mercoledì 17 agosto 2016

502 Books


Amy è un porto sicuro. E' una delle prime persone che ha conosciuto a Philadelphia e le corde sfilacciate della loro relazione non le hanno mai strette così tanto da farle scoprire - e soffrire - gli alti e i bassi dell'umore di Mirabe Sherman. Mare è rimasta irretita dal suo sorriso luminoso, dalle curve di un corpo accogliente e volitivo, dalla passione schietta e priva di ombre con cui parla dei suoi ragazzi, scolaresche di adolescenti indisciplinati del Southside, strappati alla forza magnetica delle gang, a cui insegna storia e letteratura americana presso la Martin Luther King High School nascosta dietro Shields Street. Le piace come dell'ironia non rida e sovente non la capisca, perché non concepisce la doppiezza che vi è indispensabilmente associata. Di come le ha raccontato di quando ha scoperto il suo potere per la prima volta, senza chiederle di reciprocare subito - senza nemmeno aspettarselo -. Le piacciono la consistenza del suo materasso e l'odore dei suoi capelli, le sensazione di raccolta protezione che non riesce mai a sentire in compagnia di un uomo, perché dagli uomini ha imparato a sentirsi manipolata fin da adolescente e l'imprinting le ha fottuto la testa per tutti gli anni a venire senza che abbia trovato ancora una chiave di decifrazione adeguata di ciò che le naviga nel retro del cervello.

Per cui, quando va da lei, non lascia biglietti e non si cerca le scarpe per terra aiutandosi con la luce emanata dal display del cellulare: invece dorme tutta la notte e la mattina si ferma per la colazione, anche se non mangia mai niente. Ma oggi si lascia tentare da tre chicchi d'uva, contati.

"Dovresti venire a parlare ai ragazzi, un giorno. Sto provando a esporli al maggior numero di persone possibile, la maggior parte di loro non è mai uscita dalla Pennsylvania?"
"E pensi che i tuoi colleghi sarebbero d'accordo a far indottrinare dei teen da una pericolosa sovversiva come me?"
"Non trovo tu sia una pericolosa sovversiva."

Mare sorride. Amy non ha colto l'ironia, ma non la corregge. Vorrebbe correggere invece se stessa: dovrebbe usarne di meno, pulirsi la testa dal sarcasmo malevolo che ha appreso fino a quel momento e ricominciare una vita epurata da tutto ciò di buio che ha incontrato. Sarebbe una rigenerazione quasi messianica: le basterebbe abbandonarsi all'ordine naturale e pacato della vita di Amanda Fuerte - sarebbe sufficiente a farle scoprire la normalità, finalmente. La pace di mente, di spirito. Sa di doversi vestire e andarsene, e si sente così in colpa da sorprendersi a chiederle se le va di andare al cinema insieme, nel weekend. Amy risponde di sì, ma vuole scegliere lei il film. Mare risponde che va bene tutto, basta che non sia l'ultimo di Reitman. Amy dice okay, senza chiederle il perché. Senza chiederselo neppure.

- - -

Amy è un porto sicuro, ma troppo: quando lascia il suo monolocale, il mondo le sembra un po' più minaccioso di come lo ha lasciato. Torna a casa propria con un taxi, John le consegna un busta con un biglietto e una chiave. Riconosce la calligrafia ancora prima del nome, e dopo essersi fatta una doccia e cambiata i vestiti è di nuovo su un taxi. Sa già cosa troverà nel magazzino che quella chiave apre, ma quando tira su la saracinesca metallica e accende la luce il cuore le salta ugualmente un battito. Sfiora i frontespizi in punta di dita: conosce già tutti i titoli a memoria. Sul secondo scaffale trova Abyssus di Damasqua Hart, il suo terzo libro preferito. Lo tiene tra le mani mentre si siede a gambe incrociate di fronte al resto. Non c'è niente di ordinato o pacato nel modo in cui si sente. Nulla di razionale, sicuramente non c'è un briciolo di pace. Le viene da ridere e da piangere nello stesso momento, e si sente così ridicola da trovarsi intollerabile. Allo sbando: pneumatici lisci su asfalto ghiacciato. Tutte le sue responsabilità le sembrano per quei momenti inconsistenti, le sue scelte passate sbagliate e bisognose di una scrupolosa analisi sotto una lente di ingrandimento che magnifichi ogni svolta poco ragionata e un bisturi che sezioni le sue motivazioni fino a inciderne le ossa. Quanto ha ottenuto negli ultimi dieci anni? Quante cose reali e concrete ha davvero ottenuto, al netto di tutti i tentativi e tutti i fallimenti? Quanto può sperare di fare nei prossimi dieci anni?

