcus scuote il capo, deluso, e scompare sotto il filo dell'acqua, mentre lei continua a urlarglielo dietro: voglio qualcosa di meglio, Marcus, mi hai capito? Voglio qualcosa di più.