martedì 30 agosto 2016

Just No



Quando la mia baby sitter mi impose di mangiare tutto ciò che c'era nel piatto, quando mamma e Sally mi dissero che sarebbe stato meglio tenere nascoste le mie ali, quando mi dissero di mostrare un po' più di "spalla" per il photoshoot, quando il mio agente disse che per il ruolo serviva qualcuno di "disposto a tutto", quando Reitman e il suo attore preferito mi proposero un modo per sciogliermi ed entrare in contatto con la mia sessualità, quando Marc mi chiese di chiamarlo alle cinque del mattino tutti i giorni, per una settimana, per aiutarlo a svegliarsi e assumere "nuovi schemi di vita", quando mamma suggerì per la prima volta una piccola dieta, quando registrarsi diventò legge e mi dissero che non c'erano altre opzioni, quando Donna volle che trovassi un fidanzato ufficiale di facciata, quando Birkenhead mi propose di svolgere un tirocinio presso il suo programma, quando mi invitò a ballare, quando quell'amico di Sally mi invitò ad andare a trovarlo sul suo yacht, quando mi dissero che la passerella sarebbe stata mia se solo avessi perso un'altra mezza taglia, quando Jules mi chiese se la mia vita mi piaceva, quando Jules mi chiese se ero felice.

Sul sedile posteriore di una Black Car dell'SCF, Mare guarda fuori dal finestrino e pensa che avrebbe dovuto rispondere no, ogni singola volta. A tutto ciò che la restringeva invece che allargarla.

Ma lo ha fatto stasera. Con l'ostinazione degli idealisti della peggiore risma e l'incoscienza di chi non ha niente da perdere, con la calma di Lin, il coraggio pulito di Routh, il desiderio di rivalsa di Calliope, la mano di Nicholas a stringere la sua più forte quando gli ha detto che, se voleva, poteva andare... è rimasta ferma. Ha pensato a tutto ciò che avrebbe fatto con una vita intera piuttosto che con il tempo monco che le rimane, e a quanto dovrà fare nell'ansiosa frenesia di lasciare un segno che le sopravviva - al tempo che ha perso, alle cose inutili per cui si è preoccupata, alle persone su cui ha investito troppo e che le hanno restituito troppo poco. A quanto sarebbe felice, vergognosamente felice, se potesse spalancare le ali e lanciarsi contro il sole come Icaro, correre in volo e guardare il mondo dall'alto - cinque, dieci anni, se potesse vivere in quel modo sarebbero abbastanza -.

E così, quando un guardiano le ha detto spostati, ha risposto.

Ho risposto.

No. 


But I was late for this, late for that, late for the love of my life
And when I die alone, when I die alone, when I die I'll be on time
[...]
I won't be late for this, late for that, late for the love of my life
And when I die alone, when I die alone, when I die I'll be on time

lunedì 29 agosto 2016

Silly Me



E' una scelta senza ritorno. E alla lunga, comporterà l'abbandonare tutto quel che hai: famiglia, amici, amori. Non c'è spazio per altro, se non per la guerra. 
Non mi interessa. [...] Farò ciò che è necessario. 

- - - 

Non posso fare meglio di così, adesso. Non posso davvero. 
Che sciocca. Sei veramente l'uomo che dicono che tu sia. 

- - -



domenica 28 agosto 2016

All Right


"Non saresti dovuta passare qui."
"Ho i documenti dell'annullamento da farti firmare e non mi rispondi al telefono."

Amy non trova nulla da obiettare. La lascia passare e le fa poggiare la borsa sul tavolo della cucina. Mare apre la borsa e cerca con pochi movimenti efficienti la cartellina e la penna di cui ha bisogno. Prende la prima, la apre, stappa la seconda. Non sorride mai e non si toglie gli occhiali da sole.

"Una firma qui e altre due dietro."
"Tutto qui? Non dobbiamo andare di fronte a un giudice?"
"Non se siamo d'accordo."
"E lo siamo?"
"E' ciò che vuoi, no? Me lo farò andare bene."