Due settimane fa aveva cinquemila volumi, adesso ne ha cinquecento. Resta a contemplarli per un po'. Ancora un altro po'. 

sabato 13 agosto 2016

Evolution, Baby

Park&Reckon Metahuman Diseases Medical Center, New York

"Capisco sia difficile capacitarsene con sintomi così leggeri, ma è così che inizia: un fastidio alle ossa. Il dolore si farà più intenso nei prossimi giorni e sentirà delle fitte improvvise, ma non dovrebbe durare più di una settimana. Le darò degli antidolorifici che le renderanno la transizione meno traumatica, ma immagino sappia già cosa aspettarsi, dopo sua sorella..."
"Può quindi confermare che si tratta della stessa situazione di Tirunesh?"
"Temo di sì."

La dottoressa Park ha corti capelli neri e occhi color castagna. Il suo curriculum suggerisce che abbia almeno una sessantina d'anni, ma ne dimostra almeno dieci in meno. Mare si chiede se faccia parte della sua mutazione, oppure sia solo una fortunata eredità della sua discendenza sud-coreana. 

"So che può suonare di poco conforto, ma ci tengo a spiegarti che, per il tuo corpo, un'evoluzione di questo genere è una miglioria: questo tipo di trasformazione delle ossa la renderà più leggera e quindi più aerodinamica. Forse non avrà modo di sperimentarlo, ma potenzialmente la sua agilità in volo decuplicherà. Saper evitare i danni e fuggire rapidamente è una delle migliori forme di difesa che la natura conosca."

Mare rimane composta. China il capo e si liscia la gonna con i palmi. Fa parte dell'ultima collezione primaverile di un prestigioso brand francese, ma la lavanderia l'ha stirata in maniera inadeguata e se ne sta rendendo conto solo adesso.

"Mi ricordo che a Tish disse che c'era una percentuale di... arresto." 
"Sì, assolutamente. E' una percentuale estrapolata da un numero di casi ridotto, purtroppo, ed è piuttosto bassa. Nel sette percento dei casi osservati l'abbassamento di densità ossea si ferma entro sei mesi dal suo inizio, lasciando lo scheletro alleggerito in maniera non compromettente. Nel tre percento di casi, si ferma tra i sei e i dodici mesi."
"Un dieci percento, quindi. E nell'altro novanta percento di casi?"
"Il gene che determina l'abbassamento della densità ossea non si disattiva. Ma impiega comunque del tempo a intaccare la qualità della vita."
"Quanto tempo?"
"Di solito i primi effetti più notevoli si manifestano quattro o cinque anni dalla prima diagnosi, mentre abbiamo notato un aggravamento sensibile dopo otto, massimo dieci anni. Ma anche cinque anni sono molti, miss Sherman, e la ricerca medica potrebbe fare passi avanti. Nel frattempo, le prescriverò vari integratori che potrà iniziare a prendere subito. Tenderei a suggerirle anche una terapia ormonale a base di estrogeni, che prevede però degli effetti collaterali che dovrò spiegarle."

Mare non risponde. Boccheggia per un attimo senza davvero niente da dire. Park capisce.

"Può essere un momento complicato, miss Sherman. Il mio consiglio è quello di non farsi sopraffare. Ora la lascerò dieci minuti da sola, per farla riflettere su eventuali domande, fare delle telefonate... si prenda tutto il tempo di cui ha bisogno."

Dice: "okay". Non le sembra di averlo mai detto prima in tutta la sua vita, sulle labbra le suona strano. La sua voce le suona strana, e comunque risponde troppo tardi, quando Park è già uscita. Rimane nello studio dieci minuti, poi se ne va assicurando di lasciare alla reception i suoi ringraziamenti per la dottoressa Park e la promessa che la ricontatterà a breve.

mercoledì 10 agosto 2016

Fumigated Demons


Ha promesso a Benedict che ci penserà. Non fa altro per tutto il viaggio in Uber che la porta al Wells Fargo Center, lo stadio di hockey di Philadelphia riconvertito d'estate a sede di alcuni dei rock fest più affollati della Tri-State Area. L'autista riesce a portarla solo fino a un certo punto, lei ringrazia e fa il resto della strada a piedi. Se mi metto in ginocchio adesso, le ha detto, corro il sereno rischio di non riuscire più a rialzarmi. I cartelloni che supera recitano a grandi lettere THE CONS: BARELY LEGAL TOUR. Li supera grazie al VIP Pass che Marcus le ha legato al polso ingessato mentre dormiva, scrivendo sul retro come ai vecchi tempi. Quel tipo di vita - i vecchi tempi - la chiama indietro e la terrorizza. Ma la terrorizza anche essere circondata solo da nemici. Alcuni dei quali la vogliono morta. Non te ne andare, le ha chiesto. Accede al backstage e un roadie la avvicina per dirle che adora tutto ciò che suo padre ha mai fatto, artisticamente. Anche le overdose? vorrebbe chiedergli. Anche le settimane in cui spariva e non sapevamo dove fosse finito, anche la manciata di figli illegittimi, anche il modo in cui si è giocato la mia macchina nuova a poker, anche quello? Non dice niente, invece, se non grazie: in fondo, non ha risentimenti verso Sally.

Il concerto è già iniziato. Sarebbe dovuto cominciare alle nove, ora sono le undici, vuol dire che devono aver suonato la prima nota non prima di una mezz'oretta fa. Conosce il set a memoria, sa che ogni canzone del nuovo album deve alternarsi a una hit del passato. E lei conosce ogni pezzo come se l'avesse scritto lei stessa - in molti casi, era in sala produzione quando si decideva cosa sarebbe stato scartato e cosa invece sarebbe finito nell'album definitivo. Ancora più spesso, ha ritrovato pezzi della loro storia travagliata nella Billboard Top 50 Chart. Per uno, due, tre. Nove anni. All'inizio la lusingava. Non è colpa tua / Ma va così / Sono stanco di te / Ora e così / E sempre lo resterà. The Way It Is, il primo singolo del secondo album, 2016, scritta in occasione della loro prima separazione. La mia ex dice che manco di profondità / farò del mio meglio / Tu dici che vuoi starmi accanto / Tesoro c'è qualcosa che non va in te. Someday, 2020, l'ex era lei. Voglio rubarti l'innocenza / Voglio rifiutarti / Ma rivoltarti / Contarti le voglie / Comportarmi male, gliel'aveva sussurrato tra le lenzuola sei mesi prima che diventasse il ritornello più cantato nelle rock venues californiane. Hard To Explain è il resoconto del loro peggiore litigio. Two Kinds of Happiness l'hanno scritta insieme mentre erano in vacanza in Europa. Razorblade è uscita fuori dopo la terza proposta di matrimonio poco seria, fatta da ubriaco e rifiutata (Sono sempre o nelle tue braccia / O ai tuoi piedi).

Se mi metto in ginocchio adesso...