Amy sfiora il foglio con la punta della penna, ma ancora non firma.

"E' assurdo che sia tu a fare l'offesa, in questa situazione."
"Non sto facendo l'offesa, Amanda. Firma i fogli, per favore."
"Eravamo ubriache. Come mai potresti pensare che io possa sposarmi in condizioni simili? Ti avevo detto di quanto sia importante la mia famiglia, per me... di mia madre che mi dice sempre che indosserò il vestito che indossò lei quando si sposò, e di come mio zio promise a mio padre che mi avrebbe accompagnato lui all'altare, quando sarebbe morto... ti ho raccontato tutto pochi giorni fa."
"Come hai detto più volte, eravamo ubriache."
"E il giorno dopo... tutta quella gente, come potevi non sapere che ci fossero dei paparazzi?"
"Non c'erano paparazzi, solo qualche intruso con uno smartphone."
"Mia madre l'ha saputo dalla sua parrucchiera, le è quasi preso un colpo."
"Mi dispiace. Mi dispiace di tutto, ma non è una cosa su cui ho controllo, Amy. Pensavo te ne rendessi conto."
"Avresti potuto essere più attenta."

Mare si trascina una mano sul volto, e le parole successive le escono quasi come un gemito: "ho capito. Non ho fatto che scusarmi. Ora puoi firmare?"

Amy prende un respiro profondo. Quando torna a parlare, lo fa più mitemente. "Mare, ci conosciamo a stento. Non voglio che tu pensi che ciò che abbiamo avuto fino ad ora sia stato senza valore, o insincero... ma è troppo. Lo so che non è colpa tua, ma è comunque troppo."

Mare non risponde. Amy firma i documenti.

"Magari tra qualche mese ti chiamerò. Per sapere come stai."

Mare sfiata dalle labbra un sorriso frustrato e infelice, pieno di sarcasmo, e intanto ripone i documenti nella cartellina, la cartellina nella ventiquattrore.

"Puoi anche non farlo: starò bene. Sto sempre bene."

E' l'ultima cosa che le dice.

sabato 27 agosto 2016

Something More

Sabato sera Sally insiste perché sua figlia e il suo protetto rimangano a festeggiare la nascita del suo primo figlio maschio (riconosciuto, pensa Mare). Lei evita il neonato il più possibile, con la scusa di non disturbare lui e la madre, e si va invece a fare il bagno nella profonda piscina che suo padre ha fatto scavare nel giardino terrazzato. Galleggia sulla schiena e osserva il cielo, poi prende un respiro profondo e si lascia affondare nell'acqua. Inizia a contare.

A sessantacinque secondi, Marcus la prende e la riporta in superficie. "Non starai mica provando ad affogare per dispetto, honey bunch?", le chiede con un sospiro, togliendole i ricci zuppi dalla fronte, "e neanche ventiquattro ore dopo il tuo bel matrimonio, è una morte un po' troppo rock n' roll per qualcuno che sta provando a diventare una persona seria e rispettabile?"

Mare si passa i palmi sugli occhi pieni di cloro e si agita scontenta. "Dov'è finita tua moglie, mh?", infierisce lui, scuotendo il capo. "Ha bisogno di qualche giorno, aggiusteremo tutto", fa lei.
"E' già rotto?"
"Lo stai adorando, non è così?"
"Non adoro mai vederti tutta triste, you funny valentine, ma non posso dirti di non essere almeno un po' felice quando i tuoi tentativi di calpestare il mio povero cuore ti portano un po' sfortuna."