Lo ha implorato mille volte di smetterla. L'ha minacciato, l'ha lasciato più volte, sempre con tutti i riflettori puntati e addosso l'ansia del giudizio universale. Ma come faccio, sweet darling, honey bee, che colpa ne ho se sei la mia musa? Lui le sorride dal centro del palco, dal centro del palco raggiunge il backstage lasciando circa ventimila persone ad aspettarlo, solo per stringerle la vita troppo forte e premerle un bacio inebriato sulle labbra. Lei gli vede le pupille dilatate (troppo)  e gli spinge via la testa come si farebbe con un cane di casa troppo molesto, ma di cui tutto sommato ci si fida. Lui ride, tenendo la chitarra di lato per poterle mordere un orecchio e oscillare assieme a lei, mentre qualcosa osa dirgli che forse è il caso di tornare sul palco. "Vieni a cantare Waterloo con me?", chiede. "No."
"Però te la posso dedicare?"
"No. Non è neanche vostra, Pete non si risentirà?"
"Chi se ne frega di Pete, te la dedico lo stesso, tanto ti incazzi uguale."
"Mi devi sempre far pentire..."
"Resti finché non chiudiamo?"
"Però ora torna sul palco..."
"Giuri?"
"Sì, dai, ma vattene."

Lui ci riprova, lei lo schiaffeggia, lui si preme entrambe le mani sul cuore mentre barcolla all'indietro, presto visibile a tutte le persone che hanno pagato per sentirlo suonare. E' un impunito senza vergogna, ma per qualche motivo, in quel momento, riesce a farla ridere, a farla sentire leggera. "Questa", annuncia al pubblico, "l'ho cantata mille volte, e sempre sotto la stessa finestra. Sto ancora aspettando che si apra." Deve essere il motivo per cui decide di andare via solo mezz'ora dopo, passando a salutare Jules prima.

Passa a Mutiny. Chiede all'Uber di aspettarla mentre lei sale "per un momento". Infila le chiavi nella toppa e, quando entra, la corrente non funziona. C'è solo la luce pallida dei lampioni vicini a trapelare dalle finestre. Illumina pareti nere, mobilio carbonizzato. Illumina le piante sul balcone, tutte bruciate. E i libri. Cinquemila volumi, tutti andati in fumo, inutilizzabili. Probabilmente la più grande biblioteca tematica sui superumani, e ora non è più niente. Probabilmente il più grande sforzo della sua vita, l'unica cosa in cui ha messo sempre e solo costanza e dedizione. Sei la mia Waterloo / E io sarò la tua Gypsy Lane / Sono così contento di sapere cosa fare / e a chi dare la colpa. Si passa la mano sul viso e cerca con tutta l'energia che ha di non piangere. Hai visto, ti ho portato dei fiori / Li ho raccolti dal palco dell'Old Vic / Sono ore che sono seduto qui / A rincorrere le parole sulla pagina. La California le manca, Marcus le manca. Le mancano Jules e Tish. Le manca la prepotente leggerezza delle feste di Hollywood, piene di gente che si crede al centro del mondo senza mai parlare di niente di importante. Dimmi che mi ami / Per tre buoni motivi. Otto settimane prima, era riuscita  trovarne solo due.

Se me ne vado...
Se mi metto in ginocchio adesso...

Il coraggio non gliel'ha mai insegnato nessuno, l'incoscienza invece veniva da sola con quel tipo di vita. Quando finalmente torna tra mura familiari e intatte, in un ampio e alto loft del centro, la prima cosa che fa è spiegare le ali. Si slancia in alto, ma non le batte mai, terrorizzata dalla possibilità della caduta. Prende un paio di Xanax e si infila nel letto, piombando in un sonno senza sogni. Rimane nel letto quasi ventiquattro ore secche. Quando finalmente si sveglia, trova una manciata di chiamate e di messaggi. Birkenhead le chiede come è andata la giornata. Marcus le scrive che è una stronza per essersene andata, ma che l'ha già perdonata. Si alza e va a gettarsi nella piscina. Tre buoni motivi: il primo è resistere alle minacce. Il secondo è vendicare Robert. Mentre è sott'acqua, sente ancora le stesse parole. Se mi metto in ginocchio adesso... 

Mi convincerai a restare.



You'll never fumigate the demons
No matter how much you smoke
So just say you love me
For three good reasons
And I'll throw you the rope

You don't need it
Because you are the survivor
Of more than one life
And you're the only lover I had
Who ever slept with a knife

But you're not Judy Garland
Oh just like me you've never really had a home of your own
But I'm not Tony Hancock baby
Until the dawn
We'll stone the crows
We'll stone the crows

And you see I've brought you flowers
All collected from the Old Vic Stage
Well I've been sitting here for hours, baby
Just chasing these words
Across the page

Cause you're my Waterloo
Well I'll be your Gypsy Lane
I'm so glad we know just what to do
And exactly who's to blame

And you're my Waterloo
I'll be your Stanley Park
Well I'm so glad we know just what to do
And no one's left
Stumbling around
Fumbling around
Tumbling around
In the dark

Always in the dark

You're my Waterloo
I'll be your Calvary
Well I'm so glad we know just what to do
And everyone's gonna be happy
Everyone's gonna be happy
Everyone's gonna be happy

But of course

sabato 6 agosto 2016

Old Jokes

"Non è stato molto carino", mugugna appena svegliatosi, "mettermi nella blacklist", e non ha tutti i torti.

Lei schiude gli occhi, stende di lato il braccio sano e prende la bottiglietta d'acqua in cui sua madre ha infilato una cannuccia. Fa qualche sorso mentre lo mette a fuoco. "I tuoi capelli sono ridicoli", considera con un sospiro, e Marcus - ma è più noto al mondo come la rockstar dei Cunts, Titus Red - sorride molesto, contento di avere a che fare con la Mary che conosce piuttosto che con una palla di piume ferita e depressa. Forse, da qualche parte, sa che ciò che Mirabe mostra e ciò che Mirabe sente sono concetti che di rado camminano parallelamente, ma in fondo non gli importa.

Lei, d'altra parte, gli ha sempre perdonato tutto. Non gli dice niente - se non un mugolio un po' sofferto - quando lui le si va a schiantare accanto, sul letto, e le circonda la testa tra le braccia baciandole l'occhio sano (a schiocco) e quello pesto (più delicatamente). Una tale invasione del proprio spazio personale Mare l'ha concessa di rado, e mai con la naturalezza vagamente rassegnata che adopera ogni volta che Marcus le gira attorno.

"Ma non ti fa schifo scoparti un vecchio?" lamenta lui, fingendo una vaghezza che non gli appartiene, un trucco che lei potrebbe presto riconoscere se non avesse la testa appesantita da antidolorifici e dolore troppo forte per essere sopito dal mix di farmaci che le gira nelle vene. Invece di negare, gli dice che "un giorno saremo vecchi anche noi". Marcus sorride. "Ma io a quarant'anni avrò fatto abbastanza soldi da mettere la testa a posto, honey bee, pretty punk: ti sposerò e faremo una marea di bambini di cui incasineremo il cervello insieme. Gli diventa duro almeno? O devi passare le ore a ballargli intorno?" Le bacia una guancia e poi il collo, mentre il petto di lei singhiozza l'intenzione di una risata. "Non ti sposerei fossi l'ultimo uomo rimasto al mondo, Marc." Ruota il capo e gli poggia le labbra sulla tempia, spingendo con la testa per allontanargli la bocca dalla propria pelle.

Lui si vendica stampandole un bacio sulla bocca un attimo prima di rotolare giù dal letto. Si rialza sbuffando, dopo aver fatto a tentoni un metro pieno, e la prima cosa che fa è solleticarle la pianta dei piedi per farla mugolare di fastidio deliziato. "Vai a chiamare qualcuno, mi sta scoppiando la testa." Marcus le fa il verso e ciondola fino alla porta. Proprio mentre sta abbassando la maniglia, Rachel Carson fa il suo ingresso, impeccabile come suo solito. Guarda Marcus, e il suo sguardo basta - come al solito - a farlo schiacciare contro un muro. Poi cerca sua figlia, la vede sorridere ammaccata dal dolore di un'emicrania. "E' successo qualcosa alla sede del Philadelphia Doubter", la informa, ma è solo un preambolo: "questa città è piena di squilibrati, appena ti dimettono torni in California con noi." Marcus sorride tronfio, mentre il cuore di Mare Sherman sprofonda nel buco nero del terrore. "Una volta tanto", dice lui, "sono d'accordo con la signora."