Rimangono a galleggiare per un po'. Senza neanche permetterle di accorgersene, Marcus la indirizza lentamente verso il bordo piscina, dove può tenerla meglio sotto controllo. La vede vibrare di fastidio solo quando si rende conto di non essere più dove l'acqua è più alta. "Sei un egocentrico e un prepotente. Perché continui a girarmi intorno? Perché sei qui? Perché sei a casa di mio padre? Non sei già famoso abbastanza senza tutta questa pubblicità?"
"You lil' scamp, pensi davvero questo? Che sono io che ti sto intorno? Sono dieci anni che ci pigliamo e ci lasciamo, non pensi di aver avuto nessuna parte in questo?"
"Sono anni che non stiamo più insieme. Che ti dico di lasciarmi in pace."
"Sono anni che mi chiami alle due di notte e mi dici di correre da te. Ogni volta che ti viene un prurito. Io ho fatto tutto quello che volevi. Mi sono messo delle parrucche improbabili perché non mi riconoscessero quando entravo nel tuo palazzo mentre eri in campagna elettorale.”
"L'unica cosa improbabile sono i tuoi capelli veri..."
"... Ho detto in tv di andare a votare per te. Non mi sono mai lamentato..."
"Sei andato al letto con mezza Los Angeles."
"Non mi hai mai chiesto di aspettarti. Neanche quando volevo farlo: mi hai detto vai, togliti di torno. Ti ho chiesto di sposarmi tre volte e hai detto sempre di no."
"Eri ubriaco tutte e tre le volte. Sei andato al letto con Ivy Rose mentre stavamo insieme e ti sei fatto fotografare per tutta Hollywood."

Marcus sorride tristemente e scivola verso il basso fino ad avere il mento nell'acqua. Ma, conoscendo la sua propensione alla fuga, la intrappola anche tra le proprie braccia, agganciando le mani al bordo della piscina, oltre i fianchi di lei.

"Ho fatto una cazzata. Ti ho chiesto scusa mille volte. Ma Mirabe, ci conosciamo da dieci anni e non mi hai mai detto che mi ami. A un certo punto anche una persona con 'un ego smisurato come il mio' delle domande se le fa. E le ho fatte anche a te. Ma non mi hai mai risposto. E io continuo ancora a fartele: mi hai amato, almeno un po'?"

La domanda le sembra semplicemente assurda, ma non sa dire il perché. "Certo che sì. Te lo dicevo sempre."
Marcus scuote il capo. Lo spostamento del naso sul ciglio dell'acqua propaga onde basse che si infrangono sulla pelle di lei. "No, non me l'hai detto mai. Neanche una volta da quando ti conosco. Non l'hai detto neanche adesso." sospira. "L'hai mai detto alle tue fidanzatine o ai tuoi hot daddies? O a tua moglie che conosci da poco più di un mese, per quello che vale? E da quando vuoi sposarti, comunque? Non volevi aspettare fino ai quar--"
"Fino ai quarant'anni? No: è una cosa che ho detto a te perché mi lasciassi in pace e smettessi di coprirti di ridicolo."

Marcus soffia dalle narici, ma sott'acqua: sulla superficie arriva solo un borbottio di bolle. 

"Perché non te ne sei andato, allora?"
"Te l'ho detto, chocobun: perché ti amo. E perché so per certo che ti piacevo anche quando non ero ricco e famoso, ma solo un post adolescente senza un quattrino alla ricerca di gloria. E mi fido di te perché sei troppo bella e ricca per voler qualcosa da me, e tu puoi fidarti di me per lo stesso motivo. Guardami: ti sei sposata e sono ancora qui. Di quanti ex innamorati puoi dirlo, ah?"
"Pensi che ci lasceremo."
"E' partita senza di te..."
"Abbiamo trent'anni, la risolveremo... faremo dei piani, abbiamo l'età giusta per una famiglia, per una vita che sia..."
"Mi dispiace lovely dove, ma penso vi siate già lasciate."

Lo dice pieno di delicatezza, ma non si preoccupa neanche per un attimo di provare a sembrare dispiaciuto. Invece gli fa scivolare il naso sulla pancia e poi va sott'acqua. Le bacia l'ombelico, l'orlo del bikini mentre le poggia le mani sui fianchi. Lei lo scalcia via piena di fastidio e si tira in su, a sedere sul bordo piscina. Lui riemerge e sospira, nuotando pigramente all'indietro. 