giovedì 4 agosto 2016

Bad Fall


Il mostro le chiude gli occhi prima che possa rendersi conto che Robert è morto tra le sue braccia e che i suoi cinquemila volumi, lo sforzo di una vita, stanno bruciando insieme a tutto ciò che ha costruito da quando è arrivata a Philadelphia. Magari te le taglieranno via per non prendersi la pena di riparartele, le mormora in un orecchio. Occupano solo spazio, mentre questo mondo è fatto per donne che entrano nel palmo di una mano. Se mi fossi allenata, se avessi potuto volare più spesso, se fossi stata più leggera... Avrebbe fatto la differenza? Gli chiede per favore di lasciarla stare, almeno per stanotte. Lui risponde okay, ma per il resto del tempo - in loop - le fa comunque sognare di cadere.

- - -

mercoledì 3 agosto 2016

Tamable Bones


Inciampa non appena supera l'ingresso del minuscolo appartamento sotto la sede di Mutiny, ma si rialza perché ha fretta. I gatti le si infilano tra i piedi, le fanno le fusa, rischiano di farla cadere di nuovo (pensa: mi sono dimenticata di nutrire queste due odiose bestie, spero non abbiano mangiato il topo in assenza di alternative). Si sfila la bomber jacket e la lascia cadere a terra, sperando che non ci piscino sopra (vorrebbe evitare di rovinarla, in un modo o nell'altro), poi il top, poi il reggiseno.

Mezza nuda, geme di dolore mentre le ossa le strusciano contro le vertebre. Le fa sempre un male cane quando prova a trattenerlo, e ormai è più di una settimana che essere confinata a Bella Vista le impedisce di spiegare le ali. Ma non ha scelte: ha promesso di non tornare in centro perché lì i suoi angeli custodi non potrebbero proteggerla - soprattutto non potrebbero catturare i prossimi Cacciatori che verranno a trovarla. Ma verranno? Li sta aspettando, ma se non venissero mai? Paga fior di quattrini per il suo loft in centro, una voliera scelta appunto per impedirle di impazzire, o di perdere il controllo. E ora non può neanche usarla.

Nel momento esatto in cui sta allungando la mano per raggiungere il mobiletto dei farmaci (a due passi da dove ha dovuto far vomitare Quinn), sente lo strattone: robusto, all'indietro, la spinge nel il corridoio e le fa sbattere la schiena contro il muro con un'energia che le fa supporre di essersi fratturata qualcosa. Farle rientrare è impossibile, anche solo controllarle è un lavoro di fino per cui adesso non ha testa, o calma (non avrei dovuto bere quel caffè).

Sbattono contro i mobili, buttano a terra una lampada nuova che si schianta con un fragore di cocci. Sono quasi le due, pensa, mentre abbattono un quadro ritraente dei cani da caccia che era ordinatamente appeso a una parete. Dei gatti non c'è più traccia, si sono nascosti terrorizzati in qualche angolo. Prova a batterle piano (uno, due, uno, due), su una traiettoria breve, quanto basta perché la spinta d'aria la faccia rimettere in piedi. Ma non regola bene, le sfuggono, un attimo dopo qualcosa ha rotto una finestra e lei è proiettata contro il soffitto. Il colpo la fa rimbalzare verso il basso, sembra la biglia di un flipper.