"C'è un mondo intero là fuori che ti riterrebbe la persona più fortunata della terra, pretty punk, lo sai? Che hai che non ti va mai bene niente? Che devi essere il pesce più grosso dello stagno, cambiare il mondo, e ora una famigliola allegra? E i cuccioli con o senza ali? Se fossi Tish lo capirei, ma a te che ha mai fatto il mondo per renderti così scontenta?"
"Non ho tempo da perdere."
"Siamo in mezzo al nulla e l'alternativa è andare a contemplare un ragazzino che somiglia al mio alluce e che ti chiamerà sister per il resto dei tuoi giorni, ammesso che Sally non lo molli come fa di solito, quindi direi che non ci corre dietro un cazzo di nessuno. Che hai? Che vuoi? Cosa diavolo vuoi, Mirabe Sherman?"

Non ha bisogno di alzare la voce per suonare finalmente ostile.

"Non te", sbotta seccamente lei mentre si alza in piedi. Cerca un asciugamano mentre il cuore le batte direttamente in gola. "Non una vita passata a fare il pagliaccio per intrattenere il pubblico, ad accumulare cose inutili, statuette inutili, persone inutili, per poi morire ed essere ricordata se tutto va bene come la migliore clown tra tutti i clown. Non questo. Voglio qualcosa di meglio e lo voglio presto, okay?"

Marcus scuote il capo, deluso, e scompare sotto il filo dell'acqua, mentre lei continua a urlarglielo dietro: voglio qualcosa di meglio, Marcus, mi hai capito? Voglio qualcosa di più.


venerdì 26 agosto 2016

Losing Control

Lunedì sono organizzate. Guardano mappe e ripassano il piano, riaggiustandolo in modo da ridurre il tempo in Nevada e aumentare quello in California. In taxi Mare pensa alla sua ultima conversazione con Benedict, alla precisione dei suoi ricordi solo fino a un certo punto, alla sicurezza con cui ha saputo nominare il colore del suo vestito e il brand che glielo regalò per entrare nelle grazie di sua madre. Lei gli ha sorriso e ha ironizzato sugli istinti predatori della gente ricca e famosa come se fosse un argomento da salotto che non le ha mai torto lo stomaco e fatta vomitare – vomitare, a un certo punto non aveva neanche più bisogno del manico di uno spazzolino per costringersi a farlo – per anni alla ricerca dell'approvazione di cui sentiva disperatamente il bisogno. Nel pensarci finge di leggere qualcosa al cellulare, Amy glielo prende dalle mani e le fa promettere che lo terrà spento per tutta la vacanza, se la ama, dice proprio così: se mi ami, poi si imbarazza come se avesse preso una storta in mezzo a una piazza (è la prima volta che ne parlano in quei termini e decisamente troppo presto), e Mare ci ripensa quando ai controlli in aeroporto la riconoscono e le controllano il bagaglio a mano tre volte (non c'è da fidarsi di questi muties estremisti, dicono tra di loro pensando che lei non possa sentirli). Se mi ami, ha detto Amy, e così si ripromette di non accendere il cellulare, leggere giornali, controllare le news e fare qualsiasi cosa che non rientri nello standard di una vacanza con una persona che ami.

Martedì sono attive. Mare si impone di fare colazione e Amy è stregata dal vederla in abiti semplici, privi di pretese, la sua energia intellettuale riconvertita in tensione muscolare e occhi attenti, a volte nascosti dall'obiettivo della reflex. Mare le fa poche foto, ma ognuna è speciale, ognuna è bella in modo diverso, e Amy ha sotto la pelle l'eccitazione irragionevole degli innamorati nuovi, che devono ancora scoprirsi, e per questo la sera fanno l'amore senza neanche sentire la stanchezza della giornata, e si addormentano ancora nude con l'immaginazione piena dei paesaggi riarsi del Nevada.

Mercoledì sono rilassate. Camminano lentamente e fanno soste frequenti e lunghe, in cui parlano della loro vita. Amy racconta a Mare dei sacrifici fatti dai suoi genitori immigrati, dell'incidente in cantiere che uccise suo padre, delle difficoltà d'apprendimento di sua sorella minore e del ruolo che svolse nella sua decisione di dedicarsi all'insegnamento. Mare tentenna, procede come un bagnante timido: infilando la punta del piede nell'acqua per verificarne la temperatura. Le dice, in maniera vaga, di aver avuto un'infanzia e un'adolescenza insolite. Le racconta di come Tish sia per lei Tiru, e di come Tiru la chiami Miramare quando sono da sole perché si sono promesse da piccole di non cedere mai a coloro che avrebbero preferito cancellarne l'identità mista, mulatta. Le racconta di quanto fosse Tirunesh l'incosciente, tra loro due, la coraggiosa: di come si buttò a sette anni nella piscina della loro villa senza aver mai imparato a nuotare, e di come aveva imparato a scalare le palme californiane. Le dice che le manca il Pacifico, ma non Los Angeles. Le rivela di come non sia mai neanche andata al letto con Daniel Wolk, dei veri motivi per cui lui accettò di fingersi il suo compagno per tutta la durata della campagna elettorale (è la prima persona al mondo a cui li racconta). Amy ascolta tutto. Le chiede cosa si ricorda dei suoi primi anni di vita, dei suoi genitori naturali. Mare dice “poco”, e nient'altro, ma a qualcun'altro avrebbe risposto niente. Glielo dice: a qualcun'altro avrei risposto niente, e dentro c'è la promessa di dirle di più, prima o poi. Presto.

Giovedì sono felici. Si spostano in California durante la mattina e passano tutta la serata con Tirunesh Sherman, che le accoglie con un sorriso e un braccio rotto che fa preoccupare Mare più di quanto sarebbe normale, consueto. Tish e Amy continuano a parlare anche quando Mare si allontana per andare al bagno, e si ferma dietro il muro a guardarle non vista. Vanno d'accordo, ridono, discutono di letteratura e poesia in modo appassionato. La prima cosa che Amy ha detto a Tish quando le ha presentate è che ha delle ali bellissime. Non ha guardato altrove, non ha fatto una battuta né finta di niente, non ha posto domande personali, ha solo detto: le tue ali sono bellissime. Tiru sembra ancora più fragile dell'ultima volta che l'ha vista, e quando Amy esce a fumare racconta a sua sorella di star valutando un rientro permanente da Portland a Los Angeles per poter essere seguita da una struttura medica attrezzata alle sue sempre maggiori esigenze. Il suo scheletro si sta frantumando, ma questo Mare lo sa già. Si è rotta il braccio sbattendo per sbaglio contro una porta. Quando si abbracciano e si salutano, Mare è particolarmente attenta a non stringerla troppo forte. La tua ragazza mi piace molto, le dice Tiru, ad oggi, è la mia preferita. Mare ride, il cuore le si riempie di cose che, per tutta la notte, le sembrano giuste e concrete, e vedere Tiru disintegrarsi le spinge nelle vene una forma d'urgenza tutta nuova.

Venerdì sono ubriache (di vita, d'amore, di tequila). La tequila è imputabile a una festa per VIP a cui sono state invitate da una sua vecchia amica che ha sentito dire che Mare Sherman era tornata a L.A. Non ci sarebbe andata se Amy non avesse mostrato tanto entusiasmo all'idea di incontrare qualche stella di Hollywood su una barca più costosa di qualsiasi appartamento abbia mai avuto in affitto, e una volta lì Mare le presenta un paio di editori che potrebbero aiutare il suo progetto per portare libri nelle scuole delle periferie di Philadelphia. La vede esitare, trovare coraggio, poi provare. La guarda da lontano mentre Marcus urla il suo nome da una parte all'altra della poppa, e lei si sente sciocca per aver pensato che non l'avrebbe trovato lì. Sono già ubriachi entrambi quando lui le dice che quella ragazza latina è molto carina e chissà quanto durerà, e le racconta quanto sarà bella e grande la casa in cui vivranno quando saranno quarantenni sposati, e i nomi ridicoli che daranno ai loro figli famosi, tutti naturalistici, come i Phoenix (lui pensava Hurricane, Thunder e Storm, un batterista, un chitarrista e una cantante). Si sorprende quando trova, invece del solito scivoloso spirito dismesso e magnanimo che lei gli concede di solito, un'irritazione viva e vivace: Mare si alza in piedi e si allontana, ma non senza prima avergli detto sono stanca e piena delle tue stronzate. Passa il resto della nottata a ballare con Amy e manca poco all'alba quando vanno a cercare il Capitano del vascello perché reciti qualche formula di rito.