Dalla porta del bagno non passano di certo, non così. Si aggrappa agli stipiti e poi prova a spingersi dentro, mentre qualcuno inizia a colpire rabbiosamente la porta d'ingresso. Urla Sherman, Sherman, fottuta troia! E' un uomo, non le importa, la porta è solida e lei ha altri problemi. Prova a piegarle all'indietro, parallele l'un l'altra, mentre tende il busto e le braccia in avanti, verso il mobiletto. Sherman fottuta stronza, ci vivo da quindici anni qui, ho due figli e tu mi vuoi cacciare, mutante negra del cazzo? Arrivi coi tuoi soldi e pensi che puoi sfrattarci? Dove pensi che vado, con due figli, stronza? Ti brucio casa sotto al culo prima di andarmene da qui, devi averci paura a dormirci! 

Check, pensa, check and check, ho già paura a dormirci, non è questo il momento di preoccuparsi di queste cose. Loro spingono per tirarla indietro e lei invece supplica di proiettarsi in avanti, quasi come ha supplicato Maximilian Lee di smetterla di essere un nemico della comunità superumana, comunità, comunità, la sua di comunità latita. Pesca a piene mani dal mobiletto prima di finire di nuovo con la schiena contro il muro del corridoio, e solo per miracolo, scartando tubetto dopo tubetto, trova ciò che le serve. Due pasticche di Xanax, facciamo tre, che questo è il dosaggio basso (non è vero, se l'è fatto modificare, ma finge di non ricordarselo). Le manda giù a secco e rimane seduta per terra ad aspettare che facciano effetto, mentre loro fanno quello che vogliono. Buttano giù qualche altro quadro, forse, o forse no, non se ne rende conto. Scivola nell'incoscienza più dolce così, sul pavimento, mentre chiunque ci sia fuori dalla porta inizia a prenderla a calci esasperati. Questo non è il tuo posto, Sherman, io vivo qui da quindici anni, tu non hai nessuno qui. Il giorno che gli Hunters vi faranno saltare tutti in aria stapperò una bottiglia di spumante, Dio mi sia testimone.

Si sveglia ancora sul pavimento, ma rannicchiata in un guscio di piume chiusosi su di lei durante le ore di incoscienza per proteggerla. Sente in bocca ancora il sapore di caffè e di mentolo, mischiato con il lamento di uno stomaco vuoto, affamato. Si concentra e questa volta riesce a farsele rientrare nelle scapole, avvolgerne le ossa attorno alla spina dorsale e alla gabbia toracica. Si alza in piedi barcollando. E' ancora mezza nuda, in tasca ha ancora il cellulare. Lo prende, Birkenhead le ha scritto quasi due ore fa. Non gli risponde e invece va ad aprire una scatoletta per i gatti che hanno ripreso a strusciarsi contro le sue gambe. Poi si siede per terra, si avvolge le ginocchia con le braccia e li guarda mangiare. Il mostro è ancora lì, la abbraccia da dietro. Le dice che non sa niente e le suggerisce i modi migliori per farsi tanto minuscola da scomparire. Lei annuisce e lo ringrazia, come etichetta esige.

lunedì 1 agosto 2016

Sleeping Beauty

Estate 2014
Los Angeles

"Ma non capisco", continua a dire suo padre. "Stava bene, stava molto meglio..."

La faccia del medico è grigia. Le pareti sono grigie, le mattonelle del bagno sembravano grigie, l'acqua nella vasca invece era rossa. Mare sta pensando che le interesserebbe leggere studi che associno i colori a determinate reazioni emotive: il rosso è allarme. Quando appare sulla correzione di un saggio, su un semaforo lampeggiante o sulla pelle di una persona, è utilizzato sempre per segnalare pericolo. La sta guardando dalla parte sbagliata (che sciocca, non ragiona bene): il rosso è ripreso nelle creazioni umane perché vuol dire pericolo in natura, perché è il colore del sangue e il sangue visibile vuol dire ferita (almeno nella società patriarcale: nota a margine, forse da qualche parte c'è lo spunto per un saggio da presentare alla sua professoressa di pratiche di biologia nella società contemporanea).

"Quello che è importante capire", spiega il medico con la faccia grigia, "è che non sono mai casi isolati. Una larga percentuale delle persone che tentano il suicidio, fallendo, lo ritentano almeno una volta nei mesi successivi. E' quindi importante affiancare a un percorso psichiatrico e farmacologico anche un controllo costante sul paziente. Voi vivete tutti nella stessa casa?"

"Sally" Sherman si fa estremamente piccolo sulla sedia, improvvisamente sembra vecchio. A rispondere è Rachel, con la voce ferma e la schiena dritta di un generale. "Vive con me. Mi assicurerò che sia sempre sorvegliata. Cos'altro possiamo fare per lei?"
"Forse", inizia il medico "è il caso di far valutare da un terapeuta lo stato degli altri membri della famiglia... in particolare, situazioni del genere possono avere ripercussioni profondi sui fratelli del paziente. Soprattutto quando si tratta di gemelli, poi..."

Sally si volta e guarda sua figlia con gli occhi spalancati, impaurito come un cerbiatto che ha appena adocchiato un lupo nelle sterpaglie. Anche Rachel si volta verso di lei, le poggia una mano sulla spalla. Mare li guarda ancora confusa, non capisce perché.

Due ore dopo, quando Tish finalmente si risveglia, è lei a trovarsi al suo capezzale. Stava dormendo, ma ha aperto gli occhi dieci secondi prima della sua gemella, quasi ne avesse percepito il ritorno alla coscienza. Tish sorride. "Sei inusitatamente serena", commenta. Le sue enormi ali bianche sono poggiate su un'ampia impalcatura di sostegni e lettini addizionali che occupa metà della stanza privata che i suoi genitori hanno profumatamente pagato.

"Mamma mi ha dato uno Xanax appena è arrivata."
"E quando è arrivata?"
"Mentre ti ricucivano le vene, penso."

Tish sorride affranta, dispiaciuta. "Pensavo non saresti tornata la sera, non eri con Marcus? Mi dispiace."

Mare sprofonda un po' più sulla poltrona. Non ha nemmeno ancora fatto vent'anni.

"Se lo fai di nuovo", la avvisa dolcemente, "mi ammazzo."
Tish sospira. Mare insiste: "Hai capito? Mi ammazzo."

Continua a fissarla finché Tish non si mette a piangere e, nelle lacrime, annuisce rassegnata.

- - -


Philadelphia
Estate 2024

Dorme nella sala d'attesa del General Hospital. Una voce familiare la sveglia da un incubo andato in loop: lei che rincorre Quinn Martin - un semisconosciuto, si ripete in sogno - e lui che vomita mentre suo padre (il padre di chi? La faccia è quella di Sally, ma lei non ne è sicura) dice che il malato sta molto meglio.

"Ehi, bella addormentata..."

L'epitome di una narrativa che vuole le donne relegate a un ruolo passivo oggettificato, pensa mentre apre gli occhi. Si sta coprendo con il trench che aveva addosso la notte prima, non ha potuto cambiarsi e ha bisogno di farsi una doccia. Birkenhead è pieno di cose. Mentre lei si mette seduta, le mostra buste di una boutique in cui deve essere andata a comprare qualcosa almeno una volta. Vestiti, salviette detergenti profumate alla lavanda, anche un tè verde con menta e lime, gelido. Lei lo prende tra le mani e ne fa un sorso ancora prima di decidere se le vada o meno. Lui le si siede vicino. Si passa la mano sugli occhi (il trucco è tutto sbavato), poi gli guarda la giacca. "Hai uno xanax?"

Lui sbatte le palpebre. "No con me, ma posso procurarmelo. Dammi solo un istante..." 
"Lascia stare", gli prende il braccio e lo spinge verso il basso, per farlo sedere di nuovo. "Lascia perdere, se resti un attimo va bene lo stesso."
Lo spinge delicatamente contro lo schienale del divano e poi si rigira sui cuscini finché non ha trovato un modo comodo per poggiargli la fronte contro il petto.
"Stai scomodo?", si ricorda di chiedergli, e non ha quasi voce.
Birkenhead sospira molto a fondo, come se non sapesse quanto siano entrambi in ritardo. "No", la rassicura, "no, tranquilla. Va bene così."