Sabato sono sposate e i paparazzi l'hanno già scoperto da diverse ore: le foto del “matrimonio” sono già state vendute e pubblicate dal miglior offerente. Quando Mare apre gli occhi ha la testa piena di grilli e Amy sta fingendo di dormire, voltata in modo da darle le spalle. Nel pomeriggio non può correrle dietro: nasce prematuro ma in salute Sunny Sherman, figlio di Jake “Sally” Sherman e di Bea (Beatrice Qualchecosa, Mare non si è data pena di impararne il cognome il giorno che scoprì che aveva due anni meno di lei) – suo fratello, cioè. Marcus si offre di darle un passaggio verso dove ha avuto luogo il parto in acqua, un costoso vigneto californiano, l'ultimo acquisto di Sally che lei aveva più volte sconsigliato. Non si scambiano una parola per tutto il percorso, ma scoppiano a ridere, infelici all'unisono, quando la radio passa la prima canzone che abbiano mai cantato insieme. I've got chills, they're multiplying...

giovedì 25 agosto 2016

Eyes Shut


- Hai fatto un altro incubo?
- Ho sognato di cadere durante una tempesta.
- Ne dovresti parlare con un terapeuta.
- Mi dispiace, ti ho svegliato?
- Sí, ma non fa niente. Sogni di volare nella tempesta?
- Sono fulmini sul mare, e non mi fanno paura finché uno non mi paralizza e mi trascina a terra.
- Precipiti sul terreno?
- A volte. Altre volte nell'acqua, e mi accorgo che è dolce. Tu non hai incubi ricorrenti?
- No, mai. Mare...
- Lo so, un terapeuta...
- No, non quello. Tish mi piace.
- Davvero?
- Sí. Non ti somiglia.

Mare ride.

- Intendo...
- No, ho capito. Anche tu piaci a lei. Sono felice di averti portato in California. Hai mai surfato?
- Mai.
- Domani ti insegno. Vuoi dormire un altro po'?
- No, stiamo sveglie.
- Ok.


lunedì 22 agosto 2016

Sunday Girl


- Hai preso tutto?

Amy trascina il suo trolley fino al taxi e ringrazia il tassista che glielo prende e va a caricarlo nel bagagliaio. Mare la guarda: ha lo sguardo appesantito dalle poche ore di sonno, ma è il ritratto della salute. Le porge il caffè che le ha preso al locale subito sotto casa sua, dove è andata a prenderla.

- Ma allora in California ci passeremo?
- Tu vuoi passarci? C'è mia sorella, questa settimana.
- Sei pronta a presentarmi a tua sorella?
- Tiru ti adorerà.
- E i tuoi?
- Loro non li incontreremo se riusciremo ad evitarlo, e fidati è un bene.
- I miei tu li conosci.
- Per caso. E poi i tuoi sono persone piacevoli.
- Non posso darti torto... i tuoi amici?
- Te li presenterò tutti.
- Ti ricordi cosa mi hai detto la prima notte che abbiamo passato insieme?

Amy la guarda con aria interrogativa.

- Avevamo bevuto un po'.
- Te lo sei scordata?

Ci pensa.

- Quella storia della prima volta che andasti a fare surf da sola e avvistarono uno squalo vicino alla spiaggia, no?

Mare sorride. La bacia sulla bocca (il tassista allunga il collo) e si infila con lei sui sedili posteriori.

- E quello che indossavo te lo ricordi?

Amy rotea gli occhi al cielo.

- Ora mi stai chiedendo troppo.

Mare ride. Dice al tassista di dirigere verso l'aeroporto. Ha una buona sensazione sulla pelle: si sente leggera. La felicità, pensa, non deve essere troppo differente